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 2021  febbraio 23 Martedì calendario


Che cos’è quel pezzo di Congo

Sotto un vulcano e alle pendici di un genocidio: Goma, l’ultima città che Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci hanno attraversato prima di morire, ha un nome memorabile e una storia fatta di lava e sangue. In quella località che in lingua swahili dovrebbe indicare una «gioiosa danza» vivono due milioni di abitanti. I bagliori del Nyiaragongo, che nel 2002 trasformò le strade in fiumi incandescenti, distano appena 15 chilometri dai baracchini delle cavallette fritte (500 calorie a manciata) e del foufou fatto con le radici di manioca: più o meno la stessa distanza che separa il centro dal luogo dell’agguato di ieri, l’ultimo di una lunga lista. Civili innominati, operatori. Un anno fa, un altro autista del World Food Programme morì un po’ più a nord, mentre andava a verificare la consegna di un carico di cibo.
Le derrate alimentari sono un bene prezioso, in un Paese di 100 milioni di persone dove una su cinque non ha abbastanza da mangiare. E le province sulle rive del Lago Kivu, tra Bukavu e Goma, sono quelle che forse hanno sofferto di più, l’epicentro di una doppia guerra che a cavallo del millennio ha prodotto 5 milioni di vittime. Un conflitto alimentato dal genocidio del 1994 in Ruanda, quando milioni di sfollati fecero della dimenticata Goma «la capitale mondiale dei rifugiati», tra colera, fame e violenze interetniche.
Il parco del Virunga
Il più antico dell’Africa: 200 ranger uccisi, anche la loro guida è stata gravemente ferita
Oltre 25 anni dopo, quei fuochi alimentano ancora il magma composito di una violenza diffusa, difficile da etichettare, che ha smesso da un pezzo di fare notizia anche perché, insomma, «così va il Congo». Una quarantina di gruppi armati operano nell’area del Nord Kivu, spesso l’un contro l’altro armati dai Paesi della regione, Ruanda, Burundi, Uganda. Ci si può perdere nei meandri delle sigle e nelle nomenklature dei cattivi, dall’M23 che conquistò temporaneamente Goma nel 2012 alle milizie hutu del FDLR (Forces démocratiques de libération du Rwanda) dove operano veterani del genocidio dei tutsi (secondo le autorità congolesi potrebbero essere gli autori dell’omicidio del nostro ambasciatore). Ogni tanto qualche signore della guerra in disgrazia finisce davanti a una corte internazionale, come Bosco Ntaganda detto Terminator, condannato dal Tribunale dell’Aja a 30 anni per crimini di guerra e crimini contro l’umanità (tra cui violenze sessuali su minori). Questo potrà appagare un certo distratto bisogno di giustizia internazionale, ma in questi anni non è servito a fare del Nord Kivu (grande quanto la Svizzera) il teatro di una «gioiosa danza». La dimenticanza del mondo si unisce all’interessata «vigilanza» dei Paesi vicini: impresari, più che attori, di una discreta «guerra per procura» che secondo un rapporto dell’International Crisis Group vede nell’Est Congo il suo principale, e ideale, campo di gara. La capitale Kinshasa, con i suoi giochi di corruzione e sgambetti politici, è lontana. L’oro e i giacimenti vari, quelli sì, sono vicini e a portata di kalashnikov.
Conflitto aperto
Ruanda, Uganda e Burundi sostengono milizie responsabili di violenze sui civili
La giungla delle milizie e degli affari cresce nonostante la più corposa missione di peacekeeping al mondo, messa in campo dall’Onu nel lontano 1999: oltre 15 mila soldati da 49 Paesi, con una fedina non sempre immacolata. I gruppi armati si disperdono nella giungla di una natura straordinaria. E sempre minacciata. Goma sarebbe il punto di partenza privilegiato per visitare il Parco Nazionale del Virunga, il più antico d’Africa (fondato nel 1925, più vasto di Israele, è patrimonio dell’Unesco). Ci sopravvive la metà dei gorilla di montagna rimasti sul continente, ed è stato definito «il progetto conservazionista più folle» del mondo, il più pericoloso per coloro che cercano di preservarlo. Duecento ranger sono stati uccisi finora. Nel 2014 la loro guida, Emmanuel de Merode, fu ferito gravemente in auto lungo una strada non molto diversa da quella dell’imboscata di ieri. È sopravvissuto. Grande clamore mediatico. E le compagnie petrolifere Totale e Soco smisero di puntare occhi e trivelle sul petrolio del parco. Ma la violenza è attiva come il cratere del Nyiaragongo: a gennaio altre quattro guardie uccise. Nella terra della «gioiosa danza» è difficile proteggere i gorilla e le vite umane.