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 2020  novembre 28 Sabato calendario


QQAN91 Anticipazione da "Un altro Papa" di Marco Ansaldo (Rizzoli)

QQAN91

«Qui in Vaticano a volte non si sa che cosa succederà domani. Tutto è diventato estremamente imprevedibile. La percezione, ogni tanto, è quella di una barca. Che va un po’ di qua e un po’ di là». Lo sguardo franco e gli occhi azzurri di monsignor Georg Gänswein si appuntano sul suo ospite e illuminano la stanza. Che è quella del Prefetto della Casa pontificia. Ma don Georg è molto di più. È il trait d’union fra due Pontefici. Conosce dettagli che, un giorno, fra secoli, verranno scoperti nelle carte. E se ora, nel suo altissimo ruolo diplomatico, decide di aprirsi e confidarsi, lo fa perché è consapevole di quel che deve nascondere e quel che, invece, può e vuole dire. «L’intento dello scandalo Vatileaks era di colpire il cardinale Bertone, a lungo Segretario di Stato prima con Benedetto XVI e poi con Francesco. Ma, di riflesso, il caso ha finito per toccare lo stesso Papa Ratzinger, perché era stato lui ad avere scelto Bertone. Però non è stato questo il motivo per cui Benedetto ha rinunciato al Pontificato».
Monsignor Georg fa una pausa. (...) L’italiano che parla è cadenzato e perfetto. Con il suo ospite si permette di scivolare ogni tanto nella sua lingua d’origine, lasciandosi andare a una frase. Quelle di monsignor Georg non sono dichiarazioni ufficiali. È solo un colloquio amichevole. (...) Don Georg si mette entrambe le mani sul volto, nascondendolo. Le tiene a lungo. Poi le toglie. «Io gli ho detto subito: “Santo Padre, questo non lo può fare. Das dürfen Sie nicht machen ! Diradiamo gli impegni, rivediamo l’agenda, cancelliamo alcune cose”. E lui: “No. Ormai i Papi devono viaggiare. Anche con Giovanni Paolo II è stato così. E io non sono più in grado di farlo. È giusto che ora lo faccia un altro. C’è il modo di fare un altro Papa”». Capisco al volo la portata di quelle parole scioccanti e che «c’è il modo di fare un altro Papa» è una frase cruciale. Il fulcro di quello che è stato evidentemente un colloquio drammatico. Un annuncio terribile, nella sua rilevanza religiosa e storica. Ma, al tempo stesso, quella frase (« Es gibt einen Weg, einen anderen Papst zu machen ») contiene implicitamente una domanda, la sua risposta e persino una proposta. Di più, è un’intenzione programmatica. Una dichiarazione epocale – fino a oggi inedita – pronunciata da un Papa in vita, e pensata per il proprio successore: c’è dentro il senso di una sofferta resa personale, ma anche il proposito di aprire uno squarcio, e dare luce verde a un Pontificato diverso. Come si rivelerà quello di Francesco. Ma, tutto questo, mentre don Georg sta parlando, ancora non lo sappiamo. «Bertone ha fatto sicuramente degli errori. Benedetto, per esempio, non sapeva nulla della lettera scritta da Bertone quando, nel 2007, il cardinale Angelo Bagnasco fu nominato presidente della Cei. Bertone avocava a sé i rapporti con la classe politica italiana, rompendo una prassi fino ad allora consolidata che aveva messo Ruini e la Cei al centro dei colloqui con il governo, mentre adesso passava tutto nelle mani della Segreteria di Stato vaticana. Il Papa ne era all’oscuro. Io stesso lo appresi dalla radio. Sono andato da Bertone e gli ho detto: “Ma, Eminenza, è sicuro di voler fare questo?"». Georg Gänswein si rimette le mani sul volto. Le tiene ancora a lungo. Poi le alza, agitandole. «Questa cosa compromette i rapporti del Vaticano con la Cei. Fin dall’inizio». Resto ad ascoltare, inchiodato e imbarazzato. Provo a cambiare discorso, ricordandomi come tempo fa avessi l’impressione che don Georg volesse quasi fuggire da qui. (...) «Cerco di sopravvivere. Qui spesso c’è confusione» (…). Monsignor Becciu, non sapendone nulla, promise che avrebbe toccato il problema con il Papa nella successiva udienza di tabella. Ma il Pontefice gli rispose seccamente: «Ho deciso». E Becciu: «Quando dice così non c’è più niente da fare, perché altrimenti diventa furibondo» (…). Rivolgo soltanto una domanda a monsignor Gänswein, alla fine: «Non ha pensato di tenere un diario di tutto?». «L’ho scritto. Da quando sono diventato assistente personale di Joseph Ratzinger fino a quando c’è stato il suo Pontificato come Benedetto XVI. Poi basta. Non voglio leggere le cose che non vorrei scrivere.» E si mette di nuovo le mani sul volto per una terza e ultima volta.