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 2021  febbraio 23 Martedì calendario


Cosa si sono detti Draghi e Merkel

Il primo effetto di Mario Draghi sui ministri si potrebbe definire scolastico. Tutti attenti, nessuno che si parli sopra, uno alla volta chiedono il permesso di intervenire, o accendono il microfono solo quando vengono interpellati direttamente dal presidente del Consiglio. Tutto l’opposto rispetto alle vivaci, tese, conflittuali riunioni con Giuseppe Conte, quando bastava un attimo per scivolare verso il duello verbale, tanto più se i nervi erano fiaccati dall’orario serale dei vertici. Il primo Cdm operativo dell’era Draghi dura un’ora. Si discute delle restrizioni regionali per contenere il Covid, ma non si decide nulla di straordinariamente diverso da quanto stabilito dai decreti del precedente governo.
L’attenzione del premier nelle prossime ore sarà rivolta molto all’Europa. Vaccini, Recovery plan e misure di sostegno economico: sono questi i temi che ossessionano Draghi e di cui, in parte, ha parlato al telefono con Angela Merkel. Un colloquio che è servito a preparare il Consiglio europeo del debutto dell’ex banchiere, in videoconferenza giovedì e venerdì, dove si discuterà anche di Mediterraneo, della crisi in Libia e della necessità di arginare l’arrivo incontrollato dei migranti che non sono vaccinati. Il premier e la cancelliera ne hanno accennato anche ieri. I due hanno già un rapporto consolidato negli anni in cui Draghi viveva a Francoforte, per la presidenza della Banca centrale europea, e hanno vissuto assieme gli anni della crisi greca come il conflitto che ebbe il futuro premier italiano con la Bundesbank e l’opinione pubblica tedesca, dopo aver scatenato il bazooka del Quantitative easing e aver tenuto i tassi di interesse bassi. In Germania passò da essere SuperMario al Conte Draghila, raffigurato sui giornali mentre succhiava il sangue dei tedeschi. Ora se lo ritroveranno come il primo ministro del Paese più indebitato d’Europa ma anche il maggiore beneficiario dei soldi del Next generation Ue. Con Merkel Draghi condivide la necessità di una strategia più aggressiva sui vaccini, dopo i passi falsi della Commissione europea guidata da Ursula Von Der Leyen. L’idea è di superare le carenze, cercando di intensificare non solo le forniture e la distribuzione ma anche la produzione, attraverso gli stabilimenti che potranno attivarsi nei singoli territori nazionali.
Dai vaccini dipenderà anche la velocità della ripresa economica affidata alla realizzazione dei piani legati alle risorse europee. Il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni ieri ha lanciato un appello a tutti i Paesi membri chiedendo di fare presto a ratificare il Recovery fund. Secondo l’Istat, il piano di resilienza europeo in Italia varrebbe in termini di Pil 2,5 punti nel 2025, 275 mila lavoratori in più. A breve Draghi e il ministero dell’Economia che avrà la cabina di regia del piano partiranno con un giro di confronti per condividere i progetti. Tra i primi, come rivelato dal governatore Stefano Bonaccini, sentiranno le Regioni e i Comuni.