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 2021  settembre 14 Martedì calendario


Alessandra Buonanno ha vinto il Premio Balzan

C’è anche una scienziata italiana, Alessandra Buonanno, tra i premiati 2021 dalla Fondazione Balzan, che ha dato l’annuncio dei vincitori ieri sera nella sede della Fondazione «Corriere della Sera», quotidiano del quale Eugenio Balzan era amministratore. 
Alessandra Buonanno, con il francese Thibault Damour, ha vinto il riconoscimento per i suoi studi sulla Gravità, in particolare, come riassume Paolo de Bernardis del Comitato generale Premi Balzan per quelli su che cosa succede quando «due oggetti molto compatti, come stelle di neutroni e buchi neri, spiraleggiano uno intorno all’altro e infine si fondono in un unico oggetto». Il lavoro del team diretto da Buonanno è stato fondamentale «per la prima rivelazione delle onde gravitazionali, fornendo una conferma estremamente accurata della relatività generale come teoria della gravitazione». La gravità è la più estesa delle forze fondamentali note in natura ed è stata esplorata ormai da 350 anni, ma è ancora un fenomeno enigmatico. Nata a Cassino nel 1968, Buonanno dopo la laurea in Fisica a Pisa è stata al Cern e ha conseguito un post dottorato in Francia. Nel 2001 è diventata ricercatrice al Laboratorio di Astrofisica e Cosmologia di Parigi e nel 2014 è stata nominata co-direttrice dell’Istituto Max Planck di Potsdam, dove dirige il Dipartimento di Relatività Astrofisica e Cosmologica. L’8 agosto scorso, Buonanno, già ribattezzata «la signora dei buchi neri», ha ricevuto, prima donna italiana, la medaglia Dirac. 
Veniamo agli altri riconoscimenti. Per gli studi sull’Olocausto e sul genocidio, un campo disciplinare che si è sviluppato negli ultimi vent’anni, è stato premiato Saul Friedländer (Israele) dell’University of California Los Angeles. Peter Kuon e Marjan Schwegman del Comitato Premi Balzan hanno motivato l’assegnazione a Friedländer per «il suo capolavoro, la storia integrata della persecuzione e dello sterminio degli ebrei d’Europa, ovvero per aver creato una narrazione storica che esprime l’indicibile, unendo a un’analisi scientifica le voci dirompenti di vittime, carnefici e astanti». Il premio per il Microbioma in salute e in malattia è andato invece a Jeffrey Gordon (1947) della Washington University St. Louis per «avere fondato il campo di ricerca sul microbioma umano – spiega Jules Hoffmann – e aver rivoluzionato la nostra comprensione del suo ruolo in salute e malattia, incluso il suo effetto sul nostro stato nutrizionale».  
Non è stato invece assegnato il previsto premio per Arte e archeologia del Vicino Oriente antico, una materia radicata negli studi europei e recentemente d’attenzione anche in Medio Oriente, Giappone, Cina e America Latina. Il vincitore, tuttavia, potrebbe essere proclamato il 18 novembre, quando si svolgerà a Roma una cerimonia per i premi Balzan dell’anno scorso. I premiati di quest’anno, invece, riceveranno il riconoscimento il 1° luglio 2022 a Berna. Il premio, di 750 mila franchi svizzeri (690 mila euro), per metà andrà a finanziare nuove ricerche scelte da ciascun vincitore. 
Ieri sera, alla cerimonia di proclamazione dei vincitori (durante la quale sono stati ricordati anche i premiati della precedente edizione) erano presenti il presidente della Fondazione Corriere della Sera, Piergaetano Marchetti (che ha sottolineato il valore della ricerca), quello della Fondazione Balzan, Alberto Quadrio-Curzio (è intervenuto sulla storia del premio e ha letto un saluto del ministro Speranza), l’assessore del Comune di Milano Roberta Cocco e Luciano Maiani, presidente del Comitato Premi Balzan, che ha anche indicato le materie per il prossimo anno. Saranno: Filosofia morale, Etnomusicologia, Biomateriali per la nanomedicina e ingegneria dei tessuti, Glaciazione e dinamica delle calotte polari. In occasione delle proclamazioni, Werner Seeger (premio Balzan 2019 per la Patofisiologia della respirazione) ha svolto una lectio su «The great importance of the small (pulmonary) circulation».