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 2021  ottobre 14 Giovedì calendario


Le spose bambine in Afghanistan

I taleban minacciano l’Europa con «un’ondata di rifugiati» se non verranno subito tolte le sanzioni economiche, mentre l’Afghanistan precipita nella miseria ed esplode il fenomeno della spose-bambine, minorenni cedute a uomini di mezza età per denaro. Era una piaga già sotto il precedente governo, frenata però dagli aiuti umanitari e dall’azione delle Ong internazionali, a cominciare dall’Unicef. Adesso le province rurali sono tagliate fuori dal mondo e la fame colpisce con durezza sempre maggiore, soprattutto nelle aree centrali del Paese. Lontano da Kabul i matrimoni combinati tra famiglie sono una tradizione ancestrale ma la povertà estrema ha stravolto tutto e genitori disperati sono arrivati a vendere le figlie ancora in fasce, a volte di un solo anno, come ha denunciato l’agenzia locale Raha. Mancano i soldi e molte famiglie non riescono a comprare cibo a sufficiente. Allora cedono le figlie a famiglie più abbienti, a un prezzo che varia dai 100 mila ai 205 mila afghani, pari adesso a 1000-2500 dollari. Se il pretendente non ha contanti, paga in natura, cibo, bestiame oppure armi. Il rapporto ha analizzato in particolare la situazione nella remota provincia di Ghor, dove la situazione umanitaria è oltre il livello di guardia. La siccità eccezionale ha dimezzato i raccolti. Il flusso di denaro dagli uffici pubblici si è prosciugato, perché il governo del nuovo Emirato islamico non ha neppure i soldi per pagare gli stipendi agli impiegati. L’altra risorsa, gli aiuti internazionali distribuiti dalle Ong, è a zero. In un mese e mezzo la provincia, come le altre confinanti, ha fatto un balzo indietro di vent’anni, se non di più.
Le tradizioni pashtun non aiutano. Oltre alla legge islamica la vita nelle campagne è regolata dal «pashtunwali», un codice d’onore informale, orale, che regola soprattutto i rapporti fra le famiglie. Dal «pashtunwali» deriva la leggendaria ospitalità dei Pashtun, capaci di dare la vita per proteggere un loro ospite. Ma deriva pure una concezione della donna che la vede spesso come una merce di scambio. Il codice prevede per esempio il «baad», un matrimonio combinato per risolvere una disputa tra famiglie, persino con fatti di sangue. Oppure il «badal», lo scambio di spose fra due clan, in modo da cementare un’alleanza. La vendita delle figlie non è prevista dal «pashtunwali» ma è di fatto quello che avviene con il pagamento della dote.
La miseria spinge l’età delle spose sempre più in basso. Un rapporto dell’Unicef del luglio 2018 ha calcolato che il 34 per cento delle donne fra i 20 e i 24 anni, e il 7 per cento degli uomini, si è sposato prima di compiere 18 anni, l’età minima consigliata dall’Onu. Il precedente governo aveva stabilito all’articolo 70 del codice civile un’età minima di sedici anni per le ragazze e di 18 per gli uomini e considerava «forzato» ogni matrimonio sotto quel limite. Ma il nuovo governo taleban ha spazzato via tutto. Per le bambine di Ghor e delle altre province rurali non si pone neanche il problema. I matrimoni precoci sono la principale causa dell’abbandono scolastico. L’Afghanistan si chiude in un cupo Medioevo. Ma anche i taleban hanno bisogno del mondo. Hanno accettato nuovi colloqui con gli Stati Uniti. Chiedono lo sblocco dei 9 miliardi di dollari della Banca centrale, bloccati negli Usa. E aiuti umanitari. Dietro il volto «moderato» però rispuntano sempre i loro metodi. Dopo i negoziati a Doha il viceministro degli Esteri Emirhan Muttaki ha avvertito che si corre il rischio di «migrazioni economiche» verso l’Europa se la comunità internazionale non permetterà «il normale funzionamento delle banche, in modo che Ong e agenzie governative possano pagare di nuovo i salari». Un ricatto in stile Erdogan. Soldi in cambio dello stop ai flussi di rifugiati.