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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Il lockdown non ha fermato i tombaroli

Il Covid-19 ha piegato l’economia, ma non i tombaroli. Durante la pandemia, come scrive il sito della Cnn in un lungo articolo da Roma, i saccheggi e il commercio di manufatti antichi non hanno conosciuto alcuna flessione. Anzi. E questo nonostante i lockdown perché, spiega Katie Paul, co-direttore dell’Antiquities Trafficking and Heritage Anthropology Research Project, questi commerci illegali si sono trasferiti su Facebook e nel dark web. Non è un problema solo italiano. L’Interpol, che ha da poco  introdotto un’app chiamata ID-Art con un database di beni rubati, ha dichiarato che in Europa tra giugno e ottobre 2020 sono stati sequestrati 56.400 oggetti trafugati e arrestate 67 persone. Solo nel nostro Paese si parla di un valore attorno a 1,2 milioni di euro.
Si stima che almeno il 50 per cento dei manufatti romani oggi presenti sul mercato siano rubati. Per dare un’idea, secondo i dati dell’Associazione internazionale dei commercianti di arte antica, il commercio legale vale 130 milioni di dollari all’anno, quello illegale è stimato intorno ai 2 miliardi (gran parte del business, va detto, riguarda opere trafugate in Siria). Lo conferma alla Cnn anche Arthur Brand, uno dei più importanti investigatori d’arte europei e autore di Hitler’s Horses: The Incredible True Story of the Detective who Infiltrated the Nazi Underworld. Secondo Brand in tutto il mondo sarebbero attivi centinaia di migliaia tombaroli e saccheggiatori. La maggior parte di essi sono veri e propri professionisti, ma alcuni sono agricoltori o semplici proprietari di metal detector che tentano la fortuna scavando e setacciando il terreno. Un po’ come acquistare un gratta e vinci. Le zone di “caccia” non sono solo campagne o siti sperduti. Anche il centro di Roma, per esempio, può essere facilmente preso d’assalto, anche da turisti alla ricerca di un souvenir prezioso. Qualche esempio? Piazza Largo di Torre Argentina (dove fu assassinato Cesare nel 44 a.C) sarebbe uno dei siti più saccheggiati della Capitale, anche se ormai da rubare c’è rimasto ben poco. Oppure i resti delle rovine del palazzo imperiale di Nerone ad Anzio, a pochi metri dal mare. Il sito, racconta la Cnn, è protetto solo da una recinzione arrugginita su cui i bagnanti appendono gli asciugamani. In una giornata di maggio i giornalisti autori del pezzo hanno persino visto un uomo scavalcare il recinto con una pala e scavare come se nulla fosse. Durante il lockdown, ha raccontato la responsabile del museo locale Paola Pistoiesi, il sito è stato violato da almeno altre tre persone.
Il tombarolo però è solo l’ultimo anello della catena criminale, la figura che rischia di più e guadagna meno. Di mano in mano, i reperti trafugati possono arrivare a vip e milionari, grazie a intermediari e mercanti pronti ad aggirare la legge. Se una convenzione Unesco del 1970 vieta l’importazione, l’esportazione o il trasferimento di proprietà di manufatti ottenuti illegalmente, è sufficiente datare la prima vendita a prima del 1970 e il gioco è (quasi) fatto. All’insaputa del cliente finale. L’ultimo caso riguarda Kim Kardashian che lo scorso maggio è finita nei guai per aver acquistato un frammento di una statua romana, l’Atena Samian di Myron, sequestrata nel porto di Los Angeles nel maggio 2016, di cui le autorità americane hanno disposto il rientro in Italia.