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 2021  ottobre 14 Giovedì calendario


I procuratori sono i nuovi padroni del calcio

I migliori di loro, o forse i più scaltri, nell’annus horribilis 2020 hanno guadagnato oltre cento milioni di dollari in sole commissioni. Figurarsi dove sarebbero arrivati se l’anno non fosse stato orribile. A questi vanno aggiunti, ovviamente, i soldi incassati attraverso le procure dei giocatori, che un tempo erano le uniche fonti di introito e ora sono diventate quasi accessorie, comunque marginali. 
Gli agenti sono i veri, grandi padroni del calcio: muovono campioni, o anche solo buoni professionisti, e incassano un fiume di denaro rischiando poco o nulla. Lo fanno da decenni, ma nelle ultime stagioni il loro potere si è gonfiato a dismisura, di pari passo con i loro conti correnti. Perché? Per tanti motivi. Uno di questi è che sono pronti a cogliere l’attimo, adattandosi anche alle situazioni più difficili e perfino drammatiche. Ne è un esempio la pandemia, che ha impoverito ovviamente (e pesantemente) anche il calcio. Come ne sono venuti fuori? Portando decine di calciatori, inclusi i più importanti, a scadenza di contratto. Nella scorsa estate è stata la volta di Messi e Donnarumma. La prossima toccherà a una pattuglia ancora più folta: da Mbappé a Pogba, da Dybala a Kessie, da Insigne a Brozovic. Fra tre mesi potrebbero firmare tutti per club diversi da quelli attuali, con movimenti di denaro impressionanti: per gli atleti e per i loro agenti, tra intermediazioni e procure.
Intermediazione: è questo il nuovo termine con le sembianze del mostro. Almeno per le società. Se si vuole muovere un calciatore, va pagata all’agente una cifra spesso incomprensibile. Jonathan Barnett, fondatore della Stellar (adesso fusa con l’americana Icm), nel 2020 in sole commissioni ha guadagnato 142 milioni di dollari: tra gli altri ha portato Grealish al City per 117 milioni e Camavinga al Real per 31. È lui il procuratore numero uno del calcio secondo Forbes, davanti ai più conosciuti – almeno da noi – Jorge Mendes, che ha incassato 104 milioni di dollari, e Mino Raiola, arrivato a 84 (il primo ci ha portato via Ronaldo, il secondo Donnarumma). Tutto denaro che esce dal sistema calcio. Fuori dal mondo del pallone, c’è perfino chi supera Barnett: Scott Boras, agente di baseball, ha portato a casa nell’anno della pandemia oltre 160 milioni di dollari.
L’aspetto inquietante è che tutto questo sistema debordante denaro poggia su regole, norme e leggi traballanti. E delle quali molti si fanno beffe. Un esempio? Il codice etico della Fifa vieta che un solo agente nell’ambito di una trattativa abbia la «tripla rappresentanza», curando gli interessi di acquirente, venditore e calciatore. Eppure secondo il Cies, il Centro studi internazionali sullo sport, questo conflitto di interessi non è l’eccezione ma la prassi. Così come ci sono legami strettissimi tra procuratori e club: molto discussi i tanti affari che Mendes chiude con alcune società portoghesi e con il Wolverhampton. Per accattivarsi la benevolenza dei calciatori, c’è chi non disdegna di toccarli negli affetti: sono innumerevoli i genitori e i fratelli che collaborano con gli agenti, incassando cifre monstre (Raiola ha fatto il giro d’Europa assieme a papà Haaland per pianificare il futuro del norvegese).
Tutti dicono di voler cambiare le regole, ma tutti hanno paura di cambiarle. La Federcalcio l’anno scorso ha proposto di fissare il tetto del 3 per cento per le commissioni, nel rispetto delle norme Fifa che le collocano fra il 3 e il 10 per cento. I club però si sono opposti, temendo di perdere ulteriore competitività sul mercato rispetto alle società straniere. In realtà i presidenti auspicano una presa di posizione a livello internazionale, in modo da creare un sistema omogeneo: il tetto deve esserci, però uguale in tutti i paesi. Dal Pino, presidente della Lega, si fa interprete di questa linea: «È un tema urgente. Dopo la deregulation del 2015, la Fifa ha iniziato già da 4 anni una discussione su come regolamentare costi e attività di agenti e intermediari, ma finora questo processo è stato inconcludente. Serve trasparenza, i compensi degli agenti intermediari devono essere pubblici. E bisogna regolamentare questi costi al più presto, altrimenti saranno le Leghe a doversi fare interpreti del grido di dolore che arriva dai club i quali lamentano costi eccessivi».