La Stampa, 13 maggio 2021
Intervista a Erica Jong
Erica Jong è diventata famosa per il suo Paura di volare, il libro che nel 1973 liberò le fantasie sessuali delle donne e ha venduto più di 20 milioni di copie del mondo. Ora che la scrittrice americana si appresta a compiere 80 anni ha scritto un’autobiografia (Senza cerniera. La mia vita, Bompiani, traduzione di Marisa Caramella), che si apre con queste parole: «Se volete diventare famose, fate in modo di non diventarlo per il sesso. Diventate famose per aver inventato un nuovo vaccino o per la bellezza e la bravura nel recitare ma, per amor della dea, non diventate famose per il sesso. Per il resto della vostra vita il sesso vi perseguiterà e farà sì che la gente legga i vostri libri in cerca di tracce di ninfomania».
Perché inizia proprio con questa provocazione?
«Perché è divertente e se c’è una cosa a cui non riesco a resistere è una cosa divertente. E poi perché è vero. Ero amica di Henry Miller, l’autore di Tropico del Cancro, e anche lui non è mai stato felice di essere famoso per via del sesso, ma cosa puoi fare quando vivi in una cultura puritana e ti rifiuti di essere puritano? La gente se ne accorge».
Però scrivere di sesso negli anni Settanta faceva parte anche del processo di liberazione delle donne. Concorda?
«Sì. Penso che fosse decisamente importante per le donne poter scrivere di desiderio, sessualità e rapporti con gli uomini. Penso che le donne più giovani oggi diano la libertà per scontata (il che è un bene)».
Ora, quando parliamo di sesso e donne è più spesso a causa di molestie, violenze, comportamenti aggressivi da parte degli uomini. Cosa ne pensa di quello che è successo dopo il movimento #MeToo?
«Come tutti i movimenti, ha esagerato il problema. Non tutti gli uomini sono molestatori, ma c’è la tendenza a guardarli in quel modo. Alle donne non piace essere generalizzate e penso che gli uomini abbiano la stessa reazione. Non tutti gli uomini sono uguali - Grazie a Dio!».
Nell’autobiografia dice che lei – da adolescente - era ossessionata dal sesso. Perché? Pensa che sia diverso per le ragazze al giorno d’oggi?
«No. Penso che l’adolescenza sia un periodo in cui diventi consapevole della sessualità, ma il modo in cui reagisci dipende molto dalle norme culturali in cui vivi. Ogni novità in quel periodo attira la tua attenzione. È assolutamente normale voler esplorare questi sentimenti quando ne diventi consapevole per la prima volta. Dovresti essere indifferente ai sentimenti per non metterti in discussione su di loro. Le informazioni sono sempre disponibili se le cerchi. Ricordo una volta in Giappone con i miei genitori, avevo circa sedici anni e c’erano pochissimi negozi di libri in inglese, ma ne trovai uno e ho continuai a tornarci più e più volte per leggere pagine di un libro chiamato Amore senza paura solo perché mi aveva affascinato il titolo. Quando poi ho avuto il coraggio di comprarne una copia, non l’ho trovato così eccitante".
Sesso, alcol, scrittura: cosa ha influito di più sulla sua vita?
«Scrivere è un processo per conoscere te stesso, quindi non puoi diventare uno scrittore senza guardare onestamente ai tuoi problemi e venire a patti con te stesso. Forse la cosa migliore dell’essere uno scrittore è la conoscenza di sé che dà. E la cosa peggiore dell’essere uno scrittore è la conoscenza di sé che dà».
Qual è, secondo lei, il ruolo dello scrittore?
«Gli scrittori ci vengono mandati per farci capire noi stessi in modo più profondo. E il ruolo dello scrittore è, nel comprendere sé stesso, dare consapevolezza agli altri. È un mestiere eccitante per questa ragione. E si è sempre terribilmente autocritici, è il mestiere in cui si è più difficili con sé stessi: non pensi mai di aver fatto abbastanza, ci deve sempre essere un altro libro».
Perché dopo tanti romanzi (cito per esempio Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato, Il salto di Saffo, Fanny, Come salvarsi la vita) ha deciso di scrivere un’autobiografia?
«Non credo che ci si conosca veramente finché non si decide di scrivere un’autobiografia. E in quel momento si scoprono le cose più straordinarie su sé stessi, cose mai sapute. È un esercizio incredibile di autocoscienza».
Che segno hanno lasciato le donne scrittrici nella sua formazione di lettrice?
«Ho amato le donne scrittrici che hanno saputo fare ironia sul fatto di essere donne, come Dorothy Parker. Leggendole da adolescente le ho trovate trascinanti, perché ero sempre stata, ero già una femminista, ma all’improvviso vedevo umorismo nei modi terribili in cui le donne venivano trattate dalla società».
Parlando del potere degli uomini, pensa che la sua vita sarebbe stata più facile se non fossi stata una donna?
«Forse lo pensavo quando ero più giovane, ma ora non lo sono più. Penso che gli uomini abbiano i loro problemi nell’affrontare il potere, l’amore e la sessualità. Nessun essere umano cresce senza problemi e la cosa più importante è come arriviamo a capire noi stessi attraverso questi problemi».
Parla molto dei diritti delle donne in questo libro. Pensa che le conquiste del passato adesso siano in pericolo?
«Alcune epoche si concentrano sui diritti delle donne, altre li danno per scontati, sembrano entrare e uscire di moda. Dobbiamo essere consapevoli dei nostri diritti e dei nostri torti. Penso che un grande aspetto della libertà delle donne stia nella conoscenza del controllo delle nascite e dell’aborto. Fortunatamente oggi queste informazioni sono molto più disponibili e penso che sia una buona cosa. Perché fare un segreto del corpo? Lo abbiamo tutti! L’idea di tenerlo nascosto è molto arretrata. Penso che ogni bambino, maschio o femmina, crescendo sia affascinato dal corpo e da ciò di cui è capace. Dovremmo incoraggiarne la conoscenza, non nasconderla. Ricordo che mia sorella maggiore quando avevo 12 o 13 anni, mi mostrò un libro con immagini di organi sessuali di uomini e donne - sono grata di aver avuto una sorella maggiore che lo ha fatto».
«Se si dice la verità, si è sicuri prima o poi di essere scoperti». Perché cita questa frase di Oscar Wilde nell’esergo? Lei dice la verità?
«Adoro l’ironia di Wilde. Ha capito che l’onestà ha un prezzo e il prezzo può essere alto».