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 2020  novembre 21 Sabato calendario


Biografia di Antonio Belcastro

Con una vecchia intervista a Report si è guadagnato l’appellativo di “manager dei topini”: al giornalista che gli chiedeva quale fosse l’attività della “Fondazione Campanella”, di cui era direttore amministrativo, rispose che faceva ricerca sui tumori. Malgrado il dolore per le bestiole: “Per i topini, a me, tra l’altro, dispiace”.
Antonio Belcastro è il super dirigente per antonomasia della Regione Calabria. L’ex presidente Jole Santelli lo aveva trovato al Dipartimento della Salute dove era stato piazzato dal governatore del Pd Mario Oliverio. A fine giugno viene sostituito ma la Santelli, oggi scomparsa, gli trova subito un nuovo incarico: “Delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid”, una sorta di consulente esterno a cui la Regione ha “scaricato” la gestione della pandemia.
In questo periodo Belcastro è il dirigente “più ricercato” per avere risposte sulla sanità calabrese. Ma è soprattutto l’uomo per tutte le stagioni. Non ha sposato un preciso colore politico, ma tutti i partiti dell’arco costituzionale lo vogliono e lo nominano a capo di qualcosa.
La storia politica di Belcastro inizia nel 1995, a 36 anni entra per la prima volta nell’assessorato alla Sanità: con il ruolo di coordinatore regionale si occupa del controllo di gestione e di implementazione della contabilità nelle aziende sanitarie. Asl che il super dirigente ha conosciuto bene come quella di Palmi, da direttore amministrativo e da commissario straordinario prima con i governi regionali di Forza Italia guidati da Giuseppe Nisticò e Giovanbattista Caligiuri e poi con il presidente Luigi Meduri dell’Ulivo. Nel 1999 l’esponente della Margherita lo nomina anche direttore generale dell’Asl di Catanzaro. Nel 2000, con la giunta guidata dal presidente Giuseppe Chiaravalloti (Forza Italia), Belcastro viene spedito all’Asl di Locri e poi diventa direttore amministrativo e generale dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza.
È Agazio Loiero (centrosinistra), a nominarlo invece alla Fondazione “Tommaso Campanella” (quella dei topini, appunto), oggi fallita, e a capo dell’ospedale “Mater Domini” di Catanzaro. Del quale, anni dopo, arrivata la giunta di Giuseppe Scopelliti (Pdl), diventa prima commissario e poi viene “incoronato” direttore generale. Incarico, quindi, ricevuto dal centrodestra e confermato nel 2017 dalla giunta di Mario Oliverio (Pd) che poi lo lancia al dipartimento della Salute, lasciato a giugno per fare il “delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid”. Almeno per il periodo di pandemia.