Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Maradona secondo Pennac. Intervista

Scrittura e teatro, dimensioni vicine eppure diverse. Che rapporto c’è tra le due per Daniel Pennac? «Amo la scrittura e il teatro per due ragioni assolutamente contrarie: la scrittura è la solitudine, il teatro è la vita». C’è una specie di mistero che si realizza ogni sera, in occasione delle rappresentazioni: «il mistero dell’incarnazione del testo». Duplice mistero: dietro le quinte tra regista e attori e sul palcoscenico nell’empatia che si sviluppa con il pubblico. Dopo i reading teatrali di un anno fa, poco prima del lockdown, per l’uscita del suo ultimo romanzo La legge del sognatore in cui ha «osato» portare in scena il suo Fellini maestro di cinema e di sogni, lo scrittore francese torna su un palcoscenico con un personaggio che era difficile immaginare vicino a lui: Ho visto Maradona andrà in scena a Napoli, al Campania Teatro Festival, con la regia dell’argentina Clara Bauer (che già aveva curato la lettura teatrale del «sognatore») e nasce da un’idea di squadra composta oltre che da Pennac e dalla Bauer, da Pako Ioffredo e Ximo Solano. Ex maestro di scuola, creatore del fortunatissimo personaggio di Malaussène, il «capro espiatorio», nel popolare quartiere parigino di Belleville, Pennac non si era mai cimentato con un autentico personaggio dello sport e nessuno finora, aveva mai pensato che avrebbe potuto farlo.

Monsieur Pennac, ma lei è un tifoso di football?
«No, non sono un grande appassionato di calcio ma capisco molto bene la passione dei miei amici e dei tifosi in generale».
Il suo spettacolo si intitola Ho visto Maradona. Ma lei l’ha mai visto allo stadio o dal vivo?
«Mai! Però ho visto, come tutti, le partite in televisione e i docufilm di Emir Kusturica e Asif Kapadia".
E cosa l’ha più impressionata del personaggio Maradona?
«La capacità di produrre poesia attraverso la danza del suo corpo quando era sul terreno di gioco e per alcune scintille fantasticamente poetiche nelle sue dichiarazioni più spontanee».
Il personaggio più conosciuto dei suoi romanzi è Malaussène, che interpreta la funzione sociale di capro espiatorio «professionale». Nella sua rappresentazione Maradona ha lo stesso ruolo?
«Io lo vedo come un eroe ambivalente: a volte eroe, altre volte capro espiatorio. Lo diventava in particolare quando giocava a Napoli, soprattutto per le ingiurie che si potevano leggere sugli striscioni o addirittura ascoltare dalla furia dei tifosi delle squadre del Nord, proprio nel momento in cui il Napoli si stava avvicinando alla vittoria del campionato, per la prima volta nella storia del calcio italiano. Il miracolo di questo piccolo uomo forse è stata la capacità di aver incarnato Davide contro Golia».
Il gesto più discusso del Maradona calciatore è il gol segnato con la mano nella partita contro l’Inghilterra ai Mondiali in Messico del 1986. Lo metterete in scena? E come?
«È un segreto che sveleremo l’11 Luglio a Napoli».
Però adesso ci può dire che cosa rappresenta secondo lei quel gesto nell’intera parabola di Maradona?
«Per certi versi rappresenta il peggior gesto della storia del calcio, ma io credo che non ne possiamo parlare se non lo associamo immediatamente al gol che fece 5 minuti dopo, che rappresenta invece il miglior gol della storia del calcio. È la parabola del peggio e del meglio. Sono i due simboli estremi che illustrano la vita di Maradona».
La vostra rappresentazione andrà in scena a Napoli, la seconda patria di Maradona, dove il suo mito è ben vivo, come s’è visto nei giorni della sua morte. Con quale stato d’animo affronta questa avventura?
«Con il desiderio di trasformare l’immenso dolore provocato dalla sua scomparsa in creazione poetica. È così in fondo che l’idea dello spettacolo è iniziata. Il giorno in cui ho visto la tristezza profonda che ha provocato la sua morte negli occhi degli artisti con cui collaboro da anni: la regista argentina Clara Bauer, l’attore napoletano Pako Ioffredo e l’attore valenziano Ximo Solano. Insieme abbiamo deciso di dare forma e sogno a questo dolore attraverso il teatro. Siamo tutti parte della "Compagnie MIA - Mouvement International Artistique" fondata a Parigi da un gruppo di artisti internazionale che è stata la realizzazione di un mio grande desiderio».
Napoli ha rappresentato per Maradona il paradiso e l’inferno, la trasformazione in un’icona popolare e la caduta nella droga e la prossimità con la camorra. Nello spettacolo metterete in scena i due piani?
«Le rispondo riprendendo simbolicamente la partita Argentina-Inghilterra a Messico ’86. I due gol estremi, appunto, calzano come un guanto nella vita di Maradona. Diego resta nell’immaginario collettivo l’incarnazione del povero, ed è attraverso la droga che questa società annienta i poveri. E concludo citando una frase dello scrittore argentino Roberto Fontanarrosa: "Non m’importa cosa fece con la sua vita, mi importa quello che ha fatto con la mia". È a partire da questa che affronteremo la creazione dello spettacolo».
Il personaggio Maradona ha incarnato, in vita e a maggior ragione dopo la morte, un autentico culto popolare, con una miscela irrazionale di simboli politici-religiosi-pagani. Non la disturba questo, da francese nato e cresciuto nel culto della laicità?
«No. Perché quello che ha veramente segnato la vita delle persone nel rapporto con Maradona è l’aver incarnato, attraverso la sua esistenza, la poesia pura, come Muhammad Ali. La sua opera più autentica è l’immagine che dimora nelle persone. E quando vediamo questa immagine è come se vedessimo un quadro di Caravaggio o leggessimo un poema di Rimbaud, non proviamo nessun desiderio di portare Caravaggio o Rimbaud in un confessionale o in tribunale. Guardiamo l’opera e basta».In definitiva chi è stato per lei Maradona? Un angelo, un demonio, una vittima?
«Poesia sublime».