Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  dicembre 17 Giovedì calendario

Il solare Usa resiste a Trump e pandemia

Efficienza tecnologica e calo dei costi sostengono il solare Usa, messo alla prova prima dalla guerra dei dazi e ora dalla recessione scatenata dalla pandemia. Nonostante la frenata dell’economia, le installazioni di pannelli solari aumenteranno del 43% nel 2020, secondo le stime della Solar Energy Industries Association americana (Seia).
Aspettando la totale revisione delle politiche ambientali ed energetiche da parte del presidente eletto Joe Biden, a sostenere la domanda sono gli investimenti di utilities e grandi gruppi (come Apple, Amazon e Walmart), che sono già impegnati a ridurre le emissioni di anidride carbonica, nello sforzo di contrastare il surriscaldamento globale. Sale anche la domanda generata dalle abitazioni private.

Secondo le stime elaborate da Seia e dalla società di ricerca Wood Mackenzie, quest’anno saranno installati più di 19 gigawatt di energia solare negli Stati Uniti: abbastanza per alimentare più di 3,6 milioni di case. Un aumento significativo rispetto al 2019, quando sono stati installati 13,3 gigawatt di capacità.
L’energia solare rappresenta il 43% della nuova capacità di produzione aggiunta nel Paese nei primi nove mesi dell’anno, rispetto a meno di un terzo per eolico e gas naturale.
L’industria del settore ha conosciuto una significativa crescita negli ultimi anni, soprattutto grazie al calo dei costi della tecnologia necessaria, che le consente ormai di essere competitiva rispetto all’energia generata da centrali a carbone e a gas.

ASPETTANDO BIDENIl solare Usa resiste alla pandemia e ai dazi di TrumpGianluca Di DonfrancescoEfficienza tecnologica e calo dei costi sostengono il solare Usa, messo alla prova prima dalla guerra dei dazi e ora dalla recessione scatenata dalla pandemia. Nonostante la frenata dell’economia, le installazioni di pannelli solari aumenteranno del 43% nel 2020, secondo le stime della Solar Energy Industries Association americana (Seia).
Aspettando la totale revisione delle politiche ambientali ed energetiche da parte del presidente eletto Joe Biden, a sostenere la domanda sono gli investimenti di utilities e grandi gruppi (come Apple, Amazon e Walmart), che sono già impegnati a ridurre le emissioni di anidride carbonica, nello sforzo di contrastare il surriscaldamento globale. Sale anche la domanda generata dalle abitazioni private.
Secondo le stime elaborate da Seia e dalla società di ricerca Wood Mackenzie, quest’anno saranno installati più di 19 gigawatt di energia solare negli Stati Uniti: abbastanza per alimentare più di 3,6 milioni di case. Un aumento significativo rispetto al 2019, quando sono stati installati 13,3 gigawatt di capacità.
L’energia solare rappresenta il 43% della nuova capacità di produzione aggiunta nel Paese nei primi nove mesi dell’anno, rispetto a meno di un terzo per eolico e gas naturale.
L’industria del settore ha conosciuto una significativa crescita negli ultimi anni, soprattutto grazie al calo dei costi della tecnologia necessaria, che le consente ormai di essere competitiva rispetto all’energia generata da centrali a carbone e a gas.
La pandemia ha frenato le installazioni, soprattutto in primavera, ma l’impatto è stato meno grave di quanto si potesse prevedere. Il comparto residenziale, per esempio, dovrebbe far registrare un incremento del 7% quest’anno. Prima della pandemia, si stimava una crescita compresa tra il 9% e il 17%.
Il solare offre ancora un contributo molto limitato al mix energetico statunitense: appena il 3%. Si punta a salire al 20% entro il 2030: a tal fine le imprese del settore si aspettano una grossa mano dalla nuova Amministrazione Biden. Se l’obiettivo del 20% in 10 anni sarà centrato, secondo il presidente di Seia, Abigail Ross Hopper, «daremo lavoro a 600mila americani, aggiungeremo 345 miliardi di dollari alla nostra economia e compenseremo le emissioni del settore elettrico del 35%».

Una delle decisioni più contestate dell’Amministrazione Trump è stata quella di imporre dazi sui moduli solari e sugli inverter che le imprese del settore importano. Era il gennaio del 2018 e il presidente sparava i primi colpi della guerra commerciale scatenata in nome della dottrina America First.
Il risultato è che il prezzo dei moduli ad alta efficienza negli Stati Uniti ha subito una forte impennata (del 43-57% secondo una stima di Seia) e sarebbe ora tra i più alti al mondo. Alla fine del 2019, l’associazione del settore stimava che le tariffe sarebbero costate 10,5 gigawatt di capacità installata in meno tra il 2018 e il 2021, un ammontare sufficiente ad alimentare 1,8 milioni di abitazioni, con 62mila posti di lavoro persi (effettivi e potenziali) e 19 miliardi di dollari di investimenti sfumati.

Tra le richieste che il settore, che vale 18 miliardi di dollari, ha già recapitato al presidente eletto Joe Biden, c’è quindi in primo luogo la rimozione dei dazi. Allo stesso tempo, Seia si aspetta l’estensione per altri cinque anni dei crediti d’imposta per l’installazione degli impianti.
Biden si è impegnato a rientrare il prima possibile nell’Accordo di Parigi contro il climate change, dal quale Trump ha ritirato gli Stati Uniti. Nell’agenda del presidente eletto c’è l’azzeramento delle emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050.