Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  febbraio 23 Martedì calendario


Ritratto di Vittorio Iacovacci, il carabiniere che si occupava dell’ambasciatore Attanasio

Costruita una casa vicino a quella dei genitori, Vittorio Iacovacci aveva progettato di sposarsi a giugno con la fidanzata Domenica. Lo scorso anno avevano rinviato le nozze vista l’emergenza coronavirus. Poi a settembre lui era partito per la missione nella Repubblica Democratica del Congo e ormai avevano ultimato i preparativi. Sogni e speranze cancellati dall’orrore in una foresta congolese. Un omicidio che ha sconvolto Sonnino, 7.500 abitanti in provincia di Latina, di cui era originario il giovane carabiniere. Appena giunta la notizia è così subito iniziato un pellegrinaggio spontaneo verso l’abitazione dei genitori della vittima, in via delle Vigne, dove amici e conoscenti hanno cercato di portare un po’ di conforto a papà Marcello e mamma Angela. Trentuno anni il mese prossimo, Vittorio era entrato nell’Arma dopo aver seguito il corso formativo alla Scuola allievi carabinieri a Iglesias, si era distinto al Gis e cinque anni fa era stato destinato al 13/mo Reggimento “Friuli Venezia Giulia”, a Gorizia. Quella in Congo era la sua prima missione all’estero. Si occupava della tutela dell’ambasciatore. Tra qualche giorno avrebbe fatto rientro in Italia. I genitori ieri hanno ricevuto una telefonata dal Reggimento e poi a casa loro, in contrada La Starza, nella frazione di Capocroce, si sono precipitati il comandante della compagnia dell’Arma di Terracina, Francesco Vivona, e della locale stazione, Gaetano Borrelli. Un dolore troppo grande per un padre e una madre. A parlare sono stati così gli zii della vittima. «Vittorio era un bravissimo ragazzo, amava il calcio e la sua fidanzata», lo ricorda lo zio Marco. «Era orgoglioso della sua divisa», aggiunge la zia. «Un ragazzo pieno di vita», dice lo zio Benedetto. Anche il fratello della vittima, Dario, 38 anni, era impegnato in una missione all’estero, in Iraq, con i fucilieri d’assalto della Marina. Rientrato subito e arrivato a Livorno, dopo un abbraccio ai genitori, insieme a Domenica e alla sorella minore, Alessia, raggiungerà il Congo con un volo speciale, per riportare in Italia la salma di Vittorio. «Proclameremo il lutto cittadino», dichiara sconvolto il sindaco Luciano De Angelis, che al pari degli assessori non si è potuto neppure recare a casa degli Iacovacci, essendo negli ultimi giorni risultato positivo al Covid. «Non si può morire a 30 anni», ripetono a Sonnino. Tra i primi a mostrare vicinanza al padre e alla madre del giovane anche il vescovo di Latina, Mariano Crociata: «La prima cosa che viene da dire è che noi sentiamo come credenti la prossimità, la preghiera per dare un senso di serenità e speranza per chi vede nella fede un futuro più grande». E grande il dolore delle autorità civili pontine. «Ci sono uomini più esposti degli altri e proprio per questo vanno ringraziati», afferma il prefetto di Latina, Maurizio Falco. «Sono questore, ma sono innanzitutto padre di un poliziotto che ha 30 anni, la stessa età di Vittorio Iacovacci. La sua morte è la morte di un nostro figlio», gli fa eco il questore Michele Spina.