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 2021  aprile 24 Sabato calendario

I 50 anni del Dams

La memoria di un’epoca intellettuale. La conserva il Dams, longa manus dell’università di Bologna, decadente ma ancora attivo. Poteva diventare il motore dell’industria culturale, s’è perso nei meandri dell’ideologia e del burocratese. 50 anni: era il 1971 quando il grecista e membro del Consiglio superiore della Pubblica istruzione, Benedetto Marzullo, ideò un corso universitario in cui insegnare un cocktail culturale: spettacolo, cinema, musica, danza e altro.
A dargli slancio furono i tre insegnanti top: Umberto Eco, Luigi Squarzina, Renato Barilli. Una sorta di risposta dell’università al ’68. La rivolta edulcorata e portata sui banchi d’ateneo.
Arrivarono studenti (anche dall’estero). Poche decine all’inizio, 5 mila nell’anno boom. Fu anche teatro di un delitto, quello dell’insegnante e critica d’arte Francesca Alinovi, 35 anni, pugnalata con 43 coltellate da un suo allievo durante un incontro intimo con annesse sostanze varie. Mi disse, tempo fa, uno dei fondatori del Dams, l’etnomusicologo, Roberto Leydi, ed è l’analisi più compiuta che io abbia mai raccolto sul Dams: «Nacque su un progetto di corso di laurea elitaria, che doveva assorbire pochissimi giovani talenti molto motivati e senza preoccupazioni di sbocchi professionali, raggruppati attorno a docenti che venivano dalla spettacolo, dall’editoria, dalla comunicazione. Era un progetto eccellente che aveva un che di utopico. Purtroppo non si è mai realizzato. In pochi anni si è gonfiato a dismisura, coi ragazzi che venivano qui come se si trattasse di un Paese dei balocchi».
Un’altra testimonianza è quella di Luciano Nanni, professore di estetica e contemporaneo di Eco: «Furono gli anni più belli della mia vita. Eravamo grandi amici, ma avversari sul piano scientifico, furono 15 anni di grandi battaglie. L’eredità del Dams? L’invito a prendere coscienza dei meccanismi che ci possono impedire di dire quello che vogliamo, non si può fare a meno di una coscienza della logica dei segni».
Dalle sue aule sono passati Alan Sorrenti, Roberto D’Agostino, Maurizio Micheli, Carlo Mazzacurati, Roberto Antoni e Stefano Cavedoni (Skiantos), Daria Bignardi, Toni Servillo, Stefano Bartezzaghi, Paolo Fresu, Riccardo Iacona, Giovanni Lindo Ferretti, Chiara Alessi, Piero Chiambretti, Andrea Pazienza, Pier Vittorio Tondelli.
Rimangono vecchie fotografie in bianco e nero. Terminate le lezioni, tutti ad ascoltare Francesco Guccini alle prime armi che cantava e suonava la chitarra all’osteria delle Dame, gestita da un frate domenicano. Oggi il Dams è uno dei tanti corsi di laurea. Con la teoria del camaleonte, spiegata dall’attuale direttore, Giacomo Manzoli, docente di Storia del cinema: «L’obiettivo per il futuro? Continuare a trasformarsi per rimanere sempre noi stessi».