Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  ottobre 14 Giovedì calendario


Il lamento di Cesarini e Rodini dopo l’oro olimpico

Un oro olimpico non basta, «quando fai uno sport sfigato come il nostro, in Italia, devi vincerne tanti, e poi magari solo allora iniziano a considerarti». Federica Cesarini e Valentina Rodini hanno inghiottito molti rospi dopo Tokyo, nonostante lo storico successo (con record mondiale) nel 2 di coppia pesi leggeri, primo oro di sempre per il canottaggio femminile azzurro. Tutta la loro delusione è comparsa in una storia su Instagram, lunedì sera. Due post durissimi su come loro e il loro sport sono stati trattati dopo la sbornia olimpica, «dopo quel minuto, quell’ora al massimo di celebrità».
Federica e Valentina, da cosa è nato il vostro quasi simultaneo sfogo?
Federica Cesarini: «Sono stata invitata di recente a un importantissimo festival dello sport e sul mio pass avevano scritto "Martina Cesarini". E poi è successo che un brand mi abbia offerto, su mia richiesta, dei buoni sconto anziché un prodotto che chiedevo "perché, anche se avete vinto l’oro, non avete visibilità". Allora non ci ho visto più».
Valentina Rodini: «Federica era arrivata al livello massimo di saturazione, è frustrante vedere come la medaglia abbia cambiato pochissimo le cose. Le gare vengono trasmesse poco in tv, in misura ridotta, nelle interviste si confonde il canottaggio con la canoa».
Federica, lei ha scritto: "Ci hanno detto che il problema è che a Tokyo hanno vinto in troppi e fanno sport con numeri ben diversi dal vostro".
FC: «Nel dopo Tokyo tra media e sponsor si è data molta importanza ad aspetti esteriori delle vittorie: il numero di follower che un atleta ha è nettamente più importante della sua medaglia. Il peso dell’impresa sportiva, in un contesto e con un approccio del genere, diventa marginale».
Vi chiedono di essere influencer, più che sportivi.
FC: «Le racconto una cosa: in un’intervista dopo i Giochi un giornalista mi ha detto "per diventare popolare prova a fare i video su TikTok, è così che si diventa famosi". Mi ha profondamente colpita questa frase, l’ho presa come una provocazione, non poteva essere vero quello che avevo sentito. Credo che lo sportivo debba fare lo sportivo, l’influencer l’influencer. E in Italia più sei trash, più funzioni».
VR: «Non sta a noi decidere a chi assegnare le sponsorizzazioni, ma ci chiediamo perché uno sport come il nostro non abbia la visibilità che merita. Noi più di vincere un oro olimpico non potevamo fare».
Possibile che persino addetti ai lavori confondano canottaggio e canoa?
VR: «Ci è successo ed è incredibile. Sarebbe come confondere una gara di corsa e una gara di nuoto: così si prendono responsabilità enormi nei confronti dei giovani, delle nuove generazioni. Noi abbiamo vinto un oro, ma davanti alla tv c’erano ragazzi che magari hanno iniziato a sognare anche loro. Se dopo l’Olimpiade il canottaggio sparisce, diventa invisibile, muoiono le vocazioni, si butta al vento il nostro sacrificio e quello di una grande struttura che è dietro di noi e che ci ha permesso di arrivare dove siamo arrivate».
FC: «Non ho nessuna intenzione di fare un passo indietro, amo questo sport e continuerò ad allenarmi. Se è vero che un oro non basta, proveremo a vincerne altri. E forse allora ci daranno il giusto risalto».
Lei, Valentina, sta scrivendo anche un libro sulla sua esperienza olimpica: racconterà anche il disincanto del dopo?
VR: «È un diario di bordo dell’avventura che ci ha portato all’Olimpiade, il racconto dei nostri ultimi due anni, la pandemia, i sacrifici, le ore di allenamento, lo spostamento dei Giochi. Sarà incentrato su quello ho provato prima, durante e, sì, anche dopo Tokyo, la delusione e il disincanto di avvertire che vincere non basta, se non sei mediatico e se non fai uno sport che ha visibilità».
Li chiamano, semplificando e facendoli a pezzi, sport minori.
VR: «Dobbiamo condurre tutti insieme una battaglia contro la definizione di sport minore e su come gli sport e gli sportivi che non appartengono al calcio e alle sue dinamiche vengono trattati in Italia».
FC: «La cosa più bella che abbiamo vissuto dopo i due post sono stati i messaggi che tantissimi atleti di sport "minori" come il nostro ci hanno mandato. Ci hanno scritto "brave, prima o poi anch’io avrei scritto le stesse cose". Dobbiamo rispolverare vecchi proverbi, alla fine bene o male di canottaggio stiamo parlando e grazie ai nostri post per un po’ se ne parlerà. Assurdo però averlo dovuto fare così, dopo un oro olimpico».