Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  giugno 23 Mercoledì calendario


Zaia dice stop al suo punto stampa. Intervista

Ogni santo giorno, con la pioggia o con il sole e anche nelle feste comandate. Alle 12.30, lui era lì: unità di crisi della Protezione civile, viale Antonio Paolucci, Marghera. La conferenza stampa quotidiana di Luca Zaia, entrata nella storia e nel costume, finisce ufficialmente con oggi, edizione numero 283. È stata una delle voci più ascoltate nella stravolgente pandemia, una sicurezza nel disorientamento e pure un’ispirazione per gli show, Maurizio Crozza su tutti. Per dire: tra il 21 febbraio e il 30 giugno 2020 le dirette hanno raggiunto i 2,2 milioni di spettatori con 30 mila utenti contemporaneamente collegati, 7,3 milioni di interazioni e la sistematica ripresa nei tg nazionali: «Tutto nasce come un’alleanza con il popolo di fronte all’ignoto». 
Presidente, è stato pure coraggioso. Con tutti quei giornalisti… 
«Loro sono stati coraggiosi, come inviati di guerra. In quella sala, distanziati ma comunque lì. Sono stati un presidio di protezione civile contro le fake news. Poi, certo: ci sono anche quelli che se cammini sull’acqua scrivono che non sai nuotare. Ma io i giornalisti li devo ringraziare». 
Dal punto di vista della comunicazione, quell’appuntamento è stato considerato spericolato. Mai avuto dubbi? 
«Macché. L’ho sempre pensato come una forma di rispetto verso i miei veneti. Ma, in effetti, me l’hanno sconsigliato in tanti, quasi tutti. Però, fin da subito quel venticello aveva cominciato a soffiare. E volevo che tutti fossero consapevoli di quello che stava accadendo, senza censure». 
Il venticello è la disinformazione sull’epidemia? 
«Certo. La pandemia mediatica è difficile da contrastare. Quante ne abbiamo sentite: il gran complotto, il virus che non esiste, i no vax, i respiratori che fanno morire, i microchip inseriti nel naso con i tamponi. È stata la cosa più disgustosa. Perché ciascuno ha subito una pressione psicologica continua che non ha aiutato». 
Dice «senza censure». Mai stato tentato di addolcire qualche pillola? 
«Ma no. Peraltro, rispondevo a tutte le domande possibili a fine conferenza. Il fatto di essere quotidiani aiutava: le tendenze si vedevano giorno per giorno, senza sorprese». 
Se l’aspettava che ci saremmo rivelati così fragili di fronte alle bufale più sfrontate? 
«I social hanno dimostrato sul campo tutta la loro forza. Sono un liberale, ciascuno può dire ciò che vuole. Però, in tanti casi si è superata la soglia. Quello che prima si diceva al bar aveva una gittata limitata. Quando il passaparola diventa digitale intercetta gente a cui per sapere tutto basta un titolo, un meme». 
Qualcosa l’ha urtata in modo particolare? 
«Tu parli di fatti che misuri e su cui quasi t’ammazzi di lavoro e qualsiasi cosa dici è perché fai parte della massoneria, del complotto galattico. E poi, ci sono quelli per cui il covid è diventato la carogna su cui banchettare». 
Di chi parla? Di certi scienziati? 
«Non c’è bisogno di essere scienziati, sui social il Nobel arriva facile…». 
Zaia, non sfugga. Ci sono anche scienziati non da social che l’hanno irritata… 
«Vede, noi amministratori non abbiamo fatto master sulle epidemie, siamo stati buttati sul campo. E ci abbiamo dovuto mettere la faccia insieme con la responsabilità. Altri, beh… si ricorda il detto? Se la causa pende, rende». 
Però, anche lei è diventato una pop star. Come ha preso le imitazioni di Crozza? 
«Ci sono servite. Ma sono servite anche a lui: la sua dizione veneta con il tempo è molto migliorata. Comunque, è bravissimo: mette in luce certe particolarità, o anche difetti, ma non offende». 
Il momento che più l’ha colpita? 
«Le uova. Un bambino mi ha mandato 6 uova fecondate da far nascere, e due da mangiare. Via posta. Io ho fatto nascere i pulcini in incubatrice, di fronte alle telecamere. Mi sono commosso».