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 2020  novembre 28 Sabato calendario


Yoko Ono l’arcana incantatrice

Si incontrarono la sera del 9 novembre 1966 alla Indica Gallery di Londra. Lei aveva 33 anni, lui 26. Lui aveva una moglie coetanea e un figlio di 3 anni, lei un primo marito e un secondo sposato due volte, più una figliolina da qualche parte ma non con lei. Lui non sapeva chi fosse lei, lei disse di non sapere chi era lui. Lui restò stupito dell’opera “Martella un chiodo”, che era quel che diceva, cioè un martello con chiodi da conficcare su una lastra di legno, tipico esempio Fluxus, nel filone New-Dada, roba tosta tuttora celebrata. Lei gli prestò i 5 scellini necessari per accedere alla performance di una sola martellata, dopodiché lui morse una grossa mela verde, che pur essendo una mela vera, era esposta su un piedistallo come sofisticata opera concettuale (c’è un copyright che permette tuttora di acquistarne una copia) e il titolo Apple, e lei si arrabbiò. Lei era l’artista nippoamericana Yoko Ono, lui il grande John Lennon. Quando cominciarono a circolare le foto di loro insieme, scoppiò una specie di rivoluzione tra chiunque avesse meno di trent’anni; a un mito che apparteneva a tutti era stato faticosamente perdonato il matrimonio con Cynthia e la paternità di Julian, il figlio non amato, e adesso appariva intrecciato a questa giapponese piccolina che pareva bella e brutta, cattiva e santa nello stesso momento, vecchissima per gli standard giovanilisti del tempo, e appartenente al mondo disordinato e fracassone dell’arte del momento, del tutto sconosciuta a quello tumultuoso della musica. Si sposarono 28 mesi dopo, il 20 marzo 1969, quasi un lutto per una generazione che cercava i suoi eroi giovani e antisistema. Lennon bello non era, anzi era bellissimo, con quei capelli lunghi e arruffati, baffi e barbetta che milioni di ragazzi stavano imitando, quegli occhialini rotondi, un Beatle, cioè un dio: e quella magrolina, quella strega, quella erinni, quella cupa seduttrice, una mantide religiosa, una Contessa Sanguinaria, una Circe, se lo era preso in un baleno, non era più di tutti ma solo suo. Con quali pozioni, artifici, veleni, magie, ipnotismi, o semplicemente massimi intontimenti erotici?
Lei gli ridava il piacere di essere uno sconosciuto, una persona qualsiasi, e proprio per questo, pur essendo nessuno, un uomo fascinoso da volere a tutti i costi, da amare perdutamente. Poi gli intontimenti comuni erano tanti, erano gli anni hippy, Lennon si era già aggrappato all’Lsd e poi all’eroina, nel tempo in cui la seduttrice aveva cominciato a infilarsi nel letto matrimoniale di casa Lennon e nelle vestaglie di Cynthia, lui, con la moglie in via di abbandono e gli altri Beatles, aveva seguito la moda del momento: tutti erano andati a meditare nell’ashram del venerato Maharishi nel Galles e poi in India.
Sino a qualche anno fa, Ono aveva negato di essere la causa della fine di Beatles, colpa adatta ad essere attribuita a una misteriosa creatura come lei. Alla milionesima domanda, l’ormai anziana signora, esasperata, disse finalmente di sì, facendo contenti tutti; mentre probabilmente la fine del gruppo iniziò con la morte di Brian Epstein, il geniale manager. Di sicuro la nuova sposa, grande creatrice di esibizionismi, sapeva come tenersi stretto il buon uomo, reinventarlo, farlo più felice di quando, giovanissimo, con gli amici aveva vissuto di musica, di gloria, di ricchezza. Lei lo rendeva grande oltre il gruppo, non uno dei Beatles, lui individuo, lui John Lennon, se mai privilegiato per essere parte della coppia più potente e creativa degli anni ’70. Scorrendo le migliaia di fotografie della coppia, si capisce la sfrenatezza del loro esibizionismo, e si può fantasticare di un’altra ragione per la sottomissione felice di lui a lei: la fantasia, la recita, il trasformismo, le mille vite che lei gli faceva vivere. Via i lunghi capelli, via barba e baffi, via anche la pettinatura sbarazzina ed ecco la testa rasata per assistere alle audizioni del Watergate nel giugno del 1972, via gli occhialini rotondi, e lei, la protagonista della coppia, con bombetta e cilindro, i neri capelli lunghissimi o nascosti dentro un berretto, in lussuosa vestaglia o divisa militare, loro due sempre allacciati o mano nella mano camminando nudi, quasi desolati come se combattessero soli contro il mondo. La vita diventata installazione, performance, videoarte, come quella mela malandrina, quel martello paraninfo del loro primo incontro; la vita creata dall’artista Ono, interpretata dal musicista Lennon. Una vita a disposizione di tutti, ossessivamente documentata.
Il 26 novembre, qualche giorno prima della morte di lui, per il lancio di un nuovo disco, John e Yoko si erano fatti riprendere in un video, nudi, lui, sopra di lei, tutti e due ridenti di felicità. Lui aveva compiuto 40 anni il 9 ottobre. La vedova rimase nel loro appartamento di 9 stanze con il piccolo Sean che oggi, a 45 anni, è a capo del vistoso patrimonio di famiglia. Yoko Ono a 87 anni, non esce più di casa dopo aver subito tempo fa, dicono, un ictus. In questi quarant’anni lei si è liberata del ruolo di Grande Vedova ed è tornata ad essere solo lei stessa, artista: mostre su mostre ovunque, per esempio alla Biennale di Venezia. Nel 2009, quando dalle mani di Massimo Cacciari ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera, sotto il cappello bianco da uomo, pareva vispissima con gran scollatura, mentre il presidente Paolo Baratta ne elogiava la grandezza artistica. Al Metropolitan di New York si è chiusa la sua mostra intitolata Dream Together, con cui ha fatto a tempo a occuparsi della pandemia, secondo i critici «lanciando un segnale potente».