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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Intervista a Enrico Michetti

Il tormentone durava da troppo tempo e non era un bello spettacolo per Roma. Ma adesso, finalmente, il candidato del centrodestra per il Campidoglio c’è: ed è l’avvocato Enrico Michetti. I leader si sono messi d’accordo, e Michetti – docente a contratto dal 2014 di Diritto pubblico e dell’innovazione amministrativa all’università di Cassino e fondatore e direttore della Gazzetta amministrativa – esulta. «Sono pronto a partire di slancio», dice mentre viene bombardato di telefonate, di auguri, di incoraggiamenti. «Mi stanno chiamando persone comuni innamorate di Roma quanto lo sono io, tanti colleghi e tanti politici».
Michetti, la competenza è il bisogno primario, l’assoluta necessità per ridare alla Capitale il peso che merita. Lei crede di avere la competenza per un compito così importante qual è quello del sindaco di Roma, se dovesse vincere le elezioni?
«Io in questi 25 anni mi sono occupato di procedure complesse nei Comuni e nelle amministrazioni comunali: dissesti economici, piani regolatori, espropri, funzionamento tecnico degli uffici e tutto il resto che riguarda le città e i loro problemi. Mi sono occupato tecnicamente di tutto. La conoscenza tecnica dei problemi e l’applicazione e lo studio per risolvere i problemi della cittadinanza sono l’abc della competenza, la conditio sine qua non. Io ho una competenza sul campo».
Insieme alla competenza, Roma non ha bisogno anche di una visione?
«Ma certo. Competenza più visione, competenza più passione, competenza più onestà. Così, con un mix estremamente variegato e attento, si risolvono le grandi e le piccole questioni che riguardano la vita dei cittadini. L’ideologia va lasciata fuori dalla porta della buona amministrazione. Certo, ognuno ha la propria ideologia, o meglio il proprio bagaglio di idee politiche. E tutte vanno rispettate. Ma al centro della scena va messa l’attitudine professionale per guidare una grande metropoli come Roma. Questa Capitale ha bisogno di un clima di pacificazione. Gli odi e le divisioni spesso pregiudiziali danneggiano il suo buon funzionamento. Che deve essere il valore cruciale della prossima stagione amministrativa di Roma. Dobbiamo creare una nuova città tutti insieme. Confrontandoci sui progetti. Il passato è superato, e ci interessa poco. Ora bisogna guardare al presente e al futuro».
Ma lei un programma lo ha? Ce lo illustra nel dettaglio?
«Lo stiamo preparando. Ne parleremo meglio nelle prossime settimane».
Ha individuato almeno delle priorità?
«Ma certo. Sicurezza, decoro e igiene urbana, rifiuti, trasporti. E ancora: va semplificata la burocrazia. È fondamentale lavorare nella formazione del personale. E togliere ai dirigenti comunali la paura della firma degli atti. Si aiuta a superare questa paura, purtroppo paralizzante e dannosa per il buon vivere dei cittadini, migliorando la formazione dei dirigenti e dei dipendenti comunali e dando loro più assistenza nelle procedure complesse».
I suoi critici dicono però che Michetti è un personaggio poco noto. Lei come risponde?
«Mi conoscono sia a livello popolare, grazie alla mia attività su Radio Radio, sia a livello accademico e scientifico per i miei studi e le consulenze. E comunque se c’è chi pensa che Roma abbia bisogno di una star si sbaglia. Ha bisogno di una persona che si è applicata finora ai problemi delle città, che ha un curriculum e un riconoscimento in questo campo e che sa fare squadra».
Lei farà squadra con la giudice Matone. La conosce?
«Non direttamente, ma la apprezzo per i suoi interventi in tivù e in altre sedi. È una donna di grande prestigio e qualità. Ci siamo appena parlati e siano entrambi motivatissimi. Sono molto contento del ticket. Faremo squadra. E non ci sarà solo un ticket. Ma selezioneremo i migliori in questa città sia dentro sia fuori dal mondo dei partiti. E li coinvolgeremo nel nostro progetto».
I partiti dunque saranno ancora protagonisti?
«Serve il contributo di tutti. E ringrazio, oltre alla Matone per la sua disponibilità, il centrodestra che mi ha dato fiducia. La politica svolge un ruolo fondamentale nel rapporto con la città. È come la cartilagine nelle ginocchia: è quel canale di trasmissione sempre aperto tra il cittadino e il corretto esercizio del potere. Una politica sana sa interpretare con sensibilità i bisogni dei cittadini e mette a disposizione gli strumenti per poter raggiungere gli obiettivi».
Le energie civiche a Roma sono in sonno. Come risvegliarle?
«Bisogna farle appassionare a un sogno molto pragmatico. Il nostro è quello di restituire alla Città Eterna il ruolo di Caput Mundi. In questo senso il Giubileo va progettato e pianificato con la massima attenzione».
Lei ha già delle idee?
«Va anzitutto suscitato il senso di partecipazione sia della cittadinanza sia del mondo produttivo. Roma vive di grandi eventi. E Roma sarà al centro del palcoscenico internazionale nel 2025 e negli anni a ridosso del Giubileo. Verranno i leader internazionali, ci saranno flussi turistici massicci e dovremo essere all’altezza di questa grande occasione. A Roma va ridata, con modernità e grande innovazione, la forza che le appartiene da sempre».