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 2020  novembre 28 Sabato calendario


LA MANO DI DIO? SENZA I MIRACOLI DEL BANCHIERE VENTRIGLIA E FERLAINO, MARADONA NON AVREBBE MAI INDOSSATO LA MAGLIA DEL NAPOLI. LA STORIA ROCAMBOLESCA DI COME RIUSCIRONO A STRAPPARE IL CAMPIONE DAL BARCELLONA, CON UNA BUSTA (VUOTA!) CONSEGNATA ALLA LEGA CALCIO, UN VOLO PRIVATO E LA DC DELL'EPOCA… -

C’è la “mano di Dio”, Diego Maradona, ma senza i miracoli del banchiere Ferdinando Ventriglia nel giugno del 1984 el Pibe de Oro non avrebbe mai indossato la maglia del Napoli. La storia è nota e ci riporta dritti-dritti ai tempi della prima Repubblica quando anche la politica a volte scendeva sul terreno di gioco.

E sotto il Vesuvio i diccì Gava, Scotti, Grippo e Pomicino governavo la città anche se il Pci non avrebbe mai ostacolato l’abile direttore generale del Banco di Napoli, poltrona che aveva riconquistato l’anno prima, per contrastare l’arrivo di Maradona. Tornato nella sua Campania dopo che Guido Carli, suo estimatore e amico, che l’aveva disegnato suo successore alla guida di Bankitalia con il sostegno di Emilio Colombo, fu bloccato dal segretario del Pri Ugo La Malfa.

“Per chiedermi contributi mi chiamano anche quando sto al cesso”, si lasciò sfuggire una volta Ventriglia. Ma anche in quell’estate del 1984 don Ferdinando non si rifiutò ai suoi amici democristiani e all'allora presidente del club, Corrado Ferlaino. L’artefice di una operazione a dir poco romanzesca e ai limiti della giustizia sportiva.

“Quando annunciai ai giornalisti per prima volta che avrei comprato Maradona in rotta di collisione con il Barcellona era soltanto bluff”, ha ricordato Ferlaino. “Nel frattempo – ha spiegato – il nostro direttore generale, Antonio Julano, aveva contatto la squadra catalana per organizzare un amichevole. Ma a Barcellona scoprimmo che Diego non avrebbe giocato non a causa di un infortunio bensì perché voleva cambiare aria”.

Ma la dirigenza blaugrana per “liberare” Diego chiedeva 13 miliardi immaginando che il Napoli non disponesse di quella cifra da capogiro.

A quel punto entrano in scena il sindaco di Napoli, Vincenzo Scotti, il banchiere Ventriglia e l’astuzia dell’ingegner Ferlaino. La trattativa fu chiusa infatti sul filo di lana. A poche ore dalla chiusura del mercato pallonaro, vola a Milano e alla Lega consegna una busta vuota. Così l’ha rivelato il diretto interessato: “Da Milano con un volo privato sbarcai a Barcellona per avere la firma di Maradona sul contratto e fare ritorno sotto la Madonnina la stessa notte”.

E qui arriva il colpo rocambolesco alla Totò-truffa che porterà Diego a Napoli. Ferlaino torna nella sede della Lega e riesce a convincere la guardia giurata che aveva sbagliato la procedura e doveva salire ai piani alti per regolarizzare la pratica.

“Salimmo negli uffici con una scusa banale e di nascosto sostituimmo la busta: portai via quella vuota e depositai quella con il contratto da 13 miliardi grazie alla fideiussione del Banco di Napoli”. Già, “la mano di Dio” e i “miracoli” di Re Ferdinando.