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 2021  febbraio 23 Martedì calendario


Nella fabbrica di Nembro dove è nata Luna Rossa

NEMBRO (BERGAMO) – Eccolo, il forno dove hanno cotto lo scafo di Luna Rossa, il tappeto volante. È uno scatolone lungo 24 metri e largo otto, il più voluminoso sotto la campata nella quale realizzano i progetti “top secret”. Per assemblare il guscio della barca, compattare il carbonio e stabilizzare gli incollaggi delle strutture, ci sono volute quattro infornate da dieci ore. E oltre 120mila ore hanno lavorato per tre anni quaranta persone. Alla fine, dal cantiere (le barche sono due) è uscita lei: Luna. La lama nera che abbiamo visto planare sulle onde di Auckland.
A terra non c’è polvere, né resina. Il pavimento del capannone è bianco e lucido come in un laboratorio aerospaziale. Lo ricorda.
Ci sono robot, autoclavi, plotter per tagliare le strisce di carbonio, i forni appunto. Gli operai – qui si chiamano “tecnici specializzati” – girano con sensori a ultrasuoni da posare sui vari pezzi per individuare eventuali porosità. «Guardando la tv mi sono emozionato – dice Marcello Persico, 39 anni, seconda generazione della famiglia originaria di Albino a capo di Persico Group, che con la divisione Persico Marine ha costruito Luna Rossa —. È stata una soddisfazione. Dopo un anno terribile per questo territorio, dopo tutto il dolore e la sofferenza che ci ha travolti, una ferita ancora aperta». Per due giorni almeno in valle Seriana si respira un’aria di festa. Sottovoce, niente di esibito. Come nello stile delle valli orobiche. Perché poi è proprio qui, Nembro. Nel paese più colpito d’Europa dalla prima ondata del Covid 19. Ma c’è di più: per una fatalità temporale che ne ha allineato i punti di caduta, la vittoria della Prada Cup è arrivata proprio nell’anniversario dell’anno di disgrazia del Covid. «La mia famiglia, per il coronavirus, ha avuto cinque lutti nel giro di un mese», racconta Persico prima di accompagnarci alla scoperta dei segreti di Luna Rossa.
Aperta e chiusa parentesi sulle polemiche, rivelatesi infondate, che tra marzo e aprile lambirono l’azienda quando malelingue misero in giro voci del tipo: «Non si è fatta la zona rossa perché devono trasportare Luna Rossa». «Pensi che eravamo ancora a metà lavorazione dello scafo». Per altro, rilevano i vertici, Persico chiuse una settimana prima del Dpcm che blindò la Lombardia.
Due mega “bombole” arancioni. Una accanto all’altra. Sono le autoclavi che hanno sfornato le “strutture” della barca che ci porterà in Coppa America: i timoni, i foil (le ali che invece di fendere l’aria sollevano la barca sulla superficie dell’acqua), il bompresso. Siamo ancora nell’area “no secret”. Lo spartiacque che segna la zona off-limits è una porta elettronica: quando la barca era qui, il badge per aprirla lo avevano solo i tecnici al lavoro sullo scafo. Per due anni (anticipati da 12 mesi di progettazione) è stato il segreto meglio custodito della Valle Seriana. Gli 80 dipendenti di Persico Marine hanno dovuto firmare un “patto di riservatezza”. Niente cellulare sul lavoro. Tutto per scongiurare il rischio che potesse uscire anche solo un micro indizio.
Marcello Persico, le sorelle Claudia e Alessandra sono vicepresidenti del gruppo fondato nel 1976 dal capostipite Pierino Persico (leader nel settore automotive, 500 dipendenti, ultimo fatturato 180 milioni). «Abbiamo iniziato con la modelleria in legno fatta a mano». Quasi trent’anni dopo, la prima collaborazione con la prima Luna Rossa creata da Patrizio Bertelli nel 2000. «Nel 2004 gli facevamo solo gli stampi», dice Persico. Poi gli stampi sono diventati l’intera barca e i suoi bracci mobili. Tutto in carbonio. «Abbiamo usato solo materiali sostenibili, come prevede il protocollo di “economia circolare” di Coppa America. Scarti che ritornano sotto forma di carbonio a fibra corta». Ottobre 2019: consegna di barca 1. 29 settembre 2020: consegna di barca 2 (quella in regata). Coperta e blindata all’inverosimile, Luna Rossa esce dalla Persico di notte e su un tir raggiunge l’aeroporto di Orio al Serio. Ad attenderla c’è un Antonov che la deve trasportare in Nuova Zelanda. Imprevisto: un membro dell’equipaggio arrivato dall’Ucraina è febbricitante. L’Antonov non può partire se l’equipaggio non è completo. Occorre fare arrivare un sostituto. Risultato: Luna Rossa resta due giorni in pista a Orio. A pochi metri dagli aerei Raynair. Sorvegliata a vista giorno e notte per quarantotto ore. Un’immagine suggestiva visto che oggi, con queste nuove barche che volano, nautica e aeronautica si sono fuse. Il trasporto speciale da Nembro a Aukland? 500mila euro. L’Antonov ha fatto due tappe per il rifornimento di carburante. Nelle super-regate il tempo è oro e per risparmiare tempo si spendono fortune. Ironia del caso: le barche hanno proprio messo le ali. Dice ancora Persico: «Ad agosto abbiamo consegnato un catamarano, è partito da qui in elicottero».