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 2021  febbraio 23 Martedì calendario


I ribelli del Virunga


È stata probabilmente una delle tante milizie di ribelli che da anni funestano il parco dei vulcani Virunga, ultimo santuario dei gorilla di montagna, a uccidere assieme all’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere che gli faceva da scorta, Vittorio Iacovacci, e il loro autista congolese, Mustapha Milanbo. Ma potrebbe essere stata anche una delle numerose bande di briganti che imperversano nella regione del lago Kivu, approfittando del caos che vi regna da anni per saccheggiare i villaggi o taglieggiare contadini e allevatori. C’è infine chi accusa un gruppo jihadista affiliato allo Stato islamico, che con quel gesto dimostrativo avrebbe rivendicato la sua fedeltà alla più importante e sanguinaria organizzazione terrorista del pianeta.
Si tratta della cellula locale dell’Isis, la Islamic State Central Africa Province, sempre più potente in quell’area del Congo, dove da qualche mese ha moltiplicato gli attacchi sia contro le città dove svaligia le banche sia contro le caserme per rubare armi. I jihadisti lanciano offensive sempre più incisive anche grazie a una maggiore sinergia con la filiale somala dell’Isis, che avrebbe fornito alla “sorella” congolese finanziamenti e addestratori militari. Il che ha consentito al gruppo centrafricano di attaccare quattro mesi fa il carcere di Beni, liberando più di 1300 detenuti 240 dei quali avrebbero rinforzato le fila del gruppo. La polizia di Kinshasa punta il dito contro uno dei gruppi paramilitari più feroci dell’area, le cosiddette Forze Democratiche Alleate, nate in Uganda e note per i loro massacri nel Congo Orientale. Qui, l’annoso conflitto, ufficialmente finito nel 2003, è considerato dagli africani la loro “guerra mondiale” per la quantità di eserciti che vi hanno combattuto e per i suoi 3 milioni di morti. Scatenato nel 1994, con l’esodo in quella regione della Repubblica Democratica del Congo di decine di migliaia di hutu dal Ruanda, la guerra ha visto nel tempo affrontarsi truppe congolesi, ugandesi, ruandesi, sudanesi e libiche, ognuna di esse spalleggiata o osteggiata da decine di gruppi ribelli o paramilitari il cui obiettivo principale è il controllo delle immense risorse naturale dell’aerea.
Due sono le caratteristiche del conflitto. La prima è lo stupro sistematico dei nemici e dei civili che si trovano in zona di guerra. Si tratta di stupri seriali, e cioè compiuti da più persone, soprattutto contro le donne, di qualsiasi età, bambine o anziane che siano. L’altra è l’uso da parte dei diversi gruppi militari dei kadogo, i bambini soldato. In ogni villaggio attaccato, dopo aver ucciso gli uomini e violentato le donne, le milizie ribelli rapiscono i più piccoli per trasformarli sia in schiavi sessuali sia in combattenti.
Nel 2018 il premio Nobel per la Pace è stato attribuito a Denis Mukwege, che i congolesi chiamano “l’uomo che ripara le donne”, per aver fondato nel 1998 il Panzi Hospital sul lago Kivu, dove cura le vittime di stupri. Quattro anni fa, ci raccontò l’effetto della guerra sui kadogo, ai quali vengono messi in mano fucili e pugnali, spesso per torturare i prigionieri, nell’assurda credenza che un bambino sia più crudele di un adulto. Il dottor Mukwege ci disse che gli ultimi stupri di guerra erano stati perpetrati da kadogo divenuti a loro volta adulti contro dei bebè. L’orrore assoluto.
Nel parco nazionale del Virunga, una delle prime materie prime saccheggiate dai ribelli sono gli alberi della giungla, trasformati in carbone per un valore annuo di circa 28 milioni di euro. C’è poi la cattura dei gorilla di montagna, con le cui zampe si fabbricano trofei e i cui cuccioli rientrano nel lucroso contrabbando della fauna selvatica. Gli elefanti vengono invece uccisi per il loro avorio, venduti dai trafficanti attraverso i confinanti Ruanda e Uganda. A queste attività si aggiungono le tasse imposte illegalmente dai gruppi armati ai pescatori sulle sponde del Lago Eduardo, e il rapimento dei dipendenti delle ong internazionali o dei preti missionari.