Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  novembre 23 Martedì calendario


Pare che Maradona sia stato sepolto senza il cuore

elson Castro, neurologo e giornalista argentino, aveva fatto scalpore all’inizio di quest’anno con un’intervista a Papa Francesco, realizzata nel 2019 e pubblicata nel libro La salute dei Papi. Quella in cui Bergoglio dichiarava che immaginava la sua morte da Papa a Roma perché non sarebbe tornato più in Argentina. Stavolta non solo in Argentina vi sono state reazioni alle dichiarazioni di Castro su Maradona. «È stato sepolto senza il cuore», ha detto in un programma televisivo di Buenos Aires presentando il suo libro La salute di Diego, un’inchiesta in cui sono state consultate molte fonti. Anche quelle che hanno spiegato le ragioni per cui l’organo è stato espiantato. «Si dovevano fare accertamenti sulle cause della morte». Il cuore di Diego era ammalato, pesava quasi il doppio (503 grammi anziché 300). E in quel cuore i medici incaricati dell’autopsia – e poi della relazione medica richiesta dai magistrati di San Isidro – avrebbero voluto cercare le risposte a quanto accadde il 25 novembre 2020, l’ultimo giorno di Maradona.
Il dottor Castro è ritenuto un professionista affidabile e fino a ieri non si sono registrate smentite da parte di magistrati o medici della commissione alle sue affermazioni sull’espianto. In ambienti giudiziari hanno fatto notare che l’espianto di organi viene deciso per effettuare alcuni esami, evitando di riesumare un corpo. Ma il medico-giornalista ha fatto un’altra dichiarazione. «I barras bravas (gli ultrà, ndr) del Gimnasia La Plata erano pronti ad effettuare un blitz per portare via il suo cuore. Non lo hanno fatto perché sarebbe servita molta audacia». E anche molta incoscienza, oltre che mancanza di rispetto verso Diego, che negli ultimi anni della sua vita aveva allenato quella squadra. Il suo ultimo, flebile, sorriso si era visto sul campo del Gimnasia il 30 ottobre 2020, venticinque giorni prima della morte, quando venne organizzata una festa per i suoi sessant’anni. Era già in condizioni precarie, a distanza di qualche giorno sarebbe stato operato al cervello. Togliere il cuore a Diego sarebbe stato un atto di follia, non di amore, da parte dei tifosi di quella piccola squadra nei confronti del Capitano dell’Argentina campione del mondo e del Napoli due volte campione d’Italia.
L’INCHIESTA
Maradona è stato sepolto nel cimitero di Jardin Bella Vista, accanto ai suoi genitori, don Diego e donna Tota. La sua morte è al centro di un’inchiesta dei magistrati di San Isidro e ha scatenato la battaglia legale tra gli eredi (i 5 figli, tuttavia vi sono tre richieste di riconoscimento di paternità) e chi gestisce tuttora gli affari del Pibe, l’avvocato argentino Matias Morla e l’imprenditore italiano Stefano Ceci. Ci sono sette indagati per la morte di Maradona: medici, infermieri e coordinatori sanitari. L’accusa è omicidio con dolo eventuale, pena dagli 8 ai 25 anni. Ma la giustizia argentina ha tempi lenti, peraltro gli avvocati di alcuni indagati – il neurologo Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov – hanno confutato le conclusioni della commissione medica, che ha denunciato lo stato di abbandono in cui versava un paziente complesso come Diego. Assistenza sbagliata, anzi inesistente. E un’agonia di 12 ore.
Nel suo libro il dottor Castro non è partito dalla tragedia di un anno fa ma da quel malore che Diego accusò il 4 gennaio 2000 a Punta del Este, esclusivo luogo di vacanza in Uruguay. Durante la convalescenza si scoprì che aveva un cuore inevitabilmente appesantito dall’abuso di cocaina. «Chi ha quel tipo di patologie non resiste così a lungo», ha spiegato il medico, precisando che Diego «era dipendente da tutto». Cocaina, alcol, farmaci (un mix di quelli prescritti dalla psichiatra Cosachov lo avrebbe portato alla morte). E sesso. «Era di una voracità sessuale impressionante». Al punto da spingerlo ad avere una relazione nel 2001 con una sedicenne cubana, Mavys Alvarez, recentemente ascoltata dalla magistratura argentina, incerta sull’apertura di un’inchiesta a carico di coloro che vent’anni fa formavano il clan di Diego.