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 2020  novembre 28 Sabato calendario


Dove nascono i modi di dire

Fare una figura da cioccolataio significa fare una pessima figura, una figura barbina, una figuraccia. Questa curiosa espressione ci riporta alla Torino dei primi dell’Ottocento. Si racconta infatti che, negli anni del regno di Carlo Felice, re di Sardegna e duca di Savoia, i borghesi non potessero andare in giro con carrozze trainate da più di due cavalli, perché le quadrighe erano riservate esclusivamente ai nobili e agli appartenenti alla casa reale. Un artigiano cioccolatiere, però, arricchitosi con i proventi della sua fiorente attività, si fece costruire una grande carrozza trainata da quattro cavalli, finemente decorata e così lussuosa da fare invidia persino a un re. Ed è proprio quello che accadde. Carlo Felice convocò subito l’artigiano e lo invitò a usare un tiro a due, perché non poteva lui, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, permettersi di fè na figura da ciculatè, fare una figura da cioccolataio.
Avere voce in capitolo. No, i capitoli dei libri non c’entrano nulla, e nemmeno i bilanci d’esercizio e la contabilità. Questa espressione medievale trae origine dalla vita monastica e dal diritto canonico. Il Capitolo era infatti l’assemblea di monaci che si teneva ogni giorno, sotto la supervisione del padre priore, nella cosiddetta sala capitolare, per la lettura delle regole e la discussione dei problemi. Non tutti i monaci avevano però diritto di parola; alcuni potevano solo ascoltare senza intervenire. Per questo oggi, in senso figurato, avere voce in capitolo significa avere il titolo e l’autorevolezza per esprimere un parere, fare una proposta o prendere una decisione.
Piove sul bagnato e cioè la fortuna arride sempre a chi ne ha già abbastanza. Questa felice espressione ha chiare origini letterarie: “Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime” è quanto scriveva infatti Giovanni Pascoli nelle sue Prose. Nel linguaggio comune questo diffuso modo di dire sta a significare che gli eventi piacevoli capitano a chi è già baciato dalla buona sorte e, per converso, le avversità si abbattono contro chi sta soffrendo ed è tormentato dalla sfortuna.
La camicia non tocca il culo. “Guarda, Antonio, è arrivato Giovanni; è talmente contento per il ‘salto’ sociale che la camicia non gli tocca il culo”. L’espressione si utilizza quando si vuole mettere in evidenza la contentezza di una persona per il successo ottenuto. La locuzione, immortalata negli scritti del Boccaccio e in quelli dei novellieri del Rinascimento, deriva probabilmente dal modo di camminare di una persona che per la gioia o la soddisfazione si muove impettita, come se fosse aumentata di altezza tanto che… la camicia non le tocca il culo.
Far venire il latte alle ginocchia è utilizzata per esprimere impazienza, noia, frustrazione, fastidio, impotenza, esasperazione. Pare che le origini di questo detto siano correlate all’antica pratica della mungitura. Un tempo, il mungitore si sedeva su uno sgabello al fianco della mucca e all’altezza delle mammelle sistemava un secchio tra le gambe e, armandosi di santa pazienza, iniziava a mungere finché il livello del latte non fosse arrivato al livello delle sue ginocchia.
Farsi infinocchiare. Nel periodo medievale gli osti veneti, in particolare quelli veneziani, erano soliti offrire ai loro clienti dei rametti di finocchio prima di servire loro vino di pessima qualità. Così facendo erano sicuri che gli avventori non si sarebbero accorti del vino “scadente”. Il forte aroma del finocchio, infatti, ingannava il palato, e l’ospite veniva così “infinocchiato”, ingannato, perché è risaputo che il finocchio, particolarmente quello selvatico, ha il “potere” di camuffare il sapore delle bevande e dei cibi.