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 2021  aprile 07 Mercoledì calendario


Raggi quasi senza rivali sogna il ballottaggio

Un avvio faticoso, un cammino accidentato, un finale quasi scontato che ora, invece, potrebbe regalare molte sorprese. La sceneggiatura della prossima sfida per il Campidoglio, finora, ha una sola indiscussa protagonista: Virginia Raggi. La parabola della prima sindaca donna della capitale, data per mesi in fase calante, rischia di ribaltare i pronostici e finire addirittura al ballottaggio. Un sogno per l’avvocata che aveva convinto Gianroberto Casaleggio a puntare su di lei anziché sul rivale interno Marcello De Vito. Un miraggio, quasi, a osservare i 58 mesi della consiliatura Raggi a Roma: dimissioni di assessori e rimpasti (alla fine si conteranno 19 cambi in giunta), l’arresto del suo bracciodestro Raffaele Marra, poi quello del manager e presidente Acea Luca Lanzalone, perfino quello del presidente grillino del Consiglio Comunale, rimasto invischiato nella vicenda dello stadio della As Roma a Tor di Valle. E poi, ancora: Municipi 5S caduti (4), consiglieri comunali che hanno abbandonato l’M5S facendole perdere la maggioranza in Aula Giulio Cesare (4, guarda caso tutte donne), elezioni Europee e suppletive in cui i 5 Stelle in città sono crollati dal 35% del 2016 al 17% del 2019, con punte del 4% in Centro.
Ora, a sei mesi dalle Comunali rinviate da giugno a ottobre per la pandemia, Raggi si scrolla di dosso la polvere di queste macerie e si ripresenta agli elettori per un bis con la seria possibilità di strappare almeno un ballottaggio. Merito degli avversari che non ci sono, di due poli che tardano a indicare il loro candidato giusto e di una invidiabile popolarità sui social della prima cittadina di Roma: 1 milione di followers su Facebook, mezzo milione su Twitter, 327 mila su Instagram. Un patrimonio che Davide Casaleggio potrebbe usare come testa d’ariete contro i 5 Stelle che gli hanno voltato le spalle: lo dimostra l’invito alla sindaca, unica politica, alla kermesse-ricordo del padre. Un altro modo per blindare la sua ricandidatura, definita da Enrico Letta «una pietra d’inciampo» sull’alleanza Pd-M5S. Beppe Grillo, invece, resta più sullo sfondo: negli ultimi mesi si è fatto vivo benedicendo Raggi prima con un “daje” e poi con un “aridaje”.
Ora, mentre il centrosinistra non ha ancora scelto lo sfidante e litiga con Calenda sulle primarie e nel centrodestra va in scena da mesi il braccio di ferro tra Fdi e Lega, col sogno un po’ sbiadito di presentare Guido Bertolaso, Raggi si attrezza per presentare due liste civiche: una di impronta “antifascista” (in questi 5 anni ha polemizzato a lungo con Casa-Pound) e un’altra targata “antimafia”, facendo leva sull’abbattimento delle villette dei Casamonica nel quadrante sud est della capitale. Intanto copre, con una campagna social che valorizza l’ordinaria manutenzione (dalla ripulitura dei canali di scolo alla posa dei cordoli), i problemi della sua maggioranza azzoppata, che la costringono a una costante presenza in Aula per evitare di andare sotto coi numeri.
Dei vip che 5 anni fa si spesero per lei, da Sabrina Ferilli a Claudio Santamaria, nessuno si fa avanti. Raggi, però, negli ultimi mesi si fa consigliare da Maurizio Costanzo, accogliendo un paio di suggerimenti del giornalista-spin doctor: dalla decisione di intitolare il Teatro Valle a Franca Valeri all’idea di un open bus in giro per la città dal quale diffondere stornelli romani. Sperimentato durante il Natale, verrà riproposto da sabato prossimo nelle piazze di spaccio della città, da San Basilio a Tor Bella Monaca come disincentivo al traffico di droga e presidio del territorio. Intanto batte cassa col governo, si fa portavoce delle istanze dei ristoratori che vogliono riaprire a cena e candida Roma all’Expo del 2030. I primi fuochi di una campagna elettorale giocata, per ora, quasi in solitaria.