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 2021  novembre 22 Lunedì calendario


Intervista a Vincenzo Visco

Mario Draghi è il più bravo di tutti o solo il più scaltro? Il più competente o solo il più potente? Le risposte di Vincenzo Visco, l’inflessibile ministro delle Finanze dei governi di centrosinistra e perciò molto combattuto (e odiato) dalla destra, contengono sia buoni e cattivi pensieri.
“Sgombriamo il campo da un dubbio: Mario Draghi è il più bravo di tutti. Conosce la politica, perché l’ha molto frequentata, ed ha l’esperienza necessaria per gestirne i suoi vizi”.
È il migliore dunque.
Sì, ma non basterebbero le sue capacità se non godesse anche di un trattamento di favore, diciamo così, dei partiti. A Giuseppe Conte non gliene facevano passare una, anzi creavano gli incidenti, alimentavano polemiche, ogni sorta di ostacolo.
Conosce la battuta di Rino Formica?
E certo! “Non potendo contare su una maggioranza Draghi si accontenta dell’unanimità”. È perfetta. L’unanimità gli consente di prendere decisioni che un governo politico non sarebbe riuscito mai ad approvare.
Esempio?
Il green pass. Io penso che Arcuri fosse anche più bravo di Figliuolo, ma mai l’opposizione avrebbe accettato uno strumento di filtro sociale così invasivo. Provi a immaginare cosa avrebbero fatto i governatori del nord, provi solo a pensare quante piazze Salvini e Meloni avrebbero chiamato a raccolta contro la “dittatura sanitaria”. Magari con il libretto della Costituzione in mano.
In effetti con Conte i governatori erano spesso i più contrari a irrigidire i vincoli anti Covid. Oggi sono quelli che spingono di più per restaurare la fermezza.
Perciò Draghi è fortunato.
Mario Monti l’ha però criticato: la finanziaria è all’acqua di rose, del fisco non parla, le riforme languono. Come se non usasse il suo potere, o non avesse più forza, oppure più voglia.
L’uomo è scaltro e ha esperienza. Sa che la sua maggioranza è divisa su tutto, ne prende atto e sceglie l’immobilismo tattico.
Ha lottizzato la Rai come tutti gli altri però. Poteva almeno sottrarsi.
Spero che non abbia perso la voglia di stare a palazzo Chigi.
Infatti si dice che stia preparando la campagna elettorale per il Quirinale. Lei tifa per lui?
Capisco che a nessuno piace governare un Parlamento sbrindellato che ha una voglia matta di dividersi e contarsi. Ma solo lui può dare un po’ di ordine per iniziare almeno a preparare il terreno alla transizione ecologica che non è affatto una passeggiata. È una rivoluzione che costerà lacrime e sangue, non so se l’hanno capito.
E cos’altro dovrebbero capire i partiti?
Il paradosso del Pil che si impenna e del lavoro che si riduce. Lasciare fare al mercato significa lasciare fare ai più forti. Rinunciare a una fiscalità più equa significa rilanciare le diseguaglianze.
Lei era giudicato un sanguisuga: più tasse per tutti.
Più tasse per i ricchi piuttosto. E meno per i poveri. Ma come è possibile che il Reddito di cittadinanza, in media 500 euro, faccia concorrenza – secondo quel che raccontano gli imprenditori – al lavoro stabile? Vuol dire che è remunerato pochissimo e ci stiamo avviando a una frattura sociale ancora più eclatante di quella attesa e prevedibile.
Draghi non sembra preoccuparsene molto.
Intuisce che la sua maggioranza non tiene se mette mano alla riforma fiscale.
Ma se sta fermo che senso ha avercelo?
Senza di lui ci sarebbe il caos.
Pensa che la massoneria c’entri qualcosa nella liquidazione del governo Conte?
Penso di sì, anzi credo che la massoneria abbia fatto da regia (occulta naturalmente).
Lei è un uomo di sinistra. Ma la sua parte politica non batte ciglio nemmeno contro l’ipotesi, che sembra molto lontana ma forse non lo è, che Silvio Berlusconi, l’avversario di sempre, possa divenire presidente della Repubblica.
E come, non lo so?
Lo sa, ma non c’è alito non dico di protesta ma almeno di stupore.
Ricordi che metà Italia l’ha adorato ed è andato al governo per l’avversione che questo Paese nutre nei nostri confronti. Un’avversione antropologica prima che politica. Comunque non credo che Berlusconi salirà al Colle. Se dovesse servirle un pronostico, eccolo.
E allora Draghi?
Però poi al governo sarebbe il caos. Non vorrei che ci scoppiasse in mano il Paese.