Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  luglio 28 Mercoledì calendario


Le toghe e una strana coincidenza

Strana coincidenza: mentre alla Camera si discute (e speriamo presto si approvi) la riforma del processo penale, tra Milano e Roma è esploso il caso del pm Storari, verso il quale il Procuratore generale della Cassazione Salvi ha promosso azione disciplinare chiedendo che sia trasferito e assegnato a funzioni diverse da quelle della pubblica accusa, e che il Csm ha cominciato ad esaminare.
Storari è il magistrato che, ritenendo insabbiata dal suo capo, il procuratore di Milano Greco, la propria inchiesta sulle rivelazioni del discusso teste Amara a proposito di una fantomatica loggia massonica “Ungheria” (una specie di P2 in sedicesimo, tutta da dimostrare), lo bypassò, consegnando i verbali dello stesso Amara all’allora membro del Csm Davigo, che pensò di mostrarli al presidente della Commissione Antimafia Morra, mentre la sua segretaria, non si sa se a sua insaputa, provvedeva a farli avere a un giornale fidato. Un classico esempio di come oggi si fa giustizia, tra giudici, politici e giornali che agiscono insieme, fuori dei tribunali, senza chiedersi neppure di chi fanno il gioco, né se i materiali che mettono in circolazione siano credibili o meno.
Per questa condotta Storari deve rispondere di violazione del segreto d’ufficio, oltre che dell’azione disciplinare intentata da Salvi. Ma in sua solidarietà si sono mossi con una lettera ben 59 dei 64 sostituti della Procura di Milano, suoi colleghi, 26 gip, 18 giudici di tribunale oltre a una decina sparsi nel resto d’Italia e al sindacato delle toghe Anm. Va da sé che se il Csm dovesse dar torto a Salvi e ragione a Storari, tenendo conto della larga solidarietà ricevuta dai suoi colleghi e non punendolo, verrebbe affermato un principio inaccettabile: il pm indisciplinato, che per contestare il proprio capo si rivolge a un membro togato del Csm, e insieme a lui o indipendentemente da lui trova il modo di far uscire verbali che ritiene trascurati, non commette reato né va punito perché ha violato la scala gerarchica con cui funzionano tutte le Procure d’Italia. Le quali appunto, come quella di Milano, smetterebbero di funzionare. Vedremo cosa deciderà il Csm, fresco di parere critico sulla riforma del governo. Ma forse nel caso Storari c’è materia a cui anche la ministra Cartabia potrebbe applicarsi. —