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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Periscopio

Parlare di Palazzo Chigi (e quindi anche del Quirinale) con tanto anticipo è un gioco inutile. Ma le grandi battaglie richiedono un’analisi attenta del campo per poi stabilire il momento giusto per l’attacco. Bruno Vespa. QN.
Ridotto il liberalismo a fantasma, da noi passa per liberale non soltanto Silvio Berlusconi, l’uomo che sorride beato quando i suoi seguaci, tenendosi per mano, intonano «meno male che Silvio c’è» (il loro «t’adoriam, ostia divina»). Si dichiarano liberali, senza che nessuno scoppi a ridere, anche gli ex, post, vetero e catto comunisti, per non parlare dei post fascisti e dei fascisti rinati, o dei cattolici; sono liberali persino i mangianegher sovranisti e le SA pentastellari. Diego Gabutti, scrittore. ItaliaOggi.
Entrai al Corriere della Sera nel 1980: redazione interni. Dall’altra parte del tavolone c’era la redazione politica, guidata da Carlo Galimberti, che aveva come vice Vittorio Feltri. Al quale, nel fare un titolo, chiedevo: «Dammi un sinonimo di comunisti». E lui: «Assassini!». Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera (Stefano Lorenzetto). L’Arena.
Al tempo io ero presidente dei ministri dell’Economia del Ppe. Quando Juncker chiese di usare il Fondo salva Stati per salvare le banche, risposi: «Potrebbe, ma a patto che la contribuzione nazionale al fondo non sia basata sul Pil, come giusto nella funzione salva Stati, ma sul rischio, com’è giusto nella funzione salva banche». Sulla Grecia, le banche tedesche e francesi erano a rischio per 200 miliardi di euro, l’Italia solo per 20. L’ipotesi del passaggio nel calcolo dal pil al rischio innescò la crisi. Qualche giorno dopo esplosero gli spread e fu spedita la lettera Bce-Bankitalia del 5 agosto. Obiettivo di queste manovre non era solo prendere i nostri soldi per salvare le loro banche ma anche mascherare gli altrui vizi di sistema e, passando dal calcolo sul Pil al calcolo sul rischio, evitar di far venir fuori la vera causa della crisi, una crisi bancario-sistemica che era più nel Nord che nel Sud dell’Europa. Allora, a guardarli, quei 200 miliardi sembravano una cifra enorme. Adesso fanno ridere. Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia (Andrea Indini). il Giornale.
Mi sembra sproporzionato che il responsabile di una strage, come Brusca, possa essere libero dopo 25 anni. È stato tutto perfettamente legale o c`è stata molta indulgenza, forse troppa, anche nella concessione dei permessi a Brusca, 45 giorni di libertà ogni sei mesi? E perché è stato escluso dal 41 bis? Mi chiedo se tra suoi i meriti rientrino anche le calunnie che ha fatto nei confronti di molti, tra cui Violante e me. Claudio Martelli, ministro della Giustizia ai tempi di Bettino Craxi (Claudio Bracalini). il Giornale.
I teatri non dovevano essere chiusi. Infatti la Spagna ha sempre tenuto aperto. I teatri sono i luoghi più sicuri. Noi a Ravenna siamo stati i primi l’anno scorso, proprio con l’Orchestra Cherubini. Anche nel periodo più difficile si sarebbe potuto stare in sala. Riccardo Muti, direttore d’orchestra (Pietro Visconti). Libertà.
Il campo di battaglia totale che era il Parlamento fu ideato dai Padri costituenti. Volevano che tutto passasse di lì e che le Camere avessero l’ultima parola. In Parlamento si confrontavano i partiti che nelle Commissioni e nelle Aule conducevano le proprie battaglie. Al Parlamento il governo chiedeva la fiducia, inghiottiva la sfiducia, piativa il sì alle sue proposte, si rassegnava alle modifiche, si sottometteva alla bocciatura. Nulla di ciò che accadeva nel Paese doveva sfuggire al Parlamento che, con i suoi quasi mille componenti, aveva occhi e orecchie dalle Alpi alle Isole. Pareva che i Costituenti, ripensando all’anatema di Benito Mussolini che chiamò Montecitorio «aula sorda e grigia», volessero risarcire le Camere del torto subìto. E ribaltarono l’antiparlamentarismo fascista in un parlamentarismo totale. Giancarlo Perna, Il Ring – Cinquant’anni di risse tra i Poteri. Guerini e Associati.
Mandarmi da Milano a Roma fu una gogna. Credevano di farmi contenta, perché così potevo stare vicino a mio marito, nominato direttore generale della Rai. Ma io a Milano avvertivo l’energia che promana dalla terra. Una sensazione che ho avvertito soltanto in un’altra città: New York. Elena Gaiardoni, giornalista (Stefano Lorenzetto). L’Arena.
Il ladro della Gioconda, l’italiano Peruggia, costruisce una bella cassa di legno per proteggere dall’umidità della sua dimora il tesoro che ha rubato ai francesi e aspetta. Aspetta più di due anni, mentre aumenta la «taglia» offerta a chi ritroverà il quadro. Forse è terrorizzato, solo dopo averlo compiuto capisce la gravità del suo gesto. Poi, nel 1913 si scuote, o pensa che il mondo si sia dimenticato della Monna Lisa sparita: scrive una lettera ad Alfredo Geri, un mercante d’arte fiorentino con il quale si è messo in contatto qualche giorno prima, offrendogli nientemeno che la Gioconda. Si è firmato col patetico pseudonimo di «monsieur Léonard V.» Maurizio Pilotti. Libertà.
In mezzo a tanti feroci detrattori del film la Dolce vita di Fellini ci furono anche critici e scrittori che invece compresero il coraggio di raccontare un mondo che esisteva e che molti non volevano vedere nelle sue fragilità, nei suoi vizi, nella depressione, nell’euforia, nell’immoralità e direi anche nella sua spiritualità. Il cardinale Siri se ne accorse e comprese la grandezza del film. Padre Taddei, sacerdote intellettuale, idem (rimosso per questo dall’incarico di capo della comunicazione e della cultura nella Compagnia di Gesù) e poi Giuseppe Marotta, Tullio Kezich, Pietro Bianchi, Sergio Frosali, Pasolini e Moravia e altri. Carlo Verdone. la Lettura.
Il più importante lascito dell’età napoleonica sono le riforme attuate fra il 1800 e il 1804, anni durante i quali fu redatto il Codice civile, detto anche Codice Napoleone, approvato il 21 marzo 1804. Durante il periodo napoleonico, il sistema amministrativo francese abbandonò il decentramento della rivoluzione e si caratterizzò per un fortissimo accentramento statale. Cesare Lanza. Alle 5 della sera.
Nel 1947 Eugenio Corti ha scritto I più non ritornano e Garzanti ha accettato di pubblicarlo. Re–cen–sioni positive di Mario Apollonio e di Francesco Casnati, nel silenzio di altri critici. Ma il libro giungerà rapidamente alla terza edizione. Eugenio Corti, Diari. edizioni Ares (Cesare Cavalleri). Studi Cattolici.
Mi hanno chiamato Dottor Divago perché divago molto. Marco Giallini, attore (Candida Morvillo). Corsera.
La terza età ti rende più scettico. La quarta, se non ti rimbambisce, più cinico. Roberto Gervaso.