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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


La Roma di Roberto Mancini

Tre chilometri e mezzo. Tanto Lungotevere e un ponte a scelta. Tanto dista la casa di Roberto Mancini dall’Olimpico che domani riaprirà al pubblico per tifare per la sua Nazionale. La Roma del c.t. è fatta di discrezione e abitudini consolidate. Anche se Mancini vive praticamente alle spalle di Piazza del Popolo, che nel suo fascino non è proprio un miracolo di riservatezza. La sua abitazione è arrivata dopo una lunga ricerca, ai tempi del Mancio calciatore (alla Lazio). Scelta dopo un periodo vissuto casa e bottega, al centro sportivo di Formello, e dopo aver scartato la soluzione più comoda ma meno suggestiva dell’Olgiata dei tanti compagni di squadra di allora, primo fra tutti Sinisa Mihajlovic. 
Rifugi 
La casa, un attico con terrazzo da cui si ammira il Pincio come San Pietro, ha resistito ai tanti traslochi calcistici – Firenze, Manchester, Milano, Istanbul, San Pietroburgo – ed è sempre stata il suo rifugio. Qui si incrociano rotte turistiche e mondane, ma se cercaste il c.t. in qualche ristorante glamour perdereste il vostro tempo. Il suo riferimento è invece l’Hostaria da Pietro, menu della tradizione romana, un posto quasi nascosto, anche se a un attimo dal dai e vai di via del Corso. Ecco, via del Corso. Non siamo lontani dal numero 18 dove visse alla fine del ‘700 niente meno che Johann Wolfgang Goethe. Il grande scrittore tedesco ci ha lasciato tante passeggiate romane e una delle più famose partì appunto da Piazza del Popolo per arrivare alla fonte dell’Acqua Acetosa. Quello di Goethe, impegni professionali e federali a parte, sembra essere anche il percorso «manciniano» per eccellenza, visto che il punto d’arrivo è ad appena una curva dal Circolo Canottieri Aniene. Nel corso della sua storia romana, il futuro c.t. è stato avvistato in altre terrazze sul Tevere, prima fra tutte quella del Canottieri Roma, ma ormai da anni ha trovato «casa» all’Aniene, dove fra l’altro è socio Dino Zoff, campione del mondo diventato c.t., peraltro arrivato in sede di Europei alla finale del 2000, vinta dalla Francia al golden gol.

A tutto padel 
C’è stato anche un cambio, anzi un arricchimento del repertorio di Mancini. Un percorso in qualche modo obbligato, almeno nell’ultimo periodo: il padel ha infatti piano piano scalzato il calcetto, complici anche i divieti per gli sport di contatto, che hanno sequestrato i palloni e lasciato in gioco le palline. Chi lo ha visto giocare garantisce sia un talento, forte tecnicamente e con una geniale lettura del gioco. Mancini, in verità, una mano nei tornei sociali continuava a darla, ma senza indulgere troppo alla sfida goliardica. D’estate, sempre negli anni pre pandemia, lo si poteva vedere alla «fossa» per la Coppa Canottieri, dove andava a tifare per suo figlio e l’Aniene. Il fatto è che anche questo Mancini è sobrio, composto, un saluto a tutti, qualche grande ex come compagno di gioco, invitato in qualità di ospite, ma anche una sfida con qualche socio incontrato nello spogliatoio. Saprà mantenere il suo aplomb anche domani sera all’Olimpico?