ItaliaOggi, 4 febbraio 2021
Periscopio
I giornali del futuro saranno agili, veloci, snelli. Con organici ridotti e collaboratori esterni esperti nei vari settori, bravi a scrivere. Luciana Baldrighi: Feltri racconta Feltri. Sperling & Kupfer Editori, 1997.
Hemingway completò Di là dal fiume e tra gli alberi nella Locanda di Torcello. La tenemmo aperta per lui anche d’inverno. Alle 10 di sera si ritirava in camera per scrivere. Dovevamo fargli trovare sei bottiglie di Valpolicella. Al mattino erano vuote. Una volta che dovette sbronzarsi in sua compagnia, mio padre si rialzò dal letto solo dopo tre giorni. Arrigo Cipriani (Stefano Lorenzetto), l’Arena.
Ancora non sappiamo davvero chi abbia messo le bombe a Bologna o chi abbia ucciso Falcone, ma chi ci può rimproverare? I russi dei gulag e dei processi staliniani? O gli stessi americani che hanno scritto seicentotrenta libri e fatto due inchieste ufficiali e ancora non hanno scoperto la verità su Oswald e sull’assassinio di Dallas? Guglielmo e Vittorio Zucconi: La scommessa, Rizzoli. 1993.
Cent’anni fa nasceva dal sangue il Partito comunista d’Italia. Nasceva dal sangue della rivoluzione bolscevica in Russia, con milioni di vittime. E nasceva dal biennio rosso sangue in Italia, tra rivolte e violenze, anche contro i reduci della prima guerra mondiale. Erano le «prove tecniche» di rivoluzione, da importare i n Italia sull’esempio russo. Marcello Veneziani. la Verità.
Dalle urne del 2018 vengono fuori tre minoranze, una opposta all’altra. Nella prima fase si è assistito alla somma di due minoranze (M5s-Lega), nella seconda fase a un’altra somma (M5s-Pd) ma sempre di minoranze. E tuttavia la somma delle minoranze non fa la maggioranza ed è così che si è arrivati ad oggi. Giulio Tremonti (Leonardo Petrocelli), Gazzetta del Mezzogiorno.
Io credo che puntellare la maggioranza sia possibile, anche se, ovviamente, serve un ventaglio di forze più ampio. Il rimpastino non basta. Però sia chiaro: non c’è alternativa al nome di Conte. Conte, aggiungo, è l’unico punto di equilibrio possibile che abbiamo in questa legislatura. I 5 Stelle tengono solo attorno al suo nome. Li puoi far rimanere compatti solo se gli dici: facciamo una cosa nuova, ma la facciamo con Conte che resta premier. Insomma: dobbiamo dire messa con i frati che ci sono. Bruno Tabacci (Fabrizio Roncone). Corsera.
Certo è che i predecessori di Mattarella non avrebbero mai adottato la linea attendista e, pur con stili diversi, mai avrebbero permesso uno spettacolo così indecoroso. L’uscita di Italia Viva aveva come unica risposta le dimissioni del Premier per poi affidargli, subito dopo un breve giro di consultazioni, la possibilità di un nuovo incarico. Cossiga e Napolitano, un cattolico e un comunista, avrebbero agito con il timone saldamente in mano. Il Picconatore avrebbe risposto che, con il Covid nelle case, «ad atto di guerra si risponde con atto di guerra» e lui stesso avrebbe favorito la formazione di un gruppetto di responsabili chiamando a raccolta una nuova versione degli «straccioni di Valmy», con Clemente Mastella sempre protagonista. Luigi Bisignani. Il Tempo.
Quello che ci lega è un intreccio indissolubile, una forma di amore, di rispetto, di complicità assoluta. Siamo due entità che si sono trovate unite, come lo yin e lo yang. A volte penso che ci siamo incontrati per un destino divino, un disegno, persino contro le nostre volontà. Ci lega la stessa malattia, fobia, idea fissa di coltivare la bellezza. Domenico Dolce, stilista (Daniela Monti). Corsera.
Viene in mente, in questo mondo di angosciati da Covid, Charles Péguy in «Lui è qui». C’è una bambina della Lorena di inizio Novecento che si chiama Hauviette, e che racconta la sua giornata: la preghiera al mattino, i giochi, il pranzo, i giochi ancora, la preghiera alla sera, andando a letto. Questa bambina immagina di sentirsi improvvisamente dire: «Lo sai, Hauviette, succederà fra mezz’ora...». E Hauviette, tranquilla, risponde: «Continuerei a filare se filassi, e a giocare se giocassi...». Quanta pace, nelle due parole della bambina di Péguy. E se fosse fra mezz’ora? «Continuerei a filare se filassi...». Marina Corradi, scrittrice. Avvenire.
È vero che ha aiutato gli italiani a vivere il sesso con allegria? «Se è così, sono felice. Certo le donne italiane hanno grande simpatia per me perché non sono una mangiauomini: si può avere sex appeal insieme a dolcezza e ironia, non bisogna per forza essere Rita Hayworth». Raffaella Carrà (Maria Volpe). Sette.
Mio padre tornò a casa dopo il 1945 dalla prigionia in Germania ed è vissuto per quasi ottant’anni, la mia età adesso. Non mi ha mai parlato di quell’esperienza perché, credo che abbia visto cose talmente disumane da non poter essere raccontate. Però ha lasciato tracce che purtroppo si sono perdute nei tanti traslochi della mia famiglia. Come un piccolo quaderno della prigionia. In queste pagine, con una grafia minuta e precisa, nel campo aveva annotato delle ricette di cucina che si era scritto perchè non voleva perdere il ricordo dei sapori, dei profumi buoni. Con altri prigionieri, mio padre scambiava ricordi di cibo. Uno diceva: «Sai, una volta ho mangiato quei tortellini...», e tutti gli altri lo incoraggiavano con “Dai, racconta, che sapore avevano?”. Francesco Guccini, cantautore (Roberta Scorranese). Corsera.
Walter Veltroni nonostante le sue dichiarazioni contrarie non ha abbandonato del tutto il suo Pd, creato, insieme a Romano Prodi e a tanti esponenti storici del Pci (poi Pds e Ds) e della sinistra Dc ( confluiti) nella vecchia Margherita. L’ex sindaco di Roma è infatti ancora oggi membro autorevole del Consiglio direttivo del partito democratico, di cui è stato il primo segretario nel 2007-2008. Ha un gruppo di fedelissimi (con Walter Verini, che lo rappresenta nel Comitato esecutivo e riveste l’importante carica di Tesoriere, cioè di amministratore del Pd). Sarà anche per queste cariche di peso e non certo per quelle del passato (ministro per i Beni culturali, vice presidente del Consiglio del governo Prodi, e per quelle di partito) che ancora oggi gode di entrature incredibili nel mondo della cultura? O forse perché non ha più molti nemici, a parte quello, storico, rappresentato da Massimo D’Alema? Ma anche quest’ultima avversione ormai non è più troppo fastidiosa, visto che i campi di interesse si sono separati (D’Alema ora si occupa prevalentemente di vino e altri generi alimentari, il secondo di cultura). Aldo Forbice, la Verità.
Adoro il pettegolezzo dei peccatori e aborro le prediche dei moralisti. Roberto Gervaso.