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 2021  luglio 21 Mercoledì calendario


Cementifichiamo 2 metri al secondo

Diamo subito i numeri. Nel 2020 il consumo di suolo, a cui ci si può anche riferire parlando volgarmente di cementificazione, è avanzato al ritmo di due metri quadrati al secondo. Almeno 50 chilometri quadrati di aree agricole e naturali, nonostante lo stop del Covid, sono stati sostituiti con cantieri, edifici e infrastrutture. Il tutto con un costo spropositato che negli ultimi anni – si legge nel rapporto curato dal Sistema nazionale per la protezione dell’Ambiente, Ispra e Arpa/Appa – è stimato in oltre 3 miliardi di euro l’anno.Quasi mai, segnala lo studio, la crescita di superfici artificiali viene compensata dal ripristino delle aree naturali: per 56 chilometri quadrati di cemento ci sono stati solo 5 chilometri quadrati di compensazione. Il trend è crescente, poi, ma inversamente proporzionale all’aumento della popolazione: “Si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, dei residenti”. Il suolo consumato pro capite aumenta ogni anno di 1,92 metri quadrati. Per ogni abitante, ci sono in media 359 metri quadrati di terreno coperto. Erano 357 l’anno scorso. “La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,11% (era 7,02 nel 2015, 6,76% nel 2006) rispetto alla media Ue del 4,2%”. Il cambiamento dell’ultimo anno è stato maggiore in determinate regioni: in Lombardia (12,08%), in Veneto (11,87% anche se, qui, con una tendenza al rallentamento), in Campania (10,39%) e nelle pianure del Nord. “Il fenomeno rimane molto intenso lungo le coste siciliane e della Puglia meridionale e nelle aree metropolitane di Roma, Milano, Napoli, Bari, Bologna. Gradi elevati di trasformazione permangono lungo quasi tuttala costa adriatica”, si legge. È impressionante che la maggior densità dei cambiamenti sia stata registrata lungo la fascia costiera entro un chilometro dal mare (teoricamente una fascia a maggior tutela), nelle aree di pianura, nelle città e nelle zone urbane e peri-urbane dei principali poli e dei comuni di cintura. In pratica, “dove i valori immobiliari sono più elevati e a scapito, principalmente, di suoli precedentemente agricoli e a vegetazione erbacea, anche in ambito urbano”. Questi dati, però, sono anche spia di un progressivo spopolamento di alcune regioni e in generale del Paese. Il Molise, per dire, registra i valori più alti in termini di suolo consumato pro capite proprio per la minore densità abitativa: 576 m2/ab, oltre 200 in più rispetto al valore nazionale. Il rapporto della Snpa dà anche uno spaccato della situazione legata ai pannelli fotovoltaici. I dati riportano un totale di 179 ettari rispetto ai 196 ettari rilevati nel 2019, ma al 2030 la prospettiva è che si arrivi a circa 300.
L’impatto economico è rilevante. Entro il 2050 ci sono tre possibili scenari: nel caso peggiore saranno consumati altri 3mila chilometri (pari all’intera superficie della provincia di Oristano), in quello intermedio saranno 1.500 (provincia di Milano), nel migliore saranno 800 chilometri (provincia di Fermo). Se fosse confermata la velocità media 2012-2020 anche nei prossimi 10 anni, il costo in termini di perdita di valore in servizi ecosistemici del suolo, tra il 2012 e il 2030, sarà compreso tra 81,5 e 99,5 miliardi di euro. Metà del Pnrr.