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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Senza riforme la Cina è lontana

Il famoso decoupling tra Occidente e Cina di cui si parla da tre anni sta avvenendo o no? Il disaccoppiamento tra gli ambienti economici, tecnologici e scientifici è davvero in atto? È una domanda centrale per capire l’evoluzione dello scontro tra Washington e Pechino – nella quale si sta con qualche incertezza inserendo anche la Ue – e per immaginare il futuro dell’economia globale. Uno studio pubblicato martedì dalla Camera di Commercio dell’Unione europea in Cina, in collaborazione con la società di consulenza Roland Berger, dice che per le imprese europee in Cina il presente è accettabile ma il futuro è problematico. Tre su quattro delle 585 imprese europee iscritte alla Camera hanno realizzato un profitto nel 2020, la stessa proporzione dei cinque anni precedenti. E il 68% è positivo sulle prospettive di crescita. Quasi l’80%, però, importa componenti cruciali per la produzione perché non li trova nel Paese o li trova di scarsa qualità e a costi elevati. Di conseguenza, più del 25% dei gruppi europei attivi in Cina sta riportando alcune produzioni verso l’Europa, cinque volte in più di chi sta realizzando operazioni opposte, di offshoring. Le preoccupazioni maggiori arrivano però dal passo lentissimo delle riforme di Pechino. Il 45% dei membri della Camera di Commercio riporta casi di barriere all’accesso nei mercati cinesi. Secondo il 47%, rimane un trattamento diseguale tra imprese estere e locali, a svantaggio delle prime. La riforma delle imprese di Stato (Soe) è ferma e solo il 15%delle aziende europee crede che dal processo di riforma emerga un vantaggio per i privati mentre il 48% si aspetta il contrario. Il 16% si sente forzato a trasferire tecnologia per potere operare in Cina. «Il nostro impegno di lungo termine nel mercato cinese ha pagato dividendi nel 2020 ma le tensioni geopolitiche ci costringono a riconsiderare le nostre strategie qui – è il commento di Charlotte Roule, membro del Consiglio della Camera di Commercio Ue —. Le imprese europee non si stanno disaccoppiando e lasciando la Cina: considerano quali legami devono essere tagliati tra le operazioni in Cina e quelle globali». Come accorciare, le catene di produzione, insomma. Separare le economie americana, europea e cinese sarebbe costosissimo per il mondo e complicato sul piano giuridico e tecnico. In più di un caso, però, sta succedendo.