Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  giugno 23 Mercoledì calendario


La storia di Kazu

Si avvicinano i Giochi di Tokyo 2020, che in origine si sarebbero dovuti tenere in Giappone dal 24 luglio al 9 agosto 2020, ma a causa della pandemia sono stati posticipati di un anno, dal 23 luglio all’8 agosto 2021, eppure a un mese circa dalla partenza c’è ancora gran parte della popolazione che non è d’accordo a procedere e vorrebbe che le Olimpiadi fossero cancellate o posticipate (secondo un sondaggio di Kyodo News si tratta del 72% delle persone). I numeri dei contagi in Giappone sono ancora alti ed è di soltanto due mesi fa la decisione del governo giapponese di dichiarare lo stato di emergenza per Tokyo. Ad aggravare una situazione già complessa a causa del virus, che ha contribuito ad aumentare e aggravare il divario sociale nella popolazione, si aggiungono le grosse spese organizzative che, all’epoca della candidatura, prevedevano un budget di circa 7 miliardi di dollari, ampiamente superato e con l’aggiunta di ulteriori spese (soprattutto per questioni di sponsor) causate dal rinvio di un anno. L’analisi del contesto è utile per meglio comprendere Tokyo – Stazione Ueno, romanzo della scrittrice giappo-coreana Yu Miri, vincitore negli Stati Uniti del National Book Award per la letteratura straniera e portato in Italia dal progetto editoriale 21lettere; si tratta di un libro poetico e ricco di intrecci narrativi che mettono in risalto – come parole chiave – storia e destini, ma anche tristezza e rabbia, dolore e povertà. Il libro è di fatto una denuncia (con uno sguardo duro) per una società in cui emarginazione e disuguaglianze sono un sottotesto non solo di storie personali, ma collettive, perché raccontano di condizioni sempre più comuni in Giappone (ma non solo), parlandone senza retorica o moralismi. Il romanzo è la storia del fantasma Kazu, un operaio edile che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in un accampamento di senzatetto nel parco della stazione Ueno a Tokyo; la particolarità è che Kazu è un fantasma condannato a girovagare nel parco della Stazione Ueno e tormentare le vite dei viaggiatori e degli abitanti della megalopoli, e nello stesso parco Kazu ha vissuto da senzatetto gli ultimi anni della sua vita prima di essere sgomberato quando la città si è messa in tiro per la candidatura
alle Olimpiadi del 2020. Una coincidenza importante, considerato che Kazu è arrivato a Tokyo nel 1963 per lavorare come operaio per l’ammodernamento della città proprio in vista delle Olimpiadi del 1964. Dal mondo dei morti, quindi, Kazu torna ad infestare lo stesso parco, osservando la vita frenetica degli abitanti della megalopoli giapponese, in contrasto con la miseria e l’emarginazione dei senzatetto. La storia di Kazu diventa perciò il pretesto per una critica sociale al mito del progresso fondato sulle apparenze e un atto di accusa al capitalismo, ancor più marcato alla vigilia di un evento come le Olimpiadi. Essere senzatetto significa essere ignorati quando le persone passano, spiega il libro in un passaggio. Nel Parco Ueno, la comunità dei senzatetto è infatti simbolo di una società intera, e in questo romanzo sociale si pone allora l’accento sui riflettori che da una parte fanno luce e dall’altra si mettono in opposizione alle zone d’ombra, nelle quali la condizione degli ultimi e degli indigenti, ignorati, disprezzati e maltrattati nell’indifferenza e nell’ipocrisia si fa ulteriormente marcata in termini di disuguaglianze e discriminazioni, in una quotidianità frettolosa e distratta. Il romanzo nasce dalle interviste che Yu Miri ha raccolto tra i senzatetto della stazione di Ueno e dalla storia stessa dell’autrice, discriminata per le sue origini coreane e nata da una famiglia poverissima. La critica di Yu Muri è forte, e spazia nella storia dal XVII secolo fino al presente, collegandosi al recente disastro di Fukushima del 2011 e alle Olimpiadi del 2020, indicando questi avvenimenti come ulteriori cause dell’aumentare di disuguaglianze e discriminazioni. Questo libro è allora un invito a non voltare lo sguardo dall’altra parte e a dare voce al mondo degli invisibili, soprattutto a ridosso di un evento internazionale come le Olimpiadi rinviate che stanno per iniziare.