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 2021  gennaio 13 Mercoledì calendario


QQAN66 Vivere 100 anni senza sentirsi vecchi

QQAN66

Ha trentacinque anni e già pensa alla vecchiaia. Non solo alla sua ma anche a quella di tutti noi essendo certo che, grazie alla scienza, si può spingere un po’ più in là il limite della vita. In buona salute, senza sentirsi anziani.
Andrew Steele è un giovane fisico-biologo e divulgatore scientifico inglese che ha raccolto in un saggio, Ageless. The New Science of Getting Older Without Getting Old (Bloomsbury editore) la maggior parte delle ricerche che si stanno facendo nel mondo per migliorare la longevità. Steele, insomma, è convinto, basandosi su letteratura e risultati scientifici, che, come dice il titolo del suo libro, si potrà invecchiare senza diventare vecchi.
IL DECLINO
Non vuole vendere l’immortalità e rifugge da pozioni magiche. Ma fa una cavalcata agile tra i laboratori di chi sta lavorando sui meccanismi che sono alla base del nostro declino. «Trattamenti avanzati con terapie geniche e con cellule staminali – spiega Steele – potrebbero essere già disponibili tra meno di dieci anni. Noi oggi accettiamo come inevitabile che, invecchiando, il nostro corpo e la nostra mente inizieranno a degenerare, ma potrebbe non essere così. Attenzione, non dico solo di aumentare la durata della vita ma aumentare la durata della vita in buona salute. Nel campo della biologia dell’invecchiamento siamo già passati dalla speranza alla promessa».
Da qui il ricercatore parte per un cammino che ci porta a conoscere le diverse esperienze, alcune già avanti e con buoni risultati altre ancora alla sperimentazione su topi o moscerini. Il sogno è quello della medicina antietà che identifica le cause delle malattie (cancro, patologie cardiovascolari, demenza, diabete) attraverso dei tratti distintivi e le blocca.
Steele ci porta all’interno degli istituti dove gli scienziati stanno studiando ogni aspetto del nostro organismo e della sua degenerazione: Dna, cellule staminali, sistemi immunitari e i geni dell’invecchiamento che hanno aiutato gli animali a godere di un aumento di dieci volte della durata della vita e che potrebbero prevenire il nostro invecchiamento.
In Texas sono stati compiuti trapianti di staminali da giovani topi in topi anziani. Risultato: in questi ultimi la vita si è allungata di circa tre mesi. Miglioramento che per l’uomo corrisponde a circa un decennio. Alla Mayo Clinic, in Arizona, è stata sperimentata una combinazione di Dasatinib, un farmaco antitumorale e di Quercetina, un integratore indicato per rafforzare il sistema immunitario. Il mix sarebbe riuscito a rimuovere le cellule senescenti. Ancora una miscela: l’integratore Spermidine e l’immunosoppressore Rapamicina utilizzato per bloccare il rigetto nei trapianti d’organo. È stato evidenziato un allungamento della vita nei topi, moscerini e vermi.

IL DIABETE
Quest’anno dovrebbero partire le sperimentazioni con la metformina, il farmaco più comunemente prescritto per il trattamento del diabete di tipo 2. Viene utilizzata da circa sessanta anni e oggi è stata scoperta come alleata della medicina antietà. «Mi rendo conto dello scetticismo che mi circonda – commenta Steele – ma sono certo che avremo un invecchiamento curato. Non parlo di immortalità. Vediamo bene che un evento come quello del Covid-19 fa saltare ogni programma e solo il vaccino può davvero salvare le vite. La medicina deve diventare da reattiva a preventiva. L’obiettivo è ridurre la cattiva salute e liberarci della sofferenza. Si chiama Medicina rigenerativa quella che insegna all’università di Manchester uno dei massimi esperti mondiali, il ricercatore italiano Giulio Cossu. Una nuova arma terapeutica che si occupa della rigenerazione di cellule, tessuti e organi utilizzando, appunto, dalle cellule ai vettori virali.

LE PROMESSE
È suo il libro divulgativo La trama della vita La scienza della longevità tra ricerca e false promesse (Marsilio). «I farmaci tradizionali – spiega – potranno essere sostituiti da cellule o da virus opportunamente modificati o ancora da costruzioni di cellule e impalcature che in qualche modo formano il tessuto che si potrà un giorno trapiantare nel paziente».