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 2021  aprile 08 Giovedì calendario


Periscopio

Forza Italia sosterrà senza riserve Draghi, e Giorgia Meloni appoggerà il governo ogni volta che potrà, ma restando rigorosamente fuori dell’area di maggioranza. Quanto a Matteo Salvini, me lo vedo ingaggiare aspre battaglie con il Pd, a partire dalla rottamazione delle cartelle elettorali. L’era Draghi potrebbe anche essere l’occasione per capire se la destra del futuro avrà il volto di Meloni o quello di Salvini. Luca Ricolfi, sociologo. ItaliaOggi.
Conte ha deciso di prendersi il tribolato Movimento 5 Stelle per rifondarlo e trasformarlo, ufficialmente, in un vero grande partito (capi e capetti – a modo loro – come sapete si sono già portati avanti da tempo dividendosi in correnti e diventando la casta che promettevano di combattere, risucchiati dal potere, golosi di potere, cacciatori di poltrone, sensibili al lusso e perfettamente a loro agio sulle auto blu con lampeggianti – la senatrice Paola Taverna, per dire: prima, a Palazzo Madama, con gli zatteroni di sughero e i jeans strappati e, adesso, tutta in ghingheri con la sua Louis Vuitton d’ordinanza, «Abbbelliii, ma che per caso state a rosicà?»). Fabrizio Roncone. Corsera.

Preferisci l’ipercomunicazione di Conte o la non comunicazione di Draghi? «Quella di Conte non era ipercomunicazione, ma ufficio propaganda che, con la pandemia, è diventato Istituto Luce Casalino. Detto questo penso che, con la comunità provata dalla paura, serva una comunicazione istituzionale che dia certezze. Pierluigi Battista di Huffington Post. (Maurizio Caversan). LaVerità.

Come sono oggi i miei rapporti con Prodi? Oggi i nostri rapporti sono scarsi ma buoni. Da giovane sacerdote a Reggio Emilia sono stato molto legato a lui e alla sua famiglia di origine. Le nostre strade si sono diversificate molto prima del referendum sulla procreazione assistita, quando la crisi della Dc diventò irreversibile e Romano si collocò a sinistra, diventando rapidamente il leader di quello schieramento. Che sosteneva posizioni etiche e antropologiche che non potevo condividere. Camillo Ruini, cardinale (Aldo Cazzullo). Corsera.

Per Letta il prossimo futuro, più che una Pasqua, sarà una via Crucis, la cui settimana di passione arriverà a ottobre con il voto nelle grandi città. Roma, a cui arriveranno fondi e i progetti milionari per l’Anno Santo del 2025 e dove si recheranno oltre 30 milioni di visitatori, essendo il primo evento mondiale post-Covid del quale, con inspiegabile superficialità, né Conte né ora Draghi si sono occupati, creando imbarazzo in Vaticano. Torino sembra persa, Bologna in bilico, Napoli andrà a Roberto Fico e Milano forse a Giuseppe Sala, una specie di fauno mezzo grillino e mezzo verde. Con questa prospettiva, addio sogni di gloria per l’eterna giovane promessa Enrico. Luigi Bisignani. Il Tempo.

Andai subito in segreteria per pregare Antonietta, la segretaria della redazione romana del Giornale allora diretta da Indro Montanelli, di non fare più entrare nel salone chicchessia. Sedeva di fronte a lei un tizio coi capelli lisci che, paziente come un rappresentate di medicinali, aspettava il suo turno per il megadirettore. «Vi conoscete?», fece Antonietta e ci presentò: «Dottor Perna, Dottor Berlusconi». «La leggo con piacere», disse lui timidamente. Ancora seccato per l’appena avvenuto scontro con Spadolini, risposi con un cenno. Solo dopo ho saputo che ci finanziava. Perché di quel fatto, Montanelli, che voleva essere padrone di se stesso, non parlava mai. Indro Montanelli, Giancarlo Perna. LaVerità.

De Magistris è andato forte all’inizio, quando ha cavalcato come un surfista l’onda di piena del turismo nazionale e internazionale; quando ha saputo «vendere» senza imbarazzo ogni forma di napoletanità, anche la più oleografica. Ma è entrato in affanno quando, oltre che con i turisti, ha dovuto fare i conti con i napoletani reclamanti l’ordinaria amministrazione e la qualità dei servizi. Infine, si è letteralmente spiaggiato quando l’emergenza, sparita al tempo dei rifiuti per strada e dell’indignazione generale, si è riproposta ora con la pandemia. Il sindaco de Magistris, seducente nei tempi buoni, assente in quelli difficili. Marco Demarco. Corsera.

Il bicchiere, spesso colmo fino all’orlo di gin o di whisky e vuotato più volte, sarà una costante dei personaggi di Graham Green che nell’alcol provano ad affogare tutte le sconfitte, la loro mediocrità, o provano a pescare il coraggio per riscattarsi. Maurizio Pilotti. Libertà.

Duemila imprese italiane sono controllate da tedeschi, per un fatturato di 75 miliardi, mentre sono di proprietà italiana 1.600 imprese tedesche, per 65 miliardi di fatturato. Si è costituita una unità economica, che include Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Baden Württemberg, Baviera e Renania e si vale della disciplina uniforme europea, così come se ne valgono due grandi imprese italiane, Unicredit e Assicurazioni Generali per operare in Germania e Allianz e Deutsche Bank per le loro attività in Italia. Trieste come porto marittimo e Verona come scalo merci ferroviario sono importanti per la Germania quanto Amburgo. Sabino Cassese, già componente della Corte costituzionale. Corsera.

«Sua moglie è laureata in sociologia con una tesi sul femminismo, ha lavorato al Censis, ha girato l’Italia a raccogliere pareri sulla legge Basaglia. Non sembrerebbe una messoriana». È laureata anche in giurisprudenza e in teologia. Di quella tesi ancora si vergogna. Fu una vittima del ’68. L’ho guarita. Vittorio Messori, scrittore (Stefano Lorenzetto). Corsera.

C’è stato un tempo in cui con i terroristi si negoziava. I terroristi prendevano ostaggi, come da noi le Brigate rosse, in Germania la Banda Baader-Meinhof, l’Olp e Settembre Nero ovunque ci fossero israeliani da ammazzare. Uno dei peggiori fu l’esercito di liberazione dei «molucchesi del Sud» in Olanda. Presi gli ostaggi, i terroristi ne accoppavano subito qualcuno sparandogli tra gli occhi, in una tempia, nella schiena (serviva a dimostrare che facevano «sul serio», come dichiaravano nei loro comunicati). Dopo questa simpatica ouverture, finalmente cominciava il negoziato per decidere il destino degli ostaggi ancora in vita (vogliamo un Boeing 777, 10 milioni di dollari, la liberazione di 30 prigionieri politici, ma soprattutto «la pace nel mondo», come le reginette di bellezza). Prima dell’11 settembre, prima dell’Isis, c’erano «le trattative», c’erano «i negoziatori» e la cultura del «do ut des». C’era ancora (esagerando) qualche brandello di civiltà. Diego Gabutti. Informazione corretta.

In politica, per essere presi sul serio, bisogna parlare molto e non dire niente. Roberto Gervaso.