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 2021  novembre 22 Lunedì calendario


Biografia di Elio Vito raccontata da lui stesso

È il berlusconiano più amato a sinistra e il più detestato dai suoi compagni di partito. Elio Vito, occupa la politica da trent’anni: al suo primo congresso dei Radical, nel 1975, aspettava Pier Paolo Pasolini, che a Napoli non arrivò, ucciso pochi giorni prima. Vito entra in Parlamento nel ‘92 con i Radicali, poi dal ‘94 con Forza Italia. 
Nato a Napoli, si è laureato in sociologia nel 1984, si è iscritto all’università dopo venticinque anni, a quella di Tomaso Montanari, in sostegno agli attacchi subiti per le sue parole sulle foibe e perché «a differenza dei miei colleghi, voglio fare lo studente, non il professore».

Due matrimoni finiti, da cui sono nati due figli. Ha avuto un breve, ma feroce passato televisivo, quando il Cavaliere lo scelse per la campagna elettorale del 2001. Urlava «ti piace la sinistra, pagliaccio comunista», a chiunque gli capitasse a tiro. Non ha più visto uno studio televisivo da allora: «Sogno di tornarci, ho lanciato pure una petizione». 
Ha firmato la legge che tutela “Bella ciao”, sostiene che Forza Nuova vada sciolta e che il populismo non faccia per Forza Italia. Da radicale è antiproibizionista, ma ci tiene a specificare che non fa uso di droghe e non fuma neanche sigarette.


Elio Vito, militante, deputato, politico e ora anche star social. Ormai è un mito di Twitter e raccoglie consensi sia a destra che a sinistra. 
«Sono un timido, ma non un esibizionista. Twitter è divertente non l’ho scelto per i like o i follower, ma per il mio bisogno politico di comunicare. Da piccolo ti dicono sempre di non parlare con gli sconosciuti, a me piace, arricchisce. Ma sto sui social con il mio modo di essere che è lo stesso che avevo vent’anni anni fa, quando andai in televisione».
Ho visto che su Twitter segue solo tredici persone. 
«Ne seguo tredici perché mi piace il numero, anche su Instagram. Sono tredici casuali, a persone che non conosco, ho mischiato politici vari. La gente cerca di capire chi sei da chi segui. Il messaggio di Pasolini è stato “siate irriconoscibili”, io cerco di farlo. Mi piace trollare». 
Si vede. Quasi ogni sera scrive “chi c’è da trollare?”.
«Mi siedo sul divano e penso: che faccio stasera? Mi diverto da morire. Il colmo della trollata è stato quando Italia viva mi ha risposto: un partito che risponde a me. Ha fatto scalpore la mia solidarietà a Marco Travaglio, che mi ringraziò persino. Per me è stata sublimazione pura».
Campeggia ancora su Twitter l’immagine in protesta fuori dalla Camera, insieme a Zan, e la scritta: “Basta ribassi, legge Zan subito!”.
«È stata una sconfitta per Forza Italia. In Europa, siamo iscritti al partito popolare, andiamo a fare le battaglie contro la Polonia e le leggi discriminatorie e poi… Più di tutti mi ha sorpreso Berlusconi, che sul ddl Zan ha fatto due uscite pubbliche». 


Forza Italia è sempre stato un partito che ha dato libertà di coscienza su diritti civili ed etici. 
«La libertà di coscienza vale solo per la Camera. In Senato FI ha fatto una vera e propria battaglia contro il ddl Zan, L’unica cosa per essere coerente con me stesso era lasciare gli incarichi di partito e non li riprenderò».
Forza Italia, nato come partito di un centrodestra, rappresenta ancora più i suoi valori iniziali? 
«Noi diciamo di essere ogni giorno, la parte moderata, il centrodestra. Ma in pratica non lo siamo. Le faccio altri due esempi: l’antifascismo: non siamo andati alla manifestazione di Cgil. Io sì, ma il partito no. Democrazia Cristiana non ha mai mollato il tema dell’antifascismo alla sinistra. E anche sul liberismo…». 

Le anime politiche di FI sono diverse, ma sono state capaci di confluire in un unico partito. 

