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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Ad Aprilia c’è uno chef stellato che cura le malattie con piatti gourmet. Si chiama Niko Romito

Mi dia del paracetamolo, un antiacido e, ah, due maritozzi, uno al pistacchio e uno al cioccolato. Un dialogo surreale ma nemmeno tanto. Andate ad Aprilia, per dire: anonima cittadona tra Roma e Latina, luogo insolito per tante cose, figuriamoci per un progetto d’avanguardia come quello di Farmacia Alimentare. Il primo bistrot in Italia (in Europa? Nel mondo?) aperto – oggi l’inaugurazine – all’interno di una farmacia. Non un triste posto dove comprare alimenti senza glutine e lugubri simulacri marroncini di impossibili godimenti gastrici, ma un ristorante vero e proprio, a pranzo e a cena. Che propone i piatti studiati da uno chef tra i più importanti d’Italia, quel Niko Romito che ha tre stelle Michelin nel suo Reale a Castel di Sangro, in Abruzzo. E le stelle stanno a curarci.
Una storia di provincia, anzi di province. Perché non è che tutto quello ciò che è up-to-date debba necessariamente accadere a Milano o nelle metropoli sbranamode. L’idea è venuta a Marco Cecchini, amministratore della farmacia comunale Aprilia Nord, e alla sorella Elena, che ci lavora. I due, consapevoli del fatto che il cibo sia il primo medicinale e colpiti dalla appassionata partecipazione ad alcuni incontri a tema svoltisi in farmacia in tempi non sospetti, hanno deciso di aprire nel locale a fianco della farmacia e sotto la stessa insegna verde un bistrot in cui trasformare le ricette dei medici in ricette vere e proprie e per questo hanno cercato la collaborazione del nutrizionista Ferdinado Giannone e dell’Accademia Niko Romito, l’alta scuola di cucina del visionario chef abruzzese. Che inizialmente non ha risposto ai messaggi dei due («abbiamo dovuto corteggiarlo per tre mesi», dice ridacchiando Marco) ma poi quando ha capito di che cosa si trattava si è buttato anima, corpo e barba nel progetto. Il tempo di un paio di pandemie, ed eccoci finalmente pronti.
Farmacia Alimentare può essere visto in differenti modi, tutti autentici. Da un lato è un luogo dove mangiare in maniera che definire sano è riduttivo, visto che ogni piatto è accompagnato da un bollino colorato che indica la «tipologia di supporto» (dall’ok diab al gluten free, dal sistema immunitario all’infiammazione), che detta così magari anche no. Dall’altro è un bistrot allegro dagli spazi vivificati dagli artisti del Collettivo FX, Kiki Skipi e Andrea Casciu, che hanno reso in stile «urban» la filosofia del locale, che poi se lo cercate su Google compare sotto la voce «fast food» (ah ah). Dall’altro ancora, è l’occasione di mangiare i piatti à-la-Romito (e chi mastica di gastronomia sa che non sono noccioline) a un prezzo che dove lo trovate altrove? Quattro euro, sette euro, al massimo undici. Un maritozzo romitesco due euro e mezzo.
Ma siccome io sono un giornalista di cibo e non di salute, eccomi a mangiare in anteprima, assieme a un manipolo di colleghi circospetti il giusto, alcuni estratti dal menu «farmaceutico». Il destino galenico vuole che i camerieri mi portino alcuni dei miei must eat del cuore, per cui la prova è ardua. Ecco le Zucchine alla scapece, perfette ma alla fine è verdura, si gioca sul facile. Ecco la delicata Giardiniera, con verdure di stagione marinate (cavolfiore, finocchi, carote, cipolle, rapanelli e sedano). L’asticella si alza con l’Insalata russa, con verdure cotte pochissimo e quindi quasi croccanti e la maionese c’è ma è di mandorle. Si alza ancora con il Vitello Aliciato (nome nostro), un roast-beef molto rosa con alici in salamoia, polvere di capperi e cucunci) e tocca il suo culmine con la Parmigiana (no, dico: la Parmigiana!), ingentilita da alcuni tocchi che evitano la frittura e il lattosio ma non per questo imbastardita. E anche il maritozzo, dolce lussurioso per definizione, qui non perde un grammo di sex appeal: con panna, con gocce di cioccolato, alla crema al pistacchio, con crema alla nocciole e cioccolato. A colazione, ma anche a fine pasto. La cena non l’abbiamo provata, ma ci dicono sia fatta di pizze e panini con il burger. Un solo guaio: niente alcol. Anche i farmacisti non sono perfetti.