Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  luglio 28 Mercoledì calendario


Le carte private di Roth. Ultimo dibattito


I tormenti postumi di Philip Roth non sembrano aver fine. Prima le vicissitudini della sua biografia scritta da Blake Bailey, congelata in corso di stampa dall’editore americano W. W. Norton e ripescata in extremis da Skyhorse. Ora il dibattito sulle sue carte private, che lo stesso autore di Pastorale americana aveva destinato al macero. E che alla biografia sono strettamente legate. Secondo critici e studiosi, le carte da distruggere sarebbero la via maestra per salvare la reputazione a cui Roth tanto teneva e spostare l’attenzione dalla vita controversa dell’uomo alla magnifica complessità dello scrittore.
La versione di Philip è in due «scatole nere», centinaia di pagine affastellate, costellate di appunti a margine e condite di idiosincrasie, che solo una cerchia ristretta ha potuto leggere finora. Si tratta di due confutazioni, che sarebbero ben figurate all’interno di una delle trame dei romanzi di Roth: Note su un calunniatore e Note per il mio biografo.
La prima riguarda una biografia non autorizzata dallo scrittore; la seconda contrattacca il libro di memorie della ex moglie, l’attrice Claire Bloom, che aveva inciso la sua figura all’acido in Leaving the Doll’s House (Via dalla Casa di bambola), a matrimonio spezzato, nel 1996. I due scritti inediti hanno una data di scadenza, stabilita proprio da Roth: secondo le sue indicazioni testamentarie andavano distrutte dopo la sua morte e la pubblicazione della biografia di Bailey (da lui considerata definitiva). Insieme a varie bozze, riflessioni, interviste registrate con amici, idee, schizzi. Parole private, per lo scrittore. «Non voglio che le mie carte personali vengano trascinate dappertutto» aveva detto in un’intervista.
All’infuori degli esecutori testamentari di Roth, il potentissimo agente letterario Andrew Wylie e l’amica e confidente Julia Golier, nessuno sa esattamente quali e quante siano le carte da distruggere o, invece, da conservare. Lo scrittore aveva mandato una valanga di faldoni a Bailey, da riempire un archivio. Si pensa che possano esserci riflessioni sulla malattia e la morte, i soldi, il sesso, come nei documenti recentemente venduti all’Università di Princeton dall’amico di Roth, Benjamin Taylor, che contengono anche una copia di Note su un calunniatore. Il Roth Estate ha per ora bloccato la consultazione di queste carte ai ricercatori. Quanto al tesoretto letterario usato per la compilazione della biografia di Bailey, la sua sorte è sospesa. Di recente, professori universitari e scrittori riuniti dalla Philip Roth Society hanno sottoscritto una lettera aperta in cui si «implora» gli esecutori di salvare le carte dal tritarifiuti. «Non c’è ancora stata una decisione definitiva e questo fa sperare» dice Matthew Shipe, presidente della Philip Roth Society. Alcuni commentatori si sono spinti più in là, chiedendo l’apertura a tutti degli archivi dello scrittore presso diverse istituzioni, il cui accesso è centellinato dagli esecutori del Roth Estate.
Non è la prima volta che un grande scrittore fa il possibile per controllare il suo lascito letterario dopo la morte. Franz Kafka aveva dato istruzioni all’amico Max Brod di bruciare tutti i suoi manoscritti. Lo stesso aveva chiesto ai suoi eredi Vladimir Nabokov riguardo a opere incompiute. In entrambi i casi, la volontà dell’autore è stata tradita. Nikolai Gogol aveva fatto da solo, dando alle fiamme la seconda parte delle Anime morte, in una crisi mistica. Il caso di Roth, in apparenza, non è così estremo: i manoscritti dei romanzi e la corrispondenza sono conservati alla Library of Congress, anche se parte del materiale è sigillato fino al 2050. Nei giorni scorsi, la biblioteca personale dello scrittore, con molti libri annotati, è stata inaugurata alla Public Library di Newark, sua città natale.
Roth però ha spinto la sua ossessione nel voler controllare la sua figura postuma come forse nessun altro. La scelta di Bailey come biografo è arrivata dopo aver scartato una folta schiera di candidati. Ora le accuse a Bailey (da lui respinte) di molestie sessuali, che hanno portato W.W. Norton a fermare le rotative di Philip Roth: The Biography vengono lette specularmente ai complicati rapporti di Roth con le donne. «Sembra assurdo, ma le colpe – presunte – di Bailey hanno avuto una ricaduta su Roth e ora si parla solo delle sue ossessioni sessuali, delle infedeltà, si discute sulla sua misoginia, invece che della complessità dei suoi libri», ragiona Shipe. Secondo Aimee Pozorski, co-curatrice dell’academic journal dei Philip Roth Studies, salvare le carte significa restituire la voce allo stesso Roth.
Eppure molti degli amici dello scrittore lo avevano pregato di non pubblicare Note per il mio biografo. Così decise di confidare i suoi segreti al solo Bailey, pur esercitando su di lui quell’arte di ventriloquo che tanto bene gli riusciva con il suo alter ego, Nathan Zuckerman. Si tratta di un «complotto di Roth contro sé stesso», come ha titolato il New Criterion? Di sicuro, la versione di Philip assomiglia sempre di più alla Versione di Barney, il capolavoro di Mordecai Richler, altro scrittore nordamericano di tradizione ebraica. A tratti confusa, a tratti brillante. Le carte private, come in una storia dentro la storia, sono la chiave per conoscere il finale. —