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 2021  settembre 14 Martedì calendario


Il popolo del divano o meglio quelli che un sussidio di Stato lo trovano sempre

C’è chi campa a colpi di sussidi, dal Reddito di cittadinanza all’Assegno unico per i figli, e chi se la cava con la paghetta di mamma e papà. Ci sono quelli che prima, per carità, lavoravano, anche sette giorni su sette, e poi hanno riscoperto il piacere delle pantofole, e quelli che invece hanno fatto del «no al lavoro» uno stile di vita fin da subito, autentici pionieri. È il popolo del divano, un agglomerato umano sfaccettato e diffuso, in continua espansione a giudicare dai dati dell’Istat sui posti vacanti.
LA SCELTA
Tra quelli che il salotto è meglio dell’ufficio spunta l’insospettabile Giulia, il nome è di fantasia, 33 anni, receptionist di Palermo che la receptionist l’ha sempre fatta ma in Veneto, in quel di Bibbione, solo che causa Covid l’albergo in cui prestava servizio ha temporaneamente chiuso e quando a maggio ha riaperto e l’hanno richiamata, lei, cortesemente, ha detto: «No, grazie». Oggi, ci spiega, va avanti con l’aiuto dei genitori: «Ho cercato un lavoro da receptionist nella mia regione ma gli stipendi non sono gli stessi del Veneto e così alla fine ho lasciato stare. Di tornare al Nord non se ne parla: voglio stare vicina alla mia famiglia. Per adesso me la cavo bene così, non sopporto gli orari di lavoro». Da un divano all’altro, da una città all’altra. Napoli: Mirko, altro nome di fantasia, ha meno di 30 anni, è un percettore del reddito di cittadinanza noto agli operatori di un centro per l’impiego in zona Poggioreale, il classico beneficiario attivabile che non si attiva, cascasse il mondo. «Non è che non voglio lavorare, la questione è diversa, io lavorerei pure, ma senza per questo dover rinunciare ai soldi della card del reddito di cittadinanza, altrimenti mi faccio autogol da solo», spiega. Come se ne esce? La soluzione Mirko ce l’ha già, in tasca: «Mi ha chiamato a luglio un amico di un amico che gestisce un ristorante, mi ha proposto di andare da lui a servire ai tavoli, va benissimo gli ho detto, ma mi paghi al nero così posso sommare la tua entrata al mio reddito di cittadinanza e sto a posto. Lui, però, si è stranito». L’escamotage di Mirko è lo stesso che hanno provato a mettere in atto tanti altri percettori del sussidio che quest’estate, quando il lavoro stagionale c’era ma nessuno lo voleva, hanno visto l’opportunità di prendere due piccioni con una fava, il Reddito di cittadinanza e uno stipendio extra non dichiarato, e ci hanno provato. Solo che poi, e la storia di Mirko insegna, ci sono imprenditori che si straniscono.
Saliamo ancora più su. Roma: Manuele, ci chiede di chiamarlo così, faceva il rider, o meglio lo ha fatto a giorni alterni per due settimane (al massimo). «Alla fine la paga non era nemmeno male ma si passa tutto il giorno sullo scooter o in bicicletta. Io usavo lo scooter. È stato massacrante: ho provato a imboccare questa strada che era ancora inverno. Pioveva e faceva freddo. Insomma, alla fine ho smesso». E ora? «Ora la mia compagna aspetta un figlio, i suoi ci danno una mano, ci hanno anche messo a disposizione una camera da loro. Chiederemo l’assegno per i figli e poi vedremo». Gli abbiamo fatto notare che se la moglie fosse stata incinta di due gemelli allora avrebbe avuto diritto con l’assegno unico per i figli al doppio della cifra e Manuele ha risposto con una smorfia divertita: «Lo terrò a mente per il futuro».
L’INCERTEZZA
In Toscana, Isola d’Elba. Enrico fa il bagnino tre mesi l’anno. «Rigorosamente in nero – spiega – e lo faccio da quando ho 26 anni». Ora ne ha quasi 47 e non intende certo cambiare registro o «pagare i contributi e le tasse». «D’inverno me la sono cavata prima con il sussidio di disoccupazione e adesso con il Reddito di cittadinanza». Di occupare posti regolari non ci pensa proprio, nonostante l’offerta dell’albergo in cui lavora e che ha deciso di non rinnovargli la collaborazione, temendo gli accertamenti dell’Inps. In fondo, dice, «avrò più tempo per me, per andare in palestra, per stare con gli amici, e comunque un sussidio di Stato lo troverò sempre».