Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  maggio 04 Martedì calendario


Il quadro rubato a Vuole Mazzini

È accaduto tutto per caso. La scoperta di un quadro che si pensava essere originale e invece originale non era. Il rinvenimento della patacca nei corridoi della sede Rai di viale Mazzini è avvenuto qualche mese fa, subito denunciato dagli attuali vertici. Un pezzo di notevole valore economico del celebre pittore Ottone Rosai, artista fiorentino del Novecento, che qualcuno aveva rubato e sostituito con una copia perfetta. Quel qualcuno che nella televisione pubblica, si è scoperto ieri dopo una delicata indagine, aveva lavorato per decenni. Un Lupin che candidamente ha ammesso, di fronte agli inquirenti, di essere stato lui il protagonista della ruberia. Un ladro che però l’ha fatta franca, poiché i reati contestati, furto e ricettazione, sono tutti prescritti, visto che il colpo sarebbe stato messo a segno nei lontani anni Settanta. 
NUOVE ISPEZIONI
La scoperta dell’identità del furbastro però, più che tranquillizzare gli inquirenti, li ha ulteriormente insospettiti. Questo l’interrogativo che si sono posti: e se qualcun altro in passato avesse emulato le gesta del ladro di viale Mazzini?  Perciò i carabinieri del tutela patrimonio culturale, guidati dal generale Roberto Riccardi, stanno passando al setaccio l’immenso patrimonio di opere esposte e custodite in diversi sedi della televisione pubblica.  Gli investigatori si chiedono se il caso del dipendente infedele che ha rubato, sostituito e rivenduto il quadro sia un episodio isolato oppure anche altri colleghi, per arrotondare lo stipendio, si siano dedicati alla stessa audace pratica.

LA STORIA
Tutto sarebbe avvenuto fortuitamente. Un’accidentale caduta del quadro Architettura, di Ottone Rosai, avrebbe permesso di comprendere, a un occhio esperto, che l’opera incorniciata e conservata in viale Mazzini non era il dipinto realizzato dall’artista fiorentino scomparso nel 1957. 
Un mistero che non ha lasciato indifferenti il management della Rai che ha denunciato a piazzale Clodio, sede della procura di Roma, il singolare episodio. 
Subito il pubblico ministero titolare del fascicolo, Paolo Francesco Marinaro, ha coinvolto gli esperti carabinieri del Tpc. 
I militari dell’Arma hanno quindi iniziato una delicata inchiesta. Hanno sentito a sommarie informazioni decine di persone che nella televisione di Stato hanno lavorato per anni e che per vari motivi erano entrati a contatto con l’opera. 
Alla fine sono arrivati ad un uomo che negli anni Settanta prestava servizio in Rai. Il furbastro, sentito dagli investigatori, ha spiegato di aver compiuto il colpo, sostituendo l’originale opera con una copia uguale perfettamente sovrapponibile. Una patacca che ha occupato nella cornice del quadro, passando inosservata per decenni, il dipinto autentico di Rosai. Una replica di cui nessuno si è accorto sino ai nostri giorni. 

LA VENDITA
Dopodiché il ladro – sempre negli anni Settanta – mosso non tanto dall’amore per l’arte quanto dalla voglia di incassare un piccolo tesoro, ha venduto Architettura per 25 milioni delle vecchie lire. Insomma una bella somma per quel periodo.  Un colpo a regola d’arte, perché da un punto di vista penale, considerato il periodo in cui si è compiuto (tra i quaranta e cinquant’anni fa) lascia pochi spazi di manovra. Diverso invece quello che potrà accadere per quanto concerne un’ipotetica causa civile. 
C’è infine un altro avvenimento imprevisto che riguarda tutta la vicenda. Alla fine l’originale dell’opera, dopo mille peripezie e una vecchia indagine per una sospetta truffa, è custodito da anni nel caveau dei carabinieri tutela patrimonio culturale. Gli stessi investigatori che hanno indagato sul caso Rai e che adesso sanno, dopo la denuncia, chi è il legittimo proprietario di quel prezioso dipinto.