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 2021  ottobre 14 Giovedì calendario


In morte di Alitalia

Alle 23,10 di stanotte il comandante Andrea Gioia, dopo 15 mila ore di volo, tutte con la stessa divisa blu e il cappello con la freccia nell’arco, seppellirà su una nuvoletta le ali dell’Italia, l’Alitalia, che non è stato solo il nome di una compagnia aerea, ma il sinonimo del verbo Volare e il nostro primo esercizio di democrazia. Nulla a che fare con Air France e Swissair, che non rimandano al volo, ma alle airways, alle vie respiratorie (British Airwais), e dunque sembrano nomi di fabbriche di ventilatori polmonari e di bombole di ossigeno. L’Alitalia, che è stata invece l’Italia con le ali, finisce oggi sull’AZ 1586 che parte alle 22.05 da Cagliari per Roma. Muore dunque su una rotta da servizio pubblico la compagnia nazionale che rese il Sud e le isole finalmente raggiungibili. E muore con la malinconia da Nouvelle Vague dell’Ultimo Metrò o, se preferite, con la maschera dell’italiano all’” Ultima corsa” che fu appunto il film d’addio di Alberto Sordi che, nel ruolo del vecchio vetturino Gaetano, guida il calesse verso la pensione e il cavallo Nestore verso il macello.
Solo adesso che muore viene finalmente voglia di accarezzare la criniera- carlinga dell’Alitalia che – si sa come siamo -, ci siamo messi troppo presto a disprezzare. Ma non è vero che Alitalia era Alitarda e non è vero che con Alitalia si perdevano i bagagli come voleva la stanca litania retorica degli scrittori estenuati e dei cattivi viaggiatori con la testa stipata con bagagli di luoghi comuni. A me è successo di perdere i bagagli in Marocco con l’Air France, a Londra con la British, ad Atlanta con la Delta, a Cagliari con la Meridiana, e da ragazzo persino con la mitica Pan America, che era allora la più grande compagnia del mondo e accettava solo hostess belle, single e sotto i 24 anni. Forse sono stato fortunato, ma mai ho perso i bagagli con Alitalia che nacque puntando sullo stile, e in quegli stessi anni affidava i corsi di bellezza per le Assistenti a L’Oreal e Lancome. E nella filosofia della formazione, l’equipaggio di condotta era il padre e l’equipaggio di cabina era la madre. Capitava persino che le assistenti di volo, nei tragitti di lungo raggio, si informassero sulla data di ritorno dei passeggeri per festeggiarli con una torta.
Negli anni Settanta la Savelli, la casa editrice specializzata in opuscoleria rivoluzionaria, denunziò in un libro di qualche successo (Il potere aereo), “la natura capitalistica del cielo e del sistema multinazionale imperialistico dello spazio”, con un capitolo sull’Italia sottotitolato così: ‘Dall’ala littoria all’ala democristiana’. Anche quelle dottissime ubriacature moleste potenziarono una nefasta filosofia della strada, la famosa sottocultura ‘on the road’. Al contrario l’Italia era ancora malata di arretratezza e sottosviluppo proprio perché non aveva creduto nel cielo (e nel mare) ed era rimasta miseramente piantata con i piedi per terra. E basti pensare all’opposizione che per decenni i generali dell’esercito italiano, in parte ottusi ma in parte sinceramente smarriti, avevano fatto a quella “diavoleria” della portaerei, la cui assenza ovviamente ci mise nei guai durante la Seconda Guerra mondiale, proprio come ancora nella Nazionale di calcio ci mette nei guai l’assenza dei bombardieri di picchiata e dei trasvolatori di testa.
Solo nel Dopoguerra l’Alitalia e il volo di linea ci provarono davvero a trasformare l’Italia ‘on the road’ nell’Italia ‘in the sky’ e anche nel nostro Paese trionfò quel blu che è il colore del Novecento e della democrazia ed è stato il colore dello stile Alitalia, della leggerezza e dell’ armonia. In Alitalia ci sono più vocali che consonanti e dunque più polpa che struttura ossea se è vero, come diceva Junger, che alle vocali va attribuito un carattere femminile e alle consonanti un carattere maschile: più protettività che forza.
A Heathrow, per esempio, che è l’aeroporto degli aeroporti, è mitica la figura di Mario Bergonzi, il caposcalo dell’Alitalia che per i viaggiatori italiani in difficoltà era più accogliente dell’ambasciata, una specie di Lord Protector del volo tricolore che durante la pandemia divenne “casa” per i nostri ragazzi che senza prenotazione speravano nel miracolo di un posto per tornare. L’avesse incontrato Tom Hanks in Terminal!
Diciamola tutta: c’è il fallimento di una fantasia nella brutta parola Ita, molto peggio di una turbolenza nella memoria di quegli italiani che, nati nella seconda metà del secolo scorso, cominciarono con il volo di linea (1947) a volare non solo fisicamente, ma anche socialmente. E volammo tutti, noi che eravamo figli di padri lenti e dolenti che non viaggiavano ma emigravano, noi che eravamo nipoti di nonni che si muovevano solo per le guerre di fanteria o a fatica si trascinavano con le masserizie dalla campagna alla città.
E invece con settemila lire di biglietto cominciammo a volare tutti noi italiani che non siamo nati in mezzo alle autostrade e agli spazi aperti, e che la libertà e il progresso li abbiamo scoperti a poco a poco. Prima di Alitalia volavano solo i capi di Stato e i grandi attori. Con Alitalia ci siamo sentiti tutti come i ricchi e le belle donne, più in alto delle classi e delle resistenze dei nobili, degli agrari, dei vecchi padroni e dei nuovi padroncini.
Certo, l’Alitalia è stata anche casta e clientela, e oggi non riuscire più a volare non è solo la più banale tra le metafore della decadenza, ma è la maledizione di un Paese dove quasi tutte le compagnie aeree sono fallite. Il cielo italiano è un cimitero di nomi: quasi cento. Ci sono state Volare, Albatros, Eagle, City Bird, Helios e poi Azzurra, Air Blu, Blu Panorama, Air Puglia, Air Emilia, Air Sicilia, Air Italica, Air Europe, Oceano Airlines, Panair, Federico II Airlines, Norman, Livingstone, Constellation, AirOne, Action Air!, Alisea, Windjet, Icarus Airlines, Ernest Airlines, Addio Fly… E stasera tocca ad Alitalia.
Romano come Albertone, il comandante Gioia, un cognome che fa volare l’etica del buon umore, ha studiato al Nautico e prima di entrare, giovanissimo, in Alitalia, è stato ufficiale della guardia costiera: dovere militare e vocazione civile, un grande amore per il Mediterraneo, dal mare, che accoglie e salva, al blu del cielo. Ebbene c’è riassunta tutta la sua carriera nell’ identità di acqua e di aria. C’è il blu dipinto di blu nell’emozione indicibile dell’ultimo volo dell’Alitalia da Cagliari e Roma: il volo come fecondità, il volo come madre.