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 2021  giugno 23 Mercoledì calendario


Brusca sentito dai pm che indagano su Berlusconi


Giovanni Brusca, l’uomo della strage di Capaci, nelle scorse settimane è stato interrogato in gran segreto dai magistrati di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi del 1993 su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. L’ipotesi al centro di questa indagine (più volte sollevata e più volte scartata) è che ci siano stati rapporti tra Berlusconi e Dell’Utri con i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, poi condannati definitivamente per le stragi del 1992 e 1993. Di un presunto incontro (sempre negato dal leader di Forza Italia e mai provato) tra l’ex premier e Giuseppe Graviano, Brusca ne aveva parlato in aula, nell’ambito del processo ’ndrangheta stragista, quando nel 2019 è stato sentito come testimone. Il collaboratore di giustizia ha detto davanti ai giudici di Reggio di averlo saputo (il suo racconto è dunque un ‘de relato de relato’) dal boss latitante Matteo Messina Denaro, il quale gli avrebbe raccontato che nel corso di un presunto contatto tra Berlusconi e Giuseppe Graviano quest’ultimo aveva notato un orologio al polso del leader di Forza Italia dal valore “di 500 milioni” di vecchie lire.
1L’inchiesta di Firenze: iscritto pure Dell’Utri
Ma procediamo con ordine. Berlusconi e Dell’Utri sono già stati indagati in passato per le stragi e poi anche archiviati negli anni Novanta e Duemila. Da più di 4 anni sono di nuovo iscritti, con alcune interruzioni durante le quali la Procura ha archiviato le loro posizioni e poi riaperto il fascicolo. Nelle scorse settimane, il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, titolare del fascicolo fiorentino, ha ascoltato Giovanni Brusca per chiedergli chiarimenti su quanto sostenuto in aula nel corso del processo ’ndrangheta stragista che vedeva imputati il boss siciliano Giuseppe Graviano e il calabrese Rocco Santo Filippone, accusati di un duplice omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo, il 18 gennaio 1994, e poi di altri attentati falliti contro i carabinieri, sempre in Calabria: il 24 luglio 2020 c’è stata la sentenza di primo grado e Giuseppe Graviano e Filippone sono stati condannati all’ergastolo.
2’Ndrangheta stragista Dichiarazioni in aula
Brusca – che da fine maggio è tornato libero dopo aver scontato 25 anni di detenzione – ha parlato in aula il 22 marzo 2019. Davanti ai giudici di Reggio Calabria, ha risposto alle domande del pubblico ministero Giuseppe Lombardo. Durante la deposizione del collaboratore, il pm chiede: “Mi faccia capire una cosa Brusca, perché i rapporti con Berlusconi ce li avevano i Graviano?”. E Brusca risponde: “Per quello che poi mi ha detto Matteo Messina Denaro sì”. Poco dopo, il collaboratore di giustizia parla di questo presunto incontro tra Giuseppe Graviano e il leader di Forza Italia. Ecco lo scambio avvenuto tra il pm e Brusca:
Lombardo: Cosa le dissero dei rapporti che i fratelli Graviano avevano con Berlusconi?
Brusca: Bagarella nulla, che c’era questo rapporto con il club di Forza Italia era palese, non conosceva i dettagli fino a quando nel 1995, pensando che queste cose le avevo dette e invece non le avevo dette… Matteo Messina Denaro mi disse che in un incontro tra Giuseppe Graviano con Berlusconi gli aveva visto un orologio da 500 milioni al polso. Io gli risposi, ma che è di diamanti, non so che metallo prezioso poteva essere, ma era stata una battuta. Quindi so per certo che questo contatto c’è stato tra Berlusconi e Giuseppe Graviano. Quando è avvenuto non glielo so dire.
3Il legale di Silvio: “Notizia infondata”
Il racconto di Brusca è un ‘de relato de relato’ e, ribadiamo, mai provato. Il collaboratore di giustizia, prima di essere sentito come testimone nel processo ’ndrangheta stragista ne aveva parlato anche in altre occasioni: a Roma e prima ancora davanti ai magistrati di Palermo.
Nella Capitale, Brusca fa riferimento all’episodio dell’“orologio” nel febbraio del 2019, quando è stato interrogato dalla Corte di Caltanissetta, allora in trasferta a Roma, per ascoltare i collaboratori di giustizia nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage del 1992 in via D’Amelio.
Prima ancora Brusca ne aveva parlato davanti al procuratore capo di Palermo, Franco Lo Voi, e all’aggiunto Marzia Sabella, in un verbale del 16 ottobre 2018. Quel verbale è stato poi rivelato dal Fatto il 16 dicembre dello stesso anno.
Dopo la pubblicazione di questa notizia, nel 2018 Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, dichiarò: “Ancora una volta il Fatto Quotidiano su di una notizia irrilevante e palesemente infondata costruisce addirittura la prima pagina e vari articoli, tutti chiaramente diffamatori, senza dar conto che tutte le numerosissime risultanze processuali e le plurime archiviazioni a favore del Presidente Berlusconi hanno dato evidenza della assoluta inconsistenza di qualsiasi ipotesi consimile”.
Su quelle dichiarazioni di Brusca, alcune settimane fa, però la Procura di Firenze è tornata a chiedere chiarimenti al collaboratore di giustizia appena tornato in libertà.