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 2021  ottobre 14 Giovedì calendario


Il Nobel postumo ad Alan Krueger

Lunedì scorso, il Premio Nobel per l’Economia non è stato assegnato ad Alan Krueger, uno degli economisti più brillanti e rivoluzionari degli scorsi decenni. Il riconoscimento non può essere conferito a persone decedute e Krueger è morto, suicida, nel 2019, a 58 anni. Lo avrebbe meritato e probabilmente lo avrebbe ricevuto: con i premiati di quest’anno – David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens – ha contribuito a rendere più credibile, più basata sulla realtà l’analisi economica. Anzi, è stato la forza trainante della «Credibility Revolution», il passaggio da un approccio teorico a quello empirico per capire come funzionano le economie. Che è la ragione per la quale Card, Angrist e Imbens sono stati premiati. Il momento «rivoluzionario» arrivò all’inizio degli Anni Novanta, quando Krueger e Card vollero testare sul campo gli effetti dell’aumento del salario minimo per legge, che fino ad allora si riteneva espellesse dal mercato del lavoro le persone meno qualificate, perché a quel punto troppo care. Confrontando uno Stato americano che aveva introdotto la paga minima, il New Jersey, e uno che non lo aveva fatto, la Pennsylvania, notarono che, prendendo a modello i lavoratori di McDonald’s, l’occupazione non cambiava. I risultati crearono controversie, non ancora del tutto finite. Ma quel che conta è che stabilirono un metodo fondato sulla ricerca empirica, sui dati e sulle statistiche. Metodo che da allora si è imposto. Krueger non si limitò al mercato del lavoro: studiò l’industria musicale – e concluse che Taylor Swift è un «genio economico» —, il terrorismo, le disuguaglianze, l’inquinamento, l’istruzione. Assieme ad Angrist, notò che le leggi scolastiche americane facevano sì che i nati nel dicembre di un anno potessero terminare la scuola dell’obbligo un anno prima di quelli nati poche settimane dopo, in gennaio, con il risultato che negli anni successivi il reddito di chi aveva studiato un anno di più era superiore del 9%. Esperimento di valore perché individua il nesso di casualità. La domanda, infatti, è: una persona che ha studiato di più guadagna meglio per questa ragione o perché è strutturalmente portato a impegnarsi? Togliendo le differenze personali e analizzando la scuola dell’obbligo, il dubbio scompare: la causa è l’anno in più. Di fatto è un Nobel postumo.