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 2020  novembre 28 Sabato calendario


Le funivie in città

Fare i pendolari guardando la città dall’alto. Un sogno che è più reale di quanto si immagini. Funivie che svettano nel cielo, e non in alta montagna dove a tutti noi viene naturale pensarle, ma in città, a pochi metri sopra autobus e semafori. Pendolari in pieno centro cittadino che sorvolano il traffico e le code, che guardano da lassù gli imprevisti e la fretta che avanza, lo stress che ticchetta sull’orologio dell’auto imbottigliata nell’ennesimo imprevisto.
Ecco perché la scommessa della funivia urbana che sa tanto di mobilità del futuro, sembra sempre più vincente, perché nel mondo i progetti sono già ben rodati e funzionano da anni. A Londra come a Tokio, a La Paz come a Mosca. Mezzi di trasporto che si integrano perfettamente tra loro, come note in una melodia che non stona mai. La funivia di Berlino è stata inaugurata di recente, dopo aver trasportato i turisti dell’Esposizione internazionale dei giardini fino a ottobre 2017 è rimasta operativa come mezzo di trasporto urbano. Anche a Londra il progetto è nato per un grande evento: Olimpiadi del 2012. È allora che la capitale britannica si è dotata di una funivia che sorvola per circa un chilometro il fiume Tamigi e collega Greenwich Peninsula al molo Royal Victoria. Trasporta fino a 2500 passeggeri all’ora per senso di marcia.
Molto più economiche, ecologiche, veloci e belle da vedere, aggirano gli ostacoli di una città congestionata e intasata di smog. Per un attimo ci aveva sperato anche Roma, ma per ora l’amministrazione sta ancora lavorando al progetto con gli studi che dovrebbero portare a una gara pubblica.
Eppure il resto del mondo insegna a guardare in cielo e a dire funivie urbane. «Bisogna creare una nuova mentalità, spiega Georg Gufler, amministratore delegato di Doppelmayr Italia tra i principali player del settore, 15.100 impianti a fune realizzati in sei continenti del mondo. Sono andati, come la concorrenza, Leitner, in giro per il mondo già da decenni. E vantano progetti dal sapore avveniristico, da cartolina. Sono loro che hanno firmato il people mover di Venezia, un sistema di trasporto pubblico che collega l’isola del Tronchetto a piazzale Roma, in funzione dal 2010 e che hanno appena dato il via al progetto di Merano. «I costi di investimento sono relativamente bassi, uniti ai costi di manutenzione altrettanto contenuti rendono la funivia un’alternativa non solo ecologica ma anche economicamente conveniente rispetto ai sistemi di trasporto tradizionali», spiega Gufler.
A El Alto, in Bolivia, ci volevano due ore di viaggio in pullman per arrivare a La Paz. Il tragitto era rumoroso, affollato e scomodo, con bus costretti a percorrere i tornanti pieni di traffico che collegano le due città. Poi è arrivata Mi Teléferico, una funivia di Doppelmayr che ha dimezzato i tempi del viaggio e da allora milioni di pendolari si muovono in funivia. New York, Parigi, Austin e Lagos, hanno già preso in considerazione l’idea. L’idea non è nuova. Fin dagli anni cinquanta Chiatura, una città georgiana sede di attività mineraria e dotata d’impressionanti strapiombi e profonde vallate, è servita da una rete di funivie. Algeri e altre città algerine hanno usato teleferiche come mezzi di trasporto pubblico almeno dal 1956. E New York ha inaugurato la funivia da Manhattan a Roosevelt Island nel 1976. Il problema principale è trovare il posto giusto dove costruire i piloni che sostengono i cavi e in alcuni luoghi desta preoccupazione il fatto che le cabine passino troppo vicine agli edifici, tanto che i passeggeri possono guardare all’interno delle finestre degli appartamenti. Ma è sempre Gufler che spiega: «a questo proposito abbiamo pensato a cabine che si oscurano in automatico quando passano vicino alle case così la privacy è salva».