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 2021  aprile 07 Mercoledì calendario


Periscopio

Su Draghi, lo riconosco, sono un po’ in difficoltà. Ancora devo inquadrarne l’espressività. Con le mascherine è più difficile. Federico Palmaroli, umorista politico de Il Tempo (Stefano Lorenzetto). Corsera.
Un anno e mezzo fa fui molto criticato quando dissi che era giusto dialogare con Salvini, e che lui doveva maturare. Salvini nelle circostanze presenti ha agito con saggezza e determinazione, senza dare spazio alle molte provocazioni di cui è stato oggetto. Oggi è una risorsa importante, non solo per il suo partito. Camillo Ruini, cardinale (Aldo Cazzullo). Corsera.

Quale sarà la logica di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli per due mandati? Dodici rimpasti di giunta, 37 assessori dimissionati, sostituiti o andati via sbattendo la porta; quattro vicesindaci che, costretti o rassegnati, hanno abbandonato la poltrona; deleghe accorpate e disgiunte a seconda del vento, e uffici fatti e disfatti. Altro che Virginia Raggi. Inceneriti tutti i record nazionali, a Napoli si è badato anche ai dettagli. Marco Demarco. Corsera.

Grillo, in decine di spettacoli teatrali No vax diceva: «La poliomielite stava scomparendo per cazzi suoi», «l’Aids è la più grande bufala del mondo», «ne uccide di più il vaccino o il virus?» oltre fake news sparse e silenzi improvvisi sui suoi luoghi oscuri, compresa la tragica vicenda giudiziaria che, in Sardegna, coinvolge il figlio Ciro.Eccolo Beppe Grillo di anni ormai 72. Sembra di sentirlo nel solito mantra violento. «Voi giornalisti mi fate schifo, siete vermi che strisciano, fantasmi vigliacchi, lombrichi miserabili…». Lasci stare, è domenica, se la goda. Fabrizio Roncone. Corsera.

I primi giorni del nuovo corso Pd trascorrono all’insegna della miglior retorica piddina. Con i numeri del virus e dell’economia che urlano vendetta, Letta prosegue con i soliti argomenti, dall’omofobia allo ius soli al voto ai sedicenni, mentre impazzano le correnti che hanno ripreso il potere assoluto nei confronti di un segretario che vuole comandare ma non sa farlo perché per sua natura è più uomo delle istituzioni che degli apparati. Luigi Bisignani. Il Tempo.

Se si vuol uscire dal cul di sacco nel quale siamo finiti va favorita la partecipazione dal basso e l’incontro tra culture. Questo è il senso di Base Italia. Non un altro think tank, ma uno spazio aperto di confronto. Un luogo dove le persone esercitino la propria passione e progettualità politica, determinando una svolta rispetto all’abitudine dei governi di trattare gli italiani come non fossero adulti. Marco Bentivogli, ex capo dei metalmeccanici della Cisl (Enrico Marro), Corsera.

Sono anti ideologico perché vengo da una cultura repubblicana e laica che però credeva in Dio. Noto che la sinistra non fa più gli interessi degli ultimi e di chi lavora e invece è alleata del grande capitale. Mentre, curiosamente, una certa destra, ancora da definire, si è avvicinata alle classi subalterne, al popolo. Credo che, come ha scritto Ernesto Galli della Loggia, in Italia serva una destra repubblicana, antifascista e anticomunista. Una destra conservatrice, in grado di saldare le istanze del popolo alle istituzioni. Era l’idea della Voce di Giuseppe Prezzolini. Aurelio Picca, scrittore (Maurizio Caverzan). la Verità.

Io e mia moglie siamo molto diversi, complementari, lei è molto bella con un carattere forte, molto razionale, mentre io vivo di sogni, sono rimasto un ragazzotto della provincia italiana. Pupi Avati, regista (Alessandra Ricciardi). ItaliaOggi.

Per amore della visione in sala, stiamo temporeggiando. Il mio ultimo film è in attesa da un anno. Ma è un ultimo tentativo. Se i cinema non riapriranno presto non potremo fermare l’uscita in piattaforma perché altrimenti il film invecchia. Carlo Verdone, attore (Maurizio Caversan). Panorama.

Il cinema è pieno di miti. C’è il mito fondativo di Nascita di una nazione di Griffith o Casinò di Scorsese; c’è il mito della terra promessa con La carovana dei mormoni di Ford; c’è il mito dell’assedio: Il massacro di Fort Apache e la Battaglia di Alamo; c’è il mito della conquista del vello d’oro: Il mistero del falco, Rapina a mano armata o il primo episodio di Guerre stellari. Vado un po’ a caso, ma il senso è quello: il mito si presenta con più volti. Gian Piero Brunetta, critico cinematografico (Antonio Gnoli), la Repubblica.

Quando Montanelli scriveva, chi voleva vederlo doveva fare anticamera. L’unica col permesso di accedere, perché se l’era dato da sé, era la moglie Colette. Entrava per ricordargli un impegno mondano e udivamo la risposta di Indro: un mugugno. Donna Letizia, passava poi nel nostro salone come si entra nella scuderia e senza rivolgersi particolarmente a qualcuno, ci diceva generiche gentilezze che ascoltavamo i piedi. Indro Montanelli, Giancarlo Perna. la Verità.

I clienti per me sono tutti uguali. Eugenio Montale si metteva in un tavolino nell’antibagno, sotto il telefono a gettoni, ed era un premio Nobel. Ernest Hemingway aveva un posticino tutto suo in un angolo. Arrigo Cipriani (Stefano Lorenzetto), l’Arena.

La cancel culture favorisce un nuovo conformismo perché intimidisce. Nessuno vuol passare per sessista o razzista. Nel libro di Guia Soncini L’era della suscettibilità c’è un capitolo intitolato «Pensa oggi». Pensa cosa accadrebbe se Lucio Dalla scrivesse oggi 4 marzo 1943, se qualcuno facesse un apprezzamento sulla minigonna di Alba Parietti, se Vasco Rossi scrivesse Colpa d’Alfredo: «È andata a casa con il negro, la troia». Non si tratta di elogiare la parola offensiva, è un diritto non essere insultati, ma deve valere per tutti. Invece l’indignazione si ferma quando viene colpito l’avversario. Si dà del nano a Renato Brunetta o dello psiconano a Berlusconi. Non registro crociate contro le frequenti offese a Giorgia Meloni. Pierluigi Battista di Huffington post (Maurizio Caversan), la Verità.

Paolo Isotta era soprattutto un napoletano, che è come dire il devoto di un’altra religione, o l’abitante d’un altro pianeta. Inconfondibili, simpatici, smargiassi, i napoletani si somigliano tra loro, come marziani o esquimesi in posa per i paparazzi di National Geographic, e differiscono da ogni altro figlio di mamma: stessa gestualità, stessa lingua e un solo senso dell’umorismo (per metà farsa, per l’altra metà tragedia) ispirato dalla stessa musa matrigna: la miseria. Diego Gabutti. Informazione alternativa.

Mio padre, Enzo Jannacci, era un estremista in tutto, per lui o era bianco o nero, io invece ho sempre visto anche i grigi. Paolo Iannacci (Paolo Carnevale), Corsera.

I neutrali o sono dei saggi o sono dei vigliacchi. Roberto Gervaso.