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 2021  aprile 07 Mercoledì calendario


L’algoritmo che resuscita il club dei 27

Cos’hanno in comune Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix, Jim Morrison? Un numero, 27, la loro età quando sono morti; una passione, il rock. E ora un EP in cui compaiono tutti insieme, Lost Tapes of the 27 Club, che fa appunto riferimento al «Club dei 27». Mancano altri grandi come Brian Jones e Janis Joplin, tuttavia i quattro brani inediti a loro modo segnano una pagina nella storia del rock. E dell’intelligenza artificiale, visto che a scriverli non sono stati dei musicisti ma un computer. Non è la prima volta che un’intelligenza artificiale compone musica: per artisti come Holly Herndon o l’italiano Alex Braga può essere un partner per creare materiale del tutto nuovo, per altri è uno sguardo verso un passato non vero ma verosimile. Così già qualche anno fa Magenta, il cervellone di Google, si era cimentato con una canzone apocrifa dei Beatles, e poi con George Gershwin, Bach, Beethoven e altri. Una piccola galleria di stranezze informatico-musicali, il cui valore artistico di rado superava quello di curiosità.
Le quattro canzoni di Lost Tapes of the 27 Club sono nate dando in pasto al sistema di Google una trentina di brani per ogni musicista: l’intelligenza artificiale li ha analizzati, ne ha isolato elementi caratteristici, linee vocali, riff di chitarra, progressione degli accordi, ritmo e melodia, poi li ha ricomposti in modo originale. Così Drowned in The Sun ricorda un po’ Lithium, un po’ altri brani dei Nirvana, ma è del tutto nuova, ed è uscita a 27 anni dalla scomparsa di Cobain. Da allora la band aveva pubblicato pochissimi inediti, ad esempio You Know You’re Right, uscito nel 2002, che oggi pare perfino meno credibile di Drowned in The Sun.
Anche perché il lavoro del team responsabile del progetto è stato impegnativo: i brani registrati nascono da diversi pezzi di canzoni elaborati dal software, ricuciti da veri musicisti, e pure i testi sono scelti tra i tanti versi composti da Magenta. Se la musica è artificiale, la voce è invece umana: nel caso dei Nirvana, a cantare è Eric Hogan, frontman dei Nevermind, cover band con base ad Atlanta. La voce di Hogan riproduce abbastanza fedelmente lo stile del cantante dei Nirvana, anche se manca quel guizzo creativo che ne fece una sensazione negli Anni 90. Manca pure lo sguardo, la poesia e la disperazione, ma per chi ascolta distrattamente la somiglianza è innegabile. E paradossalmente, l’intelligenza artificiale rischia di creare più danni a chi, come Hogan, milita in una cover band, che non ai veri Nirvana: «Non so se sono la persona migliore con cui parlare di etica – ha detto a Rolling Stone -. Voglio dire, viaggio per il Paese fingendo di essere qualcuno». Gli altri brani sono interessanti, ma non così sorprendenti: Man, I Know è il fantasma di Amy Winehouse che torna sul palco per raccontare amori finiti male. Qui l’andamento è più lineare, ma senza la voce della cantante londinese il risultato ha poco mordente. The Roads Are Alive mostra l’intelligenza artificiale alle prese con i Doors: il risultato sta tra Break On Through e Peace Frog, ma anche qui il problema è la voce, che ha un tono un po’ caricaturale. D’altra parte, copiare Jim Morrison non dev’essere facile per nessuno. You’re Gonna Kill Me è nello stile di Jimi Hendrix, praticamente un enorme assolo di chitarra. Anche qui, la struttura tutto sommato semplice delle canzoni originali agevola la creazione di una versione apocrifa credibile, almeno all’ascolto superficiale.
Il progetto mostra che oggi l’apporto dell’uomo è ancora necessario per creare musica decente, e così rende più chiaro l’obiettivo dell’operazione, che non è tecnologico ma umanitario. Dietro Lost Tapes of the 27 Club c’è Over The Bridge, un’organizzazione di Toronto che aiuta i musicisti alle prese con malattie mentali. Non c’è niente di romantico nella disperazione che ha portato questi e altri artisti a morire a 27 anni, si legge nella presentazione: «Abbiamo usato l’intelligenza artificiale per realizzare l’album che il Club dei 27 non ha potuto creare. Vogliamo incoraggiare i musicisti a chiedere l’aiuto di cui hanno bisogno, per continuare a scrivere le canzoni che tutti amiamo negli anni a venire». —