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 2020  novembre 28 Sabato calendario


Roberto Capucci a 90 anni disegna ancora

Sono sogni che non svaniscono all’alba quelli di Roberto Capucci. Si trasformano in esplosioni di idee, in forme iperboliche dai colori impensabili, capaci di sconfiggere la gravità una volta tradotti nelle architetture in plissé di seta che lo hanno reso noto nel mondo come scultore della seta. La magia si rinnova ogni alba. Compresa quella del prossimo 2 dicembre: il sarto romano (anatema nel definirlo stilista), festeggerà i suoi 90 anni. «Mai come ora mi vengono idee per creare. Disegnando. Quando è ancora buio mi metto alla scrivania. Disegno e disegno»: più di una decina di tavole a settimana; decine di migliaia nella Fondazione che ne preserva l’archivio.
Da sempre Capucci dorme poco, così nella sua casa all’ultimo piano di un palazzo storico vicino a piazza Navona, ha voluto solo ampie vetrate, dalle quali vede sorgere il sole su Roma, dal Vaticano al Quirinale, città dove è nato e cresciuto. Sempre all’alba sono nati i 500 disegni «Dionisiaci»: teoria di figure maschili danzanti, tra cui scelte le 15 usate per creare i costumi per il balletto Le creature di Prometeo, evento del Festival di Spoleto 2020; alcune tavole sono ora conservate a Firenze nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, su espressa richiesta di Eike Schmidt, direttore della Galleria fiorentina. E proprio in riva all’Arno nel 1951 inizia l’epopea di Capucci creatore: nel 2021 doppio anniversario, 70 anni dalla prima sfilata di made in Italy, altrettanti dal suo debutto. «Il marchese Giorgini (l’ideatore nel 1951 della prima fashion week italiana ndr), mi invitò a Firenze alla seconda edizione. Non dovevo sfilare, presentare dei tableau vivant. I grandi di allora spinti da Emilio Schuberth, si opposero al giovane sconosciuto. Fu un micro scandalo». Risultato? «La stampa impazzì per le mie creazioni. Giorgini mi diede un grande insegnamento. Mi disse: “Nessun condizionamento, ansia commerciale o timore di non essere nel vento della moda. Lavori sempre in libertà”. Non l’ho mai dimenticato. L’ho seguito».
Nello stesso periodo Capucci apre la sartoria in via Sistina a Roma; nel 1962 l’atelier in rue Cambon 4 a Parigi («vivevo al Ritz e la mattina incrociavo Chanel. Donna dura»). Un italiano sfila sulla Senna: tradimento. Oriana Fallaci su L’Europeo lo definisce: «Il traditore con le forbici» («educata, simpatica, divenne mia cliente); la stampa francese titola: «Paris adopte Capucci». Al fianco del sarto sempre la sorella Marcella: Fallaci li descrive come «Il gatto e la volpe». «Devo tutto a Marcella (ora scomparsa, legatissimo come lo è oggi al fratello Fabrizio attore e regista ndr). Sempre al mio fianco. Anche nelle scelte più drastiche». Rimpianti? «Non ne ho. Consapevole delle mie decisioni. Anche le più difficili». Come chi vestire e chi no. «Sodalizi unici con Silvana Mangano, quasi irreale; Raina Kabaivanska e Valentina Cortese»; suo l’abito per Rita Levi Montalcini al Nobel; veto per Magnani e Loren; rapporti «a distanza» con Marilyn. Nel 1968 l’addio a Parigi per motivi familiari: chiuso l’atelier, resta la sartoria a Roma in via Gregoriana; nel 198o la cesura con le passerelle e l’uscita da Camera della Moda di allora. «Ai vincoli commerciali ho preferito la libertà creativa. Felice passavo le mie estati non al mare ma in casa a studiare gli abbinamenti di colore». Il preferito? «Viola. Dialoga con tutto».
I suoi abiti, trascesa la funzione d’uso, diventano sculture in seta. Dall’anima propria. Dal 1990 le mostre monografiche nei musei del mondo: da Vienna a Parma a Tokyo. Nel 1995 l’invito a esporre le sue «architetture in tessuto» alla Biennale di Venezia. Altro scandalo: i soloni dell’arte linciano lo «stilista». Ne esce ancora vincente. Ma solo lavoro? «Mi dà energia. Come viaggiare per il mondo (37 volte in India, la adora ndr). Memorizzare e reinventare».
Dall’osservazione delle Madonne iberiche e dei loro apparati è nata ora la serie di manti mariani, nove di cui uno per una Madonna nera, per un futuro progetto espositivo con il Vaticano. Devoto? «Sono cattolico e ammiro papa Francesco: la sua grande forza d’animo. Il coraggio di agire». Credente? «La Natura con le sue infinite bellezze indica la trascendenza. Mi permette ogni notte di sognare. E all’alba creare».