«Vorrei citare Lucio Colletti: “Ci sono i cattolici liberali, i laici liberali e i socialisti liberali”. La forza che metteva insieme voci diverse era il programma riformatore, di cambiamento, modernizzatore, e la figura di Berlusconi. Ora ho la sensazione che siamo diventati clericali, vedi sul ddl Zan, e sui temi sociali siamo troppo appiattiti sulle posizioni di Bonomi di Confindustria e Confedilizia. Siamo diventati conformisti. Sono invece soddisfatto del blocco delle concessioni delle spiagge. Che partito liberista siamo se poi tuteliamo tassisti, ambulanti e concessionari balneari, e non si mettono anche questi settori nella libera concorrenza?».
Nonostante tutti questi contrasti non lascia. 
«Per mio carattere, preferisco restare piuttosto che lasciare. Non per fare il grillo parlante, ma ci tengo molto all’identità di Forza Italia, al suo carattere. Dovremmo rivendicare i nostri contenuti, che non sono quelli della destra europea, che vota leggi contro matrimoni egualitari e blocca quelle anti omofobia».
Per le unioni civili fu data libertà di coscienza, ma la maggior parte votò contro. 
«Quella legge fu un compromesso, non si può prendere come modello. Si diceva sarebbe stato il primo passo, invece è stato l’ultimo. Per questo non si potevano accettare compromessi con il ddl Zan. Meglio nessuna legge che una cattiva legge». 
Nel tentativo di affossamento del referendum sulla cannabis invece Forza Italia ha deciso di astenersi dal voto in Commissione di Giustizia che avrebbe reso nulla la raccolta firme.
«Abbiamo rivendicato come successo quel voto di astensione, in realtà sarebbe stato meglio che Forza Italia votasse contro, perché il decreto era del governo. Era illogico che chi aveva iniziato la raccolta a giugno dovesse consegnare a ottobre e a inizio settembre, entro il mese. Ottenuta la proroga la Lega voleva cancellarla: una concezione un po’ bislacca di democrazia».
Sulla cannabis si lamenta spesso che Forza Italia mandi in tv dei rappresentanti con idee molto diverse dalle sue e antiscientifiche. Penso a Gasparri. 
«Ho lanciato una petizione su change.org per andare in tv. So come funziona: sono i partiti che indicano chi mandare e chi ha un’opinione diversa serve. Anche poi quando è dimostrato che questa opinione trova riscontro nell’elettorato: sul ddl Zan il 60 per cento dei nostri elettori era favorevole, il 40 per cento sulla cannabis. Il mio partito ignora questi numeri come se volesse perdere elettori.  E poi per la nostra concezione securitaria dovremmo appoggiarlo, toglie spaccio e guadagni alla criminalità criminalizzata». 
Oggi tra correnti e contrasti come si posiziona?
«Io sono berlusconiano. Bisogna capire se lo è Forza Italia».
Cioè, se è berlusconiano Berlusconi?
«Io sono più berlusconiano di Berlusconi. Perché il berlusconiano Berlusconi avrebbe detto di votare per il ddl Zan. Io sono in continuità con il berlusconismo, Tanto è vero che anche sulla candidatura al Quirinale l’ho detto chiaro». 
Quando ha sentito il presidente l’ultima volta?
«Ci siamo sentiti per i suoi auguri di compleanno. Ma ci sono state delle volte in cui io l’ho cercato e non ci volevo parlare e il contrario. A differenza di molti che lo cercano. Questo vuol dire paritario, non uguale però: non valgo un’unghia di Pannella o Berlusconi. Ad esempio ero sotto il palco pro ddl Zan a Milano è arrivata una chiamata del presidente e ho detto: non posso rispondere, devo salire a parlare. Gelmini invece si lamenta». 
Con Mara Carfagna, il vostro rapporto politico, avete punti di incontro?
«No, ma quando si dice che Mara Carfagna è la più brava di tutte, è veramente così. Non ho condiviso la scelta di Mara di fare un gruppo interno a FI, ne abbiamo anche parlato di questa sua sorta di correntismo. Anche la dichiarazione che ha fatto sull’identità di genere. Però è la più brava di tutte, anche nel cogliere il senso dell’opportunità politica. Ma se mi cerca una posizione liberale o della cultura liberale, non c’è. Diciamo che “Mara piace alla gente che piace”». 
Come da ministra alle Pari Opportunità è stata apprezzata sia dagli elettori di destra che di sinistra. 
«Ma questo perché la sinistra non fa più la sinistra».
E la destra vuole fare la sovranista? 
«Anziché fare la destra storica e liberale. Non credo nelle ipotesi centriste». 


Per lei è Renzi il nuovo centro?
«Renzi ha capito che la strada con Forza Italia è chiusa». 
E pensa che Berlusconi si farà strappare il centro?
«A meno che non lo voglia cedere lui». 
Per stare con Meloni e Salvini?
«Non so cosa vuole fare, mi pare concentrato sulla campagna per il Quirinale, quello che verrà dopo, non credo che possa far politica con un partito all’8 per cento. Deve determinare scelte più grandi». 
L’ha già detto, ma glielo chiedo: chi vorrebbe al Quirinale?
«Berlusconi. Non amo la retorica della donna, ma mi piacerebbe un esponente dei diritti della comunità Lgbt. L’unico limite che ho trovato a Berlusconi, e lo sa, è che se vuole fare il presidente della Repubblica deve smettere di dire che l’unico statista è Putin, perché è uno che dice che democrazie occidentali sono state superate». 
Ci sono possibilità?
«Assolutamente».