Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  gennaio 13 Mercoledì calendario


Biografia di Richard Gere

Ho incontrato la prima volta Richard Gere alla Festa del Cinema di Roma, dove moderai un incontro pubblico con lui: era accompagnato dall’inseparabile Claudio Masenza e mi colpì subito per il carisma gentile e i modi affabili. Avevo decisamente sottovalutato la sua popolarità: il pubblico assiepava l’Auditorium e il red carpet fu un interminabile sequela di selfie, gridolini e richieste di autografi. Richard accontentò tutti con un sorriso e in scena fu generoso e ironico, ma utilizzò l’occasione anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia dell’Aids, tema che gli sta a cuore da sempre. L’ho incontrato nuovamente un paio di estati fa a Maratea, dove era ospite d’onore all’annuale rassegna cinematografica. Passammo qualche giorno insieme, e rimasi colpito dalla sua curiosità intellettuale. L’ultima sera cenammo con un gruppo di amici in un locale, delizioso nel cuore di Maratea, e fu impossibile mantenere la privacy. Fuori dal ristorante trovammo l’intero paese ad accoglierlo e nel breve percorso che ci separava dalle macchine fummo seguiti da almeno mille persone, ma ancora una volta dimostrò estremo professionismo e assoluta disponibilità: scherzò con i bambini e accettò di farsi fotografare con tutti. Da allora ci siamo visti qualche volta a New York insieme alla seconda moglie Alejandra, da cui avuto recentemente un secondo figlio, e ha continuato a mostrare un interesse sincero nei confronti di ogni interlocutore.Devo ammettere che per molto tempo tendevo a considerarlo un divo che doveva il successo alla bellezza: nel 1999 la rivista People lo ha eletto «uomo più sexy del pianeta», e lui, con autoironia, commentò: «devo il successo alla mia lacca dei capelli». Ma poi, esaminando la sua carriera, mi sono reso conto che spesso è perfetto nei ruoli che ha interpretato: non è certo un caso che sia stato voluto da maestri del cinema diversissimi quali Terrence Malick, Akira Kurosawa, Robert Altman, Sidney Lumet e Francis Ford Coppola. Sia con loro, che con tutti gli altri cineasti con cui ha lavorato, ha mostrato una duttilità rara nel cinema contemporaneo, oltre alla consueta professionalità: in Cotton Club è lui a suonare la tromba, e per Chicago ha studiato per un anno il tip tap. Per non parlare di Pretty Woman, dove ha composto e suonato l’assolo al piano, Runaway Bride, in ci si esibisce alla chitarra, e Ufficiale e gentiluomo, dove mostra una notevole preparazione nel karate.È nato a Philadelphia 71 anni fa da Homer, agente assicurativo che desiderava diventare un reverendo protestante. Sia Homer che la madre Doris erano discendenti dei pellegrini del Mayflower, ed è stato il bisnonno a cambiare il cognome della famiglia dall’originale inglese Geer in Gere. Al liceo Richard si è messo in mostra per la naturalezza con cui suonava gli strumenti musicali e l’abilità nello sport, ma proprio in quegli anni è nata la passione per la recitazione. Ha fatto molta gavetta in teatro, e ha ottenuto i primi, ottimi riscontri, come protagonista di Grease nella versione londinese del musical, e poi in Bent, dove ha interpretato un omosessuale reduce dai campi di concentramento nazisti. Dopo una piccola parte in In cerca di Mr.Goodbar, venne chiamato da Terrence Malick come protagonista nei Giorni dal cielo, ma il grande successo commerciale è avvenuto con American Gigolo, per la regia di Paul Schrader, Ufficiale e gentiluomo, dove duettò splendidamente con Debra Winger. Incredibilmente, in ognuno di questi tre film che lo hanno reso una star, il ruolo gli è stato assegnato dopo il rifiuto di John Travolta.In quel periodo una parte della critica ha cominciato ad essere malevola: era troppo bello, aveva troppo successo, sia nella carriera che nella vita sentimentale, come testimoniano le relazioni glamorous con Kim Basinger, Barbra Streisand e Diane von Fustenberg, e il matrimonio con Cindy Crawford. Quando gli capita di parlare dei rapporti sentimentali ripete spesso una battuta inquietante: «non conosco persone che abbiano rapporti totalmente onesti: non esistono». In quello stesso periodo Richard ha fatto più di una scelta di carriera sbagliata, come rifiutare il ruolo di protagonista in Wall Street, ma i grandi registi hanno continuato a chiamarlo: in Cotton Club di Coppola è perfetto, come in Rapsodia d’agosto di Kurosawa. È probabilmente la curiosità intellettuale che l’ha portato a scelte molto eclettiche, e a incuriosire altri cineasti diversi quali Robert Altman e Todd Haynes, che lo ha voluto in I am not there. Tuttavia il film che ha conquistato gli spettatori di ogni parte del pianeta è Pretty Woman, dove crea, insieme a Julia Roberts, una delle coppie più popolari e amate del cinema mondiale: il film è inconcepibile senza di lui, e Richard ricorda «non lo avrei mai interpretato se non fosse stato per Jeffrey Katzenberg, che ha creduto in me».Da ragazzo è stato cresciuto secondo l’osservanza metodista, ma a vent’anni ha cominciato a studiare il buddismo zen, e alla fine degli Anni 70 ha viaggiato in Nepal dove ha conosciuto il 14º Dalai Lama di cui è tuttora un fervente ammiratore e caro amico. Per il suo attivismo per la causa buddista, e in particolare per lo stato del Tibet, gli è vietato di entrare nella Repubblica Popolare Cinese. Per lo stesso motivo è stato bandito dalla partecipazione agli Oscar, dopo che ha denunciato il governo cinese in un discorso. Richard è il primo a ironizzare sul fatto di essere diventato persona non grata sia in un paese che sopprime la libertà che all’interno di una prestigiosa istituzione di un paese che dice invece di esaltarla:«L’unica spiegazione per questo parallelismo – dice con un sorriso – è che devo aver fatto qualcosa di buono». —