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 2021  luglio 21 Mercoledì calendario


Recensione del concerto online di Bob Dylan

Il ritorno di Bob Dylan dopo la pandemia, la sua prima assoluta a 80 anni compiuti e in un concerto live streaming (a pagamento sulla piattaforma Veeps, per modici 25 dollari, in replay fino a stanotte), è stata ignorata dai giornali cartacei ma non dal web, che lo ha magnificato per le sorprese della setlist e l’ottima forma vocale, ma anche gli ha fatto maliziosamente le pulci. Del resto il Vate di Duluth aveva parato il colpo in anticipo, a sua volta con malizia, esibendosi da questo club inesistente dal nome Bon Bon Club a Marsiglia (ovviamente un fake, perché lui dagli Usa non si è mosso) dove l’ambiente era un po’ film noir Anni 40, un po’ saloon western, con attori che si facevano gli affari loro, bevevano e fumavano come turchi, come si diceva un tempo. Siamo all’oltraggio della patria salutista, ma è il rimando a un’epoca.
«Shadow Kingdom», il concerto che a breve sarà un bootleg online o un vinile o chissà che, dura 50 minuti con repertorio del tutto inatteso, niente nuovo album ma pezzi dei ‘60-’70 che non si sentivano live anche da 26 anni, come What Was It You Wanted? da Oh Mercy. Lo accompagnava una band inedita, ma i fans più smaliziati hanno notato che non sempre i loro movimenti corrispondevano alla musica che si ascoltava, e una Telecaster per un po’ ha perso la spina. Di Bob cantante nell’ombra davanti a un grosso microfono, non si vedevano i movimenti delle labbra. Buck Meek, il chitarrista dei Big Thief che suonava, ha scritto su Instagram: «Ho fatto un film con Bob Dylan». Così un Nobel riluttante si fa cordialmente gioco del mezzo che ha scelto per riapparire: costruisce una vibrazione cinematografica su un concerto. E si capisca bene la metafora.