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 2021  novembre 22 Lunedì calendario


Intervista a Giovanna Mezzogiorno

Giovanna Mezzogiorno risponde al telefono con voce affannata, il timbro un po’ acuto: «Sono corsa a comprare qualcosa per la cena, prima che chiudessero i negozi. La macchina tra poco arriva per portarmi sul set fino a stasera. Ho paura di non avere molto tempo per lei». A 47 anni, 26 di carriera, è stretta tra il ménage familiare (ha due gemelli di dieci anni) e gli impegni di attrice, che affronta con uguale dedizione. È una risorsa, per professionalità e talento, del cinema italiano, ha iniziato giovanissima e si è tolta presto l’etichetta di figlia del padre Vittorio.
Da qualche tempo ha una posizione defilata per scelta e carattere: sensibilità spiccata, qualche spigolosità, nessuna furbizia. A Torino, città in cui vive da qualche anno, sta girando un nuovo film, Amanda , e ha appena concluso le riprese a Roma di Educazione fisica , che il regista Stefano Cipani ha tratto dalla pièce La palestra di Giorgio Scianna. Firmano la sceneggiatura i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, i registi di La terra dell’abbastanza e Favolacce .
Giovanna Mezzogiorno interpreta la preside di una scuola media di provincia che convoca i genitori di tre alunni per un fatto gravissimo di cui i ragazzi sono responsabili. Per padri e madri, è difficile credere e accettare e il loro tentativo di smentire e nascondere la verità trasforma la palestra in un’aula di tribunale, un processo feroce in cui i ruoli si ribaltano. Nel cast del film, prodotto da Paco e Rai Cinema, ci sono anche Angela Finocchiaro, Raffaella Rea, Sergio Rubini e Claudio Santamaria.
Cosa le è piaciuto del film e del personaggio?
«Avevo apprezzato molto Mio fratello rincorre i dinosauri , il primo film di Cipani. Mi piaceva questo cast e la storia che è molto attuale, se ne legge quotidianamente sui giornali: il tema dell’abuso su una minorenne da parte di un gruppo di minorenni. Che hanno filmato e postato l’avvenimento sui maledetti social.
Quindi ci sono le prove. La preside convoca i genitori per avvertirli che è tenuta a chiamare la polizia. È il suo dovere. Loro, come purtroppo accade, più che scandalizzati sono spaventati per i figli, non lo accettano e finiscono per fargliela pagare».
Come si è preparata?
«Con Stefano abbiamo parlato molto, il film è stato girato in uno studio a Cinecittà dove à stata ricostruita la palestra della scuola. La sceneggiatura era difficile molto verbosa, ciak lunghi dieci minuti, però scritta benissimo. Stefano è un regista esigente, molte prove, molti tagli. Io ho trovato questo personaggio interessante, è una preside rigorosa, ha una grande responsabilità, ma anche una grande fragilità. Si rende conto che quei genitori che si aspettava collaborativi, sono contro di lei e in quel momento un po’ si spezza. Ciò ne fa un personaggio sfaccettato, è una donna che lotta per la giustizia, ma che si trova di fronte a un muro».
Cipani lo definisce un film sulla responsabilità.
«Assolutamente. Il mio personaggio la sente in modo forte, mette al corrente i genitori, per dire loro “vi avverto, ma procedo”. Si trova di fronte a questo muro orribile di famiglie omertose, pronte a tutto pur di difendere i figli, anche se sono dei mostri. Penso che il film avrà un impatto forte, che possa interessare moltissimo le famiglie».
Si è chiesta cosa farebbe, se capitasse a lei?
«I miei figli sono ancora piccoli, per cui questi problemi ancora non me li pongo. Però sicuramente non li giustificherei».
Il senso di responsabilità è un tratto distintivo del suo carattere?
«Me l’hanno insegnato, inculcato fin da piccola. Non l’ho mai perso. Con il lavoro e i bambini, mi sono sempre presa le mie responsabilità e ho sempre agito di conseguenza».
Il suo rapporto con la scuola non è stato idilliaco.
«No, purtroppo. Io ho avuto una carriera scolastica estremamente accidentata che mi ha segnato molto.
Una situazione che mi ha frustrato, umiliato, che ha fatto soffrire me e la mia famiglia. Non se lo aspettava nessuno perché fino alle medie ero brillante, poi al liceo sono crollata, devo dire che era stato anche un periodo difficile all’interno della famiglia. E poi dopo mi sono ripresa. Come sempre».
Ora sta girando un nuovo film, “Amanda”.
«È il debutto di una giovane attrice, Carolina Cavalli, un film super low budget in cui io credo molto. Lei è fantastica.
Faccio poche pose, una partecipazione, la protagonista è Benedetta Porcaroli che ho avuto il piacere di conoscere, ha talento e intelligenza. Mi è sempre piaciuto fare cose piccole, opere prime. Non mi dà nessun senso di frustrazione. Anche girare solo una scena può essere fantastico, se uno la fa bene».
Cos’era il cinema e cosa è oggi per lei?
«Domanda spinosa. Una volta io facevo un cinema lussuoso, film di Ferzan Ozpetek, Gabriele Muccino, Marco Bellocchio. Film da dodici settimane di riprese, set importanti, Oggi il cinema ha pochi soldi ed è, come dire, stranamente rivendicativo. Non so. C’è molta invidia, molto mal parlare. Cosa che, come dice il mio amico Rocco Papaleo, non c’era prima, quando si respirava un’atmosfera più spensierata e felice. Oggi è più arrabbiato, mal pensante, questo è un peccato. Mi addolora, mi demotiva un po’, ma comunque resisto. Per me il cinema significa sempre la stessa cosa: io quando devo lavorare, devo lavorare e basta. Non ci sono cazzi. Lavoro sempre seriamente, sempre bene, e basta. In me non è cambiato nulla, vedo che è molto cambiato l’ambiente».