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 2021  luglio 28 Mercoledì calendario


Intervista a Gian Carlo Blangiardo (si lamenta degli stipendi troppo bassi)

«I segnali che registriamo in queste settimane sono molto positivi e il dato sul Pil del secondo trimestre che pubblicheremo venerdì potrebbe confermare il quadro di ripresa». Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, vede il miglioramento dell’economia, ma sui giovani avverte: «Il problema dei bassi salari li spinge all’estero». E sulle pensioni dice: «L’Italia non può permettersi forme di anticipo».
Qual è la situazione dopo un anno e mezzo di Covid?
«La crisi innescata dalla pandemia ha colpito in modo asimmetrico: hanno sofferto di più i giovani, le donne, chi era occupato nel settore dei servizi cui sono state imposte le chiusure anti-contagio. In una prima fase, la perdita di occupazione ha interessato principalmente i dipendenti a termine e gli indipendenti, e solo in un secondo momento ha coinvolto i lavoratori a tempo indeterminato. Da inizio anno il quadro è in progressiva ripresa: tra febbraio e maggio il numero di occupati è cresciuto e ha raggiunto i 22 milioni 427mila (+0,8% su gennaio 2021), un livello comunque inferiore di 735mila unità (-3,2%) rispetto a quello pre-pandemia e prossimo ai livelli rilevati a metà 2015. La crescita ha riguardato in special modo i 15-34enni, tra i quali gli occupati sono aumentati di 199mila unità, beneficiando anche della veloce risalita del lavoro a termine».
Eppure la povertà continua a crescere.
«Nel 2020 le famiglie in condizioni di povertà assoluta hanno superato i due milioni: oltre 300mila in più in un solo anno. L’incidenza è passata dal 6, 4 del 2019 al 7,7%, ed è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro: a livello nazionale, rispetto al 2019, è cresciuta l’incidenza per le famiglie con una persona di riferimento occupata (dal 5,5 al 7, 3%). Ma le misure di aiuto messe in campo dal governo hanno contenuto un po’ il colpo: secondo una nostra micro-simulazione, l’indice che misura, al suo crescere, la diseguaglianza del reddito disponibile si è ridotto del 5%. Un altro esercizio Istat stima gli effetti dei principali provvedimenti in termini di riduzione del rischio povertà: per i disoccupati è di circa 6,9 punti percentuali, di 3,5 punti per gli inattivi, di 2,6 per i lavoratori autonomi».
Ci sono settori in cui le donne e i giovani possono trainare la ripartenza?
«Quelli legati al commercio, al turismo, e ai trasporti. La ripartenza deve dispiegarsi soprattutto in questi comparti, la manifattura è già tornata sui livelli pre-crisi».
Molte imprese lamentano l’assenza nel mercato del lavoro di alcune figure professionali. Non crede che ci sia un problema salariale dietro questo fenomeno?
«Questo è un problema, spiega la propensione di molti nostri giovani preparati a cercare un impiego all’estero. Nel corso del primo trimestre 2021 sono stati rinnovati otto contratti nazionali di categoria. Mentre quelli in attesa di rinnovo sono 43 e interessano circa 9,7 milioni di dipendenti – il 78,5% del totale – con un monte retributivo pari al 77,7%».
I 735 mila occupati che mancano all’appello saranno recuperabili nonostante il crollo delle nascite?
«Gli effetti della transizione demografica di medio-lungo periodo sono noti: secondo le proiezioni Istat nel 2035 in Italia potremmo avere oltre 5 milioni di persone in meno in età lavorativa. Guardando al dopo-crisi, invece, la velocità di recupero dei livelli occupazionali dipende da molti fattori: l’anno scorso il tasso di attività è sceso ai minimi del giugno 2011, al 61,7%, per poi risalire gradualmente raggiungendo il 64% a maggio 2021. Molto dipenderà dalla fiducia delle imprese, da come verrà regolato lo smart working, soprattutto da come troveremo il modo di convivere con la coda lunga di questa pandemia».
Con questi numeri non sembrano esserci margini per abbassare l’età della pensione. Cosa ne pensa?
«Una popolazione sempre più vecchia e longeva come quella italiana non può più permettersi forme anticipate di pensionamento. Ritengo che la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro debba essere sostenibile finanziariamente. Inoltre sono convinto che i lavoratori più “maturi” debbano essere messi in condizione di continuare ad offrire il proprio contributo, naturalmente per scelta libera, in modo flessibile e con adeguate forme di incentivazione. La loro presenza nel mercato del lavoro non va messa in contrapposizione con l’occupazione per i giovani, semmai quest’ultima andrebbe aiutata valorizzando forme di accompagnamento e di collaborazione intergenerazionale».
Le famiglie accumulano risparmio ma i consumi restano al palo, come si possono stimolare?
«Torna il discorso sulla fiducia: nel nostro Rapporto annuale indichiamo una crescita sull’anno del 4, 7%, sostenuta da una forte domanda per consumi e investimenti che è anche legata all’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza». —