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 2021  gennaio 13 Mercoledì calendario


Deutsche e Signature chiudono i conti di Trump

Dopo Twitter e Facebook, la seconda punizione per il ruolo che Trump ha avuto nel saccheggio del palazzo del congresso una settimana fa arriva da due settori a lui cari e cruciali per la sua attività di imprenditore: la finanza e l’industria. Ieri mattina due delle grandi banche con le quali il presidente uscente ha condotto finora gran parte degli affari, la Deutsche e la Signature, hanno chiuso i conti, e hanno annunciato che nel futuro non avranno più rapporti con lui.
La decisione è particolarmente gravosa per quanto riguarda l’istituto tedesco, che nel corso degli anni gli ha concesso prestiti per un totale di 2,5 miliardi di dollari. Al momento il debito ammonta a circa 400 milioni, con contratti che prevedono scadenze di pagamento nel 2023 e 2024. I mutui della Deutsche coprono le passività di grandi proprietà di Trump come il Doral Club di Miami e le Trump Tower ed Hotel di Chicago e di Washington. Il presidente ha depositi presso diverse altre banche minori, ma la Deutsche è stata quella che finora lo aveva accompagnato nelle operazioni di maggiore calibro, specialmente quelle effettuate all’estero. L’annuncio è giunto nel giorno in cui si è sparsa la notizia della morte di Sheldon Adelson, il magnate degli alberghi e dei casinò di Las Vegas che è stato negli ultimi cinque anni il principale finanziatore delle campagne presidenziali dell’amico-rivale. La sua scomparsa lascia Trump ancora più isolato, in un momento molto delicato per le finanze dell’intero partito.
LA REAZIONE
Diverse dozzine delle blue chip, le maggiori aziende degli Stati Uniti, hanno reagito alla violenza di mercoledì scorso, e alla vergogna per aver visto violare il tempio della politica, con la decisione di sospendere tutti i finanziamenti, sia quelli destinati al partito democratico che a quello repubblicano. Altre, come American Express, Airbnb, Dow Chemicals, Mastercard, le società di comunicazioni AT&T, Comcast e Verizon, Amazon, General Electric e Morgan Stanley, hanno calato la scure in modo selettivo. Il loro bando ai finanziamenti colpisce il partito repubblicano, e in particolare i 120 deputati conservatori che hanno votato la notte stessa dell’assalto al Campidoglio a favore dell’obiezione voluta da Trump, che avrebbe invalidato il risultato delle elezioni. La censura non è una presa di posizione nel dibattito politico: le grandi aziende nazionali finanziano di regola in modo uguale i due partiti, perché hanno bisogno del supporto di entrambi quando si trovano a governare il paese. La chiusura dei rubinetti dai quali scorrono i contributi non sarebbe venuta senza la rivolta di Washington, un episodio che ha scosso l’opinione pubblica e ha minato l’orgoglio e l’identità nazionale. Persino la città natale del presidente sta considerando di infierire contro di lui. La Trump Organization gestisce a New York alcune proprietà pubbliche, come un campo da golf, una giostra e due piste di pattinaggio, delle quali una a Central Park. Il sindaco de Blasio intende rescindere i contratti che nell’insieme producono un reddito annuo di 17 milioni, sempre sulla base della condanna per quanto è avvenuto nella capitale, e della responsabilità personale che lega il presidente al tentativo di sommossa. L’atmosfera di accerchiamento contagia anche la politica estera. Il segretario di Stato Mike Pompeo è stato costretto a cancellare il viaggio che questa settimana l’avrebbe portato a Lussemburgo e a Bruxelles per una serie di incontri con esponenti europei e una cena nella residenza del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Entrambi gli appuntamenti erano stati annullati dagli alleati continentali